Quindicinale satirico online • Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)
In un paesello vicino Baghdad, visse una volta un fornaio che era appunto un… pezzo di pane. La sua specialità era in particolare un dolcetto, che fu chiamato “babà” in omaggio al suo nome Alì Babà. Per toglierci il pensiero, diciamo subito che al termine della nostra storia il fornaio si trasferirà a Napoli, dove esporterà con successo il dolce omonimo. E non per nulla, da allora, il popolino, riferendosi ad una persona affabile e disponibile, dirà: ”Chillo è proprio ‘nu babà!”.
L’esatta sua antitesi era invece il fratello Alì Bubù. Quest’uomo arido e cattivo ce l’aveva col mondo intero. Basti dire che si fece una fama così antipatica che le mamme, per spaventare i figlioletti più discoli, introdussero l’espressione: “Stai buono o chiamo Mazza Bubù!”.
Dunque, dovete sapere che Alì Babà per far funzionare il suo forno aveva bisogno di molta legna. Però, non aveva il becco d’un quattrino e il fratello, ricco ma spilorcio, di lui se ne fregava. Babà doveva perciò recarsi quotidianamente fuori del paese, per racimolare qualche arbusto. Quel giorno, gli esplose un fortissimo mal di pancia, provocatogli dall’abuso di fagioli che costituivano il suo unico alimento. Dovette perciò acquattarsi di corsa dietro un cespuglio. Anche se quel deserto appariva…deserto, Alì Babà era un tipo troppo rispettoso del pubblico pudore per osare “farla” platealmente in pubblico. Del resto, sapeva che in quei paraggi si trovava il palazzo del pascià Alì Morté, il cui nome era tutto un programma per i trasgressori delle regole. Nascondersi era quindi il minimo da farsi.
Ma, ad un certo punto, durante l’alleggerimento corporale, eccoti sopraggiungere una banda di 40 cavalieri, che per fortuna non s’accorse di lui. I nuovi arrivati si fermarono davanti ad una montagna dove pronunziarono la misteriosa formula “Apriti, Sesamo”. Immantinente, la roccia si spalancò. I cavalieri entrarono allora nella fenditura, che si richiuse alle loro spalle. Dopo qualche tempo, ne vennero fuori e si allontanarono dopo aver pronunciato l’espressione inversa “Chiuditi, Sesamo!”.
Alì Babà, nel frattempo, si era trattenuto lì fuori, giacché la colica l’aveva obbligato a continuar la “seduta” segreta. Essendosi comunque incuriosito, volle ripetere le parole ascoltate e così la montagna si aprì di nuovo. Penetrato all’interno, ebbe la gradita sorpresa di trovarvi un enorme tesoro. Non si trattava però del frutto delle malefatte di 40 ladroni, come si è poi tramandato. Quei cavalieri erano soltanto dei volgari “voyeurs”, che andavano lì a spiare di soppiatto le fanciulle dell’harem del pascià durante le abluzioni. Dovete infatti sapere che, grazie ad un forellino nella parete, la grotta metteva in comunicazione visiva giusto con le stanze più intime della reggia. Per ogni minuto che i pervertiti trascorrevano incollati a quel buco, il proprietario della montagna magica incassava da loro una moneta d’oro.
Costui, avendo scoperto qualche tempo prima il pertugio nella parete, aveva subito pensato di profittarne fondando il club privé, intitolato: “Ai 40 guardoni”. Tanti, non di più, erano infatti i membri ammessi per statuto al club, onde evitare un’eccessiva e pericolosa pubblicità. Avendo gli stessi gusti dei soci, il furbastro ne era poi divenuto il presidente, racimolando così in breve una vera fortuna di capitale sociale. Alì Babà, che ignorava la cosa, pensò invece al frutto di qualche rapina. E, poiché rubare ad un ladro non poteva esser considerato furto, credé bene di riempirsi le tasche prima di tornarsene a casa.
Nei giorni seguenti non fece parola dell’accaduto, ma l’improvviso suo benessere insospettì il fratello. Messo alle strette, Alì Babà alla fine gli confessò tutto. Allora Alì Bubù corse difilato alla montagna e vi penetrò pronunziando la parola magica. Però, di fronte a tutta quella ricchezza, perse completamente la testa. Infatti, al momento d’uscire, non ricordava più la formula precisa per far riaprire la roccia. Prima disse: “Apriti, sedano!”, Poi, “Apriti, prezzemolo!”. E poi ancora “Apriti, olio di sesamo!”: niente da fare. Sgranò allora un intero rosario di verdure fino ad esplodere in un esasperato “Apriti, finocchio!”, che naturalmente non produsse effetti neanche lui.
Conclusione: quando di lì a poco arrivarono i 40 guardoni, trovarono lo sciagurato fuori di senno e follemente abbracciato alle monete. Temendo una denunzia, lo fecero fuori dopo averlo costretto a raccontare tutti i particolari della vicenda. Per star tranquilli, dovevano a questo punto liberarsi pure di Alì Babà. Con una scusa, s’introdussero in casa sua nascosti dentro 39 botti vuote, lasciando che intanto il loro capo banda si fingesse mercante d’olio. Pensavano di uscire nottetempo ad un suo segnale ed eliminare il pericoloso testimone.
Per loro sfortuna, con le monete sgraffignate, Alì Babà aveva intanto comprato un bellissima odalisca, che attirava i clienti come Sofia Loren quando faceva la pizze in un film famoso. Vedendo nelle botti i fori praticati per l’ossigeno, costei intuì subito quel che vi si celava. Avendo frequentato come “entreneuse” i locali più malfamati della “casba”, capì pure a quale genere di depravati il mercante appartenesse. Infatti le sue occhiate furtive lo catalogavano inequivocabilmente tra quelli che amano sbavare nell’ombra, guardando le donne discinte o le effusioni degli amanti. Informò della cosa il suo padrone, col quale ordì una trappola.
Mentre il capo banda dormiva, la donna improvvisò davanti alle botti una danza dei sette veli degna del “Crazy Horse”. I furfanti furono irresistibilmente attratti dall’invitante spettacolo e si misero a sbirciare dal buco dell’aria. E così, mentre sbavavano come lumaconi, Alì Babà ebbe tutto il tempo di sigillar bene i coperchi, incastrandoli per sempre. Quindi, svegliò il loro capo e lo fece incatenar dalle guardie, chiamate dalla serva. Alì Morté era un pascià che andava per le spicce (non per nulla si chiamava così).
Accecò i 40 guardoni per aver osato gettar lo sguardo sulle sue concubine. Poi li espose per 40 giorni nella pubblica piazza in una gabbia, nudi come vermi (per un guardone, non guardare ma esser guardato è sicuramente il non plus ultra delle fregature…). Infine, per completare l’opera, li trasformò in tanti eunuchi per il suo harem, dopo un appropriato… ritocco. L’ingrato ma sospettoso pascià esiliò poi Alì Babà, perché gli restò il dubbio che avesse dato anche lui qualche sbirciatina alle donzelle. Prima, però, gli confiscò l’odalisca avendola trovata decisamente “bbona” per i suoi gusti.
Infine, a scanso di pericoli, incaricò il mago di corte d’intervenire d’urgenza sulla porta incantata per modificarne la formula magica. E fu così che da allora la montagna incantata non venne più aperta. E tale resterà, finché qualche culo rotto non azzeccherà la nuova combinazione. Come al Superenalotto.
L’autore è dirigente del Giudice di Pace di Bari
La gente
"Non ti preoccupare se la gente ti considera mezzo scemo... è solo perché ti conosce a metà!" (Anonimo)




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