Quindicinale satirico online • Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)
La puntualità è un dono che pochi hanno. Ma se ci si mette anche la tecnologia di mezzo… allora, in certe situazioni, è meglio tornare indietro di secoli
Ci sono
due persone al mondo che dall'altro giorno pensano che l'invenzione
dell'orologio non sia più cosa buona e giusta, e cioè io e il mio amico "A"
(nome oscurato per quell'altra cavolata della modernità chiamata "privacy"). Questo aggeggio diabolico ha infatti rischiato di compromettere
un'antica amicizia, regalandoci pure i classici… 5
minuti di malumore. Sentite un po' e giudicate.
Nel
corso di una telefonata, io e "A" ci fissiamo l'ora x per vederci per strada. "A"
mi dice che il suo orologio segna in quel momento l'ora y, la quale ad una
veloce occhiata presenta 5 minuti di scarto rispetto al mio orologio. Esco per
altre faccende e finisco per non
ricordare più chi tra i due abbia i 5 minuti in meno. E' evidente che se
vado avanti io di 5 minuti allora è "A" ad andare indietro di 5 minuti, mentre
se son io ad andare indietro di 5 minuti è invece "A" ad andare avanti di 5
minuti. "Tertium non datur", direbbero i latini. In verità, ci sarebbe pure la
possibilità che entrambi andiamo avanti o indietro rispetto a Greenwich, ma la
circostanza è nel nostro caso irrilevante per cui la scarto dalla mente per non
confondermi di più le idee.
Infine,
tra i due possibili corni del dilemma, opto per quello che mi pare di ricordare
meglio e che invece è quella che ricordo peggio. Decido cioè sciaguratamente di
essere io quello che va indietro di 5 minuti, pur essendo quello che in realtà
va avanti di 5 minuti. Sposto la lancetta avanti di 5 minuti, sicché lo scarto passa a mia insaputa da 5 minuti
a 10 minuti. Ma non basta, perché al conto va aggiunto un abbuono di altri
5 minuti, dovuti ad un'indole flemmatica che, per quanto faccia, mi fa arrivare
agli incontri nel migliore dei casi con un ritardo minimo di 5 minuti. E fanno
+15 minuti rispetto all'ora x.
Che
sarebbero ancora tollerabili se l'amico "A"
non avesse capito anch'egli fischi per fiaschi. Pensa infatti che sia il
suo orologio, che in realtà va indietro di 5 minuti, ad andare avanti di 5
minuti e quindi vada spostato ancora indietro di 5 minuti. Risultato: altri 10
minuti rispetto all'ora x. E, dato che è puntuale come una cambiale, "A" arriva
agli appuntamenti sempre 5 minuti prima del previsto, esattamente al contrario
mio. E fanno quindi altri 15 minuti da
parte sua prima dell'ora x.
Per
farla breve, a forza di sommarsi, i 5 minuti hanno creato un abisso temporale
di 30 minuti primi. Decisamente troppi perché la cosa funzioni. "A", che arriva
ovviamente per primo, attende 25 minuti e non vedendomi arrivare se ne va seccato
giusto 5 minuti prima che arrivi io. Io, che arrivo convinto di aver cumulato
solo i miei fatidici 5 minuti di ritardo rispetto all'ora x, attendo a mia
volta inutilmente altri 25 minuti, finché sono costretto a tornare a casa con
le pive nel sacco. Conclusione: ognuno è
convinto di aver subito un bidone dall'altro e occorrono grandi sforzi di
volontà per riuscire in seguito a spiegarci l'arcano.
Ora,
dopo la rappacificazione, ci siamo chiesti come diavolo facessero gli antichi a
fissarsi un appuntamento. Quei poveracci infatti non c'avevano quella
meravigliosa invenzione che è l'orologio. Comunque, per non correre rischi, la
prossima volta sarà forse il caso di scambiarci
i segnali di fumo come i guerrieri Apaches.
L'agnostico
"Agnostico è chi non crede a niente e pretende che gli altri credano a lui" (Gaston Pollard)




(media: 5,00 su 5)



(media: 5,00 su 5)



(media: 5,00 su 5)



(media: 5,00 su 5)



(media: 5,00 su 5)© 2007-2011 lo Stivale Bucato • Registrazione tribunale di Roma n. 64/2007 del 2 marzo 2007 • Disclaimer e gerenza