Quindicinale satirico online   •   Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)

 

Colombo e le tre caccavelle


colombo1 thumb Colombo e le tre caccavelle

Cristoforo Colombo, gran matematico

Sullo scopritore dell’America Cristoforo Colombo se ne son dette tante, per cui ci si consentirà di aggiungere al coro pure la nostra voce. Dunque, dovete sapere che sin da ragazzino egli s’immaginò nelle vesti di gran navigatore. Al contrario però del suo idolo Marco Polo, da buon genovese pensava sin d’allora di lucrare dalle sue scoperte il “milione” sotto forma d’oro e argento. Col tempo, la sua idea di scoprire un nuovo mondo divenne una vera fissazione, con la quale prese ad affliggere il prossimo. Divenne un incubo per tutti. Vi siete mai chiesti perché gli spagnoli l’abbiano poi chiamato “Cristòbal Colòn”? Bene, l’appellativo si deve proprio al fatto che, con la sua mania delle scoperte, questo grande “Colòn” rompeva inevitabilmente le “bal” ad ogni povero “Cristò” che incontrava!

Ma c’era un “ma”. Essendo un vero ciuccio in matematica, egli sbagliava immancabilmente i suoi calcoli. Perciò, a scuola lo rimandavano sempre a settembre. L’inconveniente lo perseguitò addirittura dalle elementari (a quei tempi, non ci andavan tanto per il sottile, come adesso). Appartenendo alla testarda razza dei “Colòn”, egli non si rassegnò comunque mai all’idea d’essere una schiappa nei conteggi. Né lo sfiorò il pensiero di darsi ad altro tipo di studi o magari all’ippica.

Testardo come un mulo, volle persino iscriversi ad un corso di matematica all’Università, da cui venne cacciato a braccia dopo soli cinque minuti di frequenza. S’incaponì allora di essere una specie di genio incompreso. Arrivò a scrivere addirittura a Leonardo da Vinci, che non se lo filò manco per niente. Voleva sottoporgli il suo programmino, secondo il quale, navigando sempre a occidente, sarebbe arrivato nelle Indie in quattro e quattr’otto. Aveva naturalmente calcolato male le distanze. Come si fa a ritenere la circumnavigazione del globo terracqueo una faccenduola di poche ore? Purtroppo per lui, non era vero, specie coi modesti mezzi di locomozione dell’epoca. Come si sa, gli ci vorranno poi più di due mesi semplicemente per arrivare da Palos a San Salvador.

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Impossibile fallire

Per procurarsi i fondi necessari all’avventuroso viaggio, provò ad accendere un “lising”. Ma figuratevi se riuscì a trovare lo straccio d’un banchiere disposto a rischiare una ghinea nella folle impresa! Sicuro che tutti quei rifiuti fossero dovuti all’acclarata taccagneria dei suoi compatrioti genovesi, se n’andò in Portogallo. Sperava d’aver più fortuna lì, dato che non lo conoscevano ancora. Fu un’altra delusione, perché venne educatamente buttato fuori a pedate da ogni luogo dove bussò a danari. Anzi, poco mancò che Giovanni II, il famoso “re del Portogallo che volea ballar la samba”, non gli facesse tagliare il collo. Lo salvò unicamente il fatto che il cognome “Colombo” venne tradotto “Colòn” secondo la lingua del posto, che raddoppia la lettera “elle” facendola seguire da una “i”. Il sovrano ne ebbe quindi compassione e gli fece grazia della vita.

Il Nostro eroe pensò allora di riprovarci nella vicina Spagna. Qui, batti e ribatti, alla fine la spuntò. La regina Isabella di Pastiglia, pur di scrollarsi quel gran Colòn dalle “bal”, gli prestò tre vascelli sgangherati già destinati alla rottamazione. Erano le famose tre caravelle, che lui denominò “La Gina”, “La Spinta” e “La Bagnomaria”. Gli ultimi due bastimenti, come del resto dimostravano i loro nomi, erano due carrettoni che avevano bisogno di un esorcista a bordo persino per galleggiare. L’altra caravella, dal canto suo, trasse il suo nome da una signora bolognese, appunto La Gina. Colombo l’aveva frequentata da giovane, quando s’era beccato la prima blenorragia della sua vita. Stranamente, ne conservò un buon ricordo. Eppure, la “ragassuola” batteva regolarmente il lungomare tra Rimini e Riccione. Qui impestò mezza riviera prima che la beccasse l’Inquisizione, facendone una martire della causa come Giordano Bruno.

I primi giorni d’agosto, quando gli altri s’accingevano alla villeggiatura estiva, egli dunque partì. Ignorava che stava inaugurando il primo viaggio intercontinentale nei paesi tropicali. L’estenuante traversata fu però una vera schifezza, al punto che la ciurma inferocita provò più volte a buttare ai pesci il suo capitano. Alla fine, il povero Colòn si salvò solo perché, alle due di notte (ma come cavolo avrà fatto?), un nocchiero avvistò l’agognata terraferma. Per fortuna, il capo degli amerindi Fotuto fece onore al suo nome, che da allora entrò pari pari nel gergo comune. Era così fesso che, al confronto, persino un Colòn come il Nostro ci fece un figurone. Il “sachem” s’accontentò di barattare l’intera isola con una manciata di perline colorate e ci aggiunse, per sovrapprezzo, pure le sette figlie zitelle. In effetti, prese insieme, le vergini erano una vera ira di Dio, essendo affette tutte da una grave forma d’aerofagia. Al momento, tuttavia, servirono a Colombo per sfidare gli alisei contrari. Messe infatti controvento, spinsero felicemente coi loro spifferi le vele fino in Spagna.

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Certezze

Fu così che la regina Isabella, senza rischiare un tubo, si guadagnò la prima sua colonia al di là dell’Atlantico. Colombo, a sua volta, credette d’aver raggiunto l’India, ma negli anni seguenti rifacendo i conti si convinse d’esser capitato a Cipango nel Giappone. Non era naturalmente arrivato né all’una, né all’altro. E, giustamente, Churchill lo definirà come “uno che quando parte non sa dove va e, poi, quando arriva non sa dove sta”. In ogni caso, al genovese rimasero sul groppone le sette sorelle scorreggione, in omaggio alle quali oggi esistono le “Sette Sorelle” monopoliste mondiali degli idrocarburi. Ovvio che la consorte di Colombo non la prendesse bene, perché, oltre al talamo, si vide costretta a dividere con quella tribù di selvagge il magro stipendio del coniuge.

Non essendoci allora il divorzio, fu giocoforza rassegnarsi in attesa dell’occasione buona. Il gran momento di mettere alla porta quelle intruse giunse però solo 14 anni dopo e coincise con una nuova partenza del marito. Il quale però se n’andò stavolta definitivamente. Doveva infatti imbarcarsi per il famoso “viaggio senza ritorno”, che alla fine aspetta tutti i comuni mortali. E lì, purtroppo, non ci son conteggi che tengano!




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