Quindicinale satirico online • Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)
C’era una volta chi aveva ragione e chi no. Per esempio, se uno rubava o assassinava o scappava con l’amante, senza dubbio lo faceva lo stesso, però sapeva che aveva violato il Sesto, il Quinto, il Settimo e il Nono Comandamento e un visibilio di leggi umane e magari era in lista d’attesa per violare anche gli altri sei e le altre, perciò era un ladro, assassino, adultero e sarebbe andato all’Inferno dopo morto e, in vita, in galera o sulla forca, secondo le leggi e soprattutto secondo l’inefficienza o meno delle forze dell’ordine.
I pirati, per dirne una, quando venivano catturati dai galeoni spagnoli e condannati all’impiccagione, si abbigliavano in ghingheri e gioielli e, porgendo il collo alla fune, ringraziavano il boia e gli lasciavano in eredità il vestiario. Altri tempi, altro stile, da veri signori. Il pirata infatti faceva il pirata, il governatore spagnolo il governatore e, senza minimamente farne un caso personale, l’uno saccheggiava Maracaibo e l’altro, in alternativa, appendeva l’omologo al pennone. E così via: Barabba era Barabba e Cristo era Cristo e quando la plebe di Gerusalemme scelse quello invece di Questo, sapeva benissimo che stava spalleggiando un criminale condannando Uno che, se non volevano credere fosse il Figlio di Dio, comunque era un’onestissima persona. Tutto chiaro, tutto lineare.
Poi è arrivato il teologo modernista, il quale ha scoperto, sulla base dell’assoluto nulla, che Barabba mica era un criminale: fu uno specchiato patriota giudeo che combatteva quei cattivoni dei Romani (“una mattina mi son svegliato ed ho trovato l’invasor”), perciò i Gerosolimitani hanno fatto benissimo a chiederne il perdono, eleggendolo in seguito presidente della locale Comunità Montana. Quanto a Gesù, beh, lo sapeva, no?, che doveva morire, peggio per Lui. Anzi, lui: siamo o non siamo tutti uguali?
Giuda, un traditore? Non sia mai! Egli ce l’aveva con Cristo per troppo amore! E i trenta denari, voleva darli in beneficenza. Del resto anche il Serpente dell’Eden era una bravissima bestia, voleva solo far pubblicità alle mele dell’Alto Adige, detto anche, a scanso di offese, Sudtirolo.
Eva mangiò il proibito frutto, ma solo in quanto una mela al giorno leva il medico di torno e migliora la pelle. Remo varcò sì il solco di Romolo, ma per fare un pò di ginnastica in previsione del fatto che Roma aveva bisogno di soldati robusti e scattanti per conquistare l’Impero. Romolo lo uccise, ma lo fece perché…
Perché? Boh, un motivo qualsiasi, l’importante è trovare un motivo che garantisca e attesti l’innocenza totale e indefettibile di Jack lo Squartatore, Totò Riina, Lucrezia Borgia, Landru, Hannibal the cannibal, Lucifero, Diabolik, e del Marchese de Sade. Tutti buoni come il pane, tutti immacolati come fanciulline, tutti miti come pecorelle. Insomma, non ha più torto nessuno. I fidanzatini ammazzano mamma e fratello? Ecco il parroco invasato che grida (testuale, visto in TV): “Nemmeno un giorno di galera per Erika ed Omar” e poco mancò che un giudice garantista non ordinasse l’arresto retroattivo degli assassinati: come si erano permessi di stare là al momento del delit… eh, piano con le parole: delitto? Macché: un momentino di distrazione, un giochino solo un tantinello perverso, ragazzate.
Del resto, se è vero che il Codice Penale è lapidario come le Leggi delle Dodici Tavole e c’è poco da giocare con le parole (roba del 1930, roba buona!), ma dal 1946 ad oggi sono intervenute tante di quelle sentenze della Corte Costituzionale, della Cassazione e del Giudice di pace di Fontanasecca Superiore, nonché tante di quelle interpretazioni evolutive e giornalistiche, che tutto vuol dire anche il contrario.
Ci sono poi, categoria superprotetta, i pentiti. Non sono i collaboratori di giustizia o spioni che dir si voglia, ma quelli che non appena commettono un furto di noccioline o una strage, non appena sorpresi si pentono. In quel momento preciso, eccoli santi e puri più di san Luigi Gonzaga.
Insomma non ha più torto nessuno, per merito anche degli avvocati, degne persone, certo, ma capaci di dimostrare che la colpa è sempre di qualcun altro, o, se più raffinati, che non c’è colpa alcuna e siamo tutti innocenti fino a sentenza definitiva. La quale, con i tempi della nostra stimatissima magistratura, può arrivare anche vent’anni dopo.
Corollario che più mi dà fastidio. Se uno palesemente mi truffa di, poniamo, 10.000 €, e, a furia di cavilli, viene condannato fra dieci anni, intanto gli devo fare un’altra causa per riaverli indietro, ma io per dieci anni sono morto di fame, e lui ha investito in Borsa i miei 10.000 € ed è diventato ricco. Ammesso che me li restituisca, sono moscerini.
Non resta che, dotto quale sono, una dotta citazione, dal solito Vico: “Gli uomini naturalmente corrotti vogliono peccare con l’autorità delle leggi”. E anche le donne, qualmente Semiramide, secondo Dante, scrisse una legge che diceva fate quello che vi pare, ché non è più vietato. Peccato, non se ne parla nemmeno: i peccati sono stati derubricati, e l’Inferno ha chiuso. Paolo e Francesca continuano a commettere peccato, però in Paradiso; il conte Ugolino ha trovato un ottimo ristorante nell’alto dei Cieli. Amnistia universale e cosmica. Allegria!
*L’autore è uno storico
Memorie
"Ricordo bene il mio primo rapporto sessuale. Ho ancora la fattura" (Groucho Marx)




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