Quindicinale satirico online   •   Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)

 

A mezzanotte va la ronda


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A mezzanotte va la ronda

Come sanno a loro spese gli studenti ciucci che ripetono l’anno scolastico, “repetita iuvant”. Bene, faremo come loro perché torneremo su un argomento già finito sotto i tacchi de lo Stivale Bucato. Ma, stavolta, per la “par condicio”, tratteremo il cornuto dilemma da Destra, dopo che è stato trattato dall’altro versante (d’altro canto, gli stivali non vanno sempre in coppia, salvo che per gli zoppi?).

Dunque, come si sa, il mese passato è stato infiammato (l’allusione alla fiamma non è affatto casuale, come si vedrà) da una campagna mass-mediatica contro le cosiddette “ronde nere”. La cagnara è durata un paio di giorni e poi s’è spenta di colpo, dimostrando d’esser solamente un fuocherello fatuo. Lo scandalo è partito da un… ritorno di fiamma: un congresso nazionale del “MSI-Destra Nazionale”, tenutosi a Milano il 13 giugno 2009. Ma come – dirà qualcuno – esiste ancora un partito che si chiama come quello di Almirante? Eccome, se esiste!
Anzi, alla faccia di Fiuggi e dintorni, esso sfoggia nel “logo” finanche la famosa fiamma tricolore con annesso piedistallo parallelepipedo. A detta di Adnkronos del 7 marzo 2007, dopo un apposito decreto ministeriale ne avrebbe la legittima paternità un tal Gaetano Saya, in qualità di “rifondatore dal 2003 del partito politico” in questione. Ciò sempre alla faccia di Fini, che peraltro di detta fiamma se ne strafotte da un pezzo. E alla faccia infine dei tanti partitelli neofascisti, che da anni si disputano ciò che in genere ogni fiamma lascia dietro di sé: la cenere.

Dunque, durante il suddetto congresso è avvenuto il fattaccio, capace di far scattare dalla poltrona il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro con tanto di legge Scelba alla mano. Qualcuno aveva osato presentare in quella sede, accanto a una sigla di vigilantes (“Guardia Nazionale Italiana”), un personaggio folcloristico in divisa paramilitare. I novelli legionari, è stato annunziato, avrebbero pattugliato i quartieri subito dopo l’entrata in vigore del “pacchetto sicurezza”. Apriti cielo! La faccenda ha allarmato tutti quelli che aspettano con trepidazione di potersi… allarmare proprio per queste faccende. Evidentemente, le sorti della nostra Repubblica devono esser messe un po’ male agli stessi occhi di questa gente, se persino una carnevalata riesce a seminar così tanto panico. Risultato: grida, articoloni, interpellanze, proclami e persino la minaccia di creare delle ronde in funzione… antironda. Roba da chiodi!

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Il coerentissimo Gaetano Saya

Per saperne allora di più, ci siamo procurati lo statuto della nuova formazione costituita a Roma il 20 gennaio 2009. Vi abbiamo però cercato invano qualche frase compromettente, che suonasse come un possibile attentato alle istituzioni democratiche. Al contrario, abbiamo trovato che l’art. 1 si premura di precisare subito che “i contenuti e la struttura della G.N.I. sono ispirati a principi di democrazia”. Con ciò gli “starnazzatori” di professione, che vivono con il torcicollo quasi fossimo nel 1922, son belli e serviti. Invece, quel che ci è sembrato risibile di questo statuto è la dotazione di “mezzi stradali, navali ed aerei”, di cui fa spavaldo vanto l’art. 2 bis. Ohibò, che si stia progettando per caso un… secondo sbarco in Normandia? C’è poi, tra i fini dell’ente, “la divulgazione della storia, con particolare riferimento all’Impero Romano”. Ma – Di Pietro docet – “che ci azzecca” l’Impero Romano con un servizio di pattugliamento cittadino?

Segue infine la descrizione delle divise di questi “veri Italiani Nazionalisti”. Qui ci troviamo davanti a una specie di ta-ze-bao. Tra “aquila imperiale romana sul braccio sinistro”, “bandiera Italiana sul braccio destro”, “ruota solare incandescente sul braccio sinistro” (ma quante braccia sinistre esistono?), “fascia divisionale sull’avambraccio” e “scudetto sul pettorale destro”, francamente c’è di che perdere la bussola! Ma da qui a gridare “al lupo al lupo” ce ne corre. Tutt’al più, al termine della lettura, si ha la sensazione che c’è gente, cui anche da adulta piace giocare ai soldatini di latta. Altro che ricostituzione delle squadre d’azione fasciste: quelle sì che facevano sul serio!

A questo punto, abbiamo voluto saperne di più su Gaetano Saya. Abbiamo così scoperto su internet una miriade di notizie, in gran parte suggerite dall’interessato e spesso scopiazzate l’una dall’altra. In sostanza, il Nostro sarebbe cresciuto a latte e fascismo, anziché a pane e pomodoro. Basti dire che già suo nonno ha cominciato a dare l’esempio, facendo la marcia su Roma. Dimentico di tali trascorsi, Saya ha però dichiarato sul “Corriere della sera” del 15 giugno di non sentirsi fascista, ma nazionalista. Sta di fatto che i suoi trascorsi ce lo fanno apparire come l’emblema di un certo tipo umano ambiguo. Costui s’affacciava spesso nelle sezioni del sepolto Msi, dove era destinato il più delle volte a creare problemi agli altri (e non ci riferiamo solo agli avversari politici).

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Sturmtruppen de noantri

La sua biografia ci racconta che Saya partecipa, novello Balilla, ai famosi scontri di piazza di Reggio Calabria con la polizia. Coerentemente, poi si va ad arruolare proprio… nella Pubblica Sicurezza. Fa quindi carriera come 007, perché viene ingaggiato nei Servizi Segreti Nato. Anzi, giacché si trova, pensa di accrescere l’alone di mistero sulla sua figura. Diventa Maestro Venerale di una loggia massonica e, in tale veste (anzi… grembiulino), riceve attestati di stima da Licio Gelli ed altri piduisti. A Palermo accusa Andreotti d’essere il mandante dell’omicidio del generale Dalla Chiesa, piduista a sua volta. Qui, a porte chiuse, esibisce una bella e inquietante “G”, che dovrebbe significare “Gnosi”. Gliel’hanno tatuata chissà perché sotto l’ascella, anziché in un posto più recondito. Al termine del processo, comunque, il presidente della Corte confesserà di non averci capito un’acca (altro che G!). Insomma, non si sa se quel personaggio… ci faccia o ci sia.

Nel frattempo, Saya fonda sigle, movimenti e partiti che gli procurano diversi grattacapi. Ad esempio, un suo sito viene oscurato nel 2004 perché propugna “idee fondate sulla superiorità razziale”. Mostra, infatti, un neonato con tanto di baffetti alla Hitler che schiaccia la mano ad un altro neonato con la stella di Davide. Insomma, invece del famoso “animale da preda”, Saya è andato a scomodare un pargoletto in fasce, che al massimo potrebbe sfoderare gli sbaffi… del latte materno. Che squallore! Eppure, è sempre lui che con la coerenza più sopra rimarcata esibisce nello studio una bandiera israeliana. In questo ginepraio, chi ci capisce un tubo é bravo. Ma guai a criticarlo! Contro chi lo attacca lui “non ci sta”, come Scalfaro. Spara quindi raffiche di querele ed insulti pesantissimi a destra e a manca. Insomma, un osso apparentemente duro da rosicchiare.

Comunque, per la faccenda delle “ronde”, ci sembra che sia stato davvero sottoposto ad attacchi strumentali e almeno al momento infondati. Sicché, per reazione, ci vien la tentazione di offrire il nostro disinteressato apporto alla “Santa causa” dei suoi pretoriani. Gli regaliamo, perciò, senza copyright il seguente inno per le sue “ronde”:
“A mezzanotte va la ronda del quartiere
e nell’oscurità nessun più ha da temere.
Son botte di passion per chi è un filibustiere:
e questa è la canzon di mille ronde nere”
.

Scusate, ma un po’ di sana ironia in certi casi è di prammatica, un po’ come lo smoking nei balli dell’ambasciata. Che altro dire di queste “Sturmtruppen”, chiamate a scalzare le “ronde del piacere” del testo originale? Mah! Certo, nel dubbio, verrebbe addirittura voglia d’imitare l’inimitabile Totò: “Quasi quasi mi butto a sinistra!”.

 

L’autore è Dirigente del Giudice di Pace di Bari




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