Quindicinale satirico online • Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)
Stando a Daniel Defoe, il diciannovenne Robinson Kreutzmaer (in arte “Crusoe”) non immaginava cosa l’aspettava quando s’imbarcò per andare a… far compere. Manco fosse al supermercato, doveva infatti semplicemente rifornirsi (si fa per dire) di uno stock di schiavi negri. Ma il nostro negriero in erba non sospettava che il Padreterno mal digeriva quel turpe traffico, tanto caro ai mercanti del Seicento. Detto fatto, lo sciagurato fu spedito, dopo un tremendo naufragio al largo del Venezuela, ad espiare quel peccatuccio di gioventù su un isolotto sperduto delle Antille. E fin qui, c… suoi!
Se non che, la stranezza sta nel fatto che Defoe fu autore anche di racconti erotici (almeno per quei tempi) come “Molly Flanders” e “Lady Roxana”. Possibile che un tipo simile, descrivendo il caso del naufrago più famoso di tutti i tempi, abbia sorvolato sulle sue attività intime? Crusoe, stando al racconto, sembra infatti un individuo assolutamente asessuato, tanto da non far mai cenno a problemi di sesso nel diario che scrive successivamente. E passi che quelli non erano ancora tempi di confessioni televisive. Ma è mai possibile che, in tanti anni d’astinenza forzata, non gli sia venuta manco una volta l’ombra d’un piccolissimo prurito? Eppure, il miserello su quello schifo di isola (che non era certo quella dei “famosi”) ci sarebbe restato per la bellezza di 28 anni (e scusate se è poco)! Secondo noi, sicuramente gatta ci cova!
In realtà, la faccenda dev’essersi svolta in maniera diametralmente opposta a come ci è stata raccontata. Certo, se il povero Robinson fosse rimasto solo soletto per tutto il tempo, i sospetti si sarebbero inevitabilmente appuntati su qualche suo gesto solitario, che potremmo definire autoconsolatorio. La faccenda si sarebbe quindi chiusa lì. Ma il fatto è che, ad un certo punto, ecco sbucar fuori il classico cavolo a merenda. Si tratta di un certo Venerdì, col quale il naufrago trascorre diversi anni sull’atollo in questione. Robinson lo salva rocambolescamente dalle ganasce di alcuni cannibali, capitati un dì sull’isola. Al momento del salvataggio, costoro stanno arrotando i denti per far espiare al prigioniero l’imperdonabile peccato d’aver la fama di iettatore della tribù. Ed è più che probabile che il soprannome “Venerdì” non si riferisca – come s’è poi raccontato – al giorno della sua liberazione, ma nasconda il fatto che il venerdì è generalmente considerato proprio il giorno del malaugurio (vuoi vedere che i cannibali ci avevano azzeccato?).
In più, al selvaggio liberato manca di sicuro qualche… venerdì, perché si comporta in modo stranissimo. In primo luogo, essendo un cannibale anche lui, non si mangia seduta stante il suo salvatore (sia pure per ringraziarlo a modo suo). In secondo luogo, si mette da perfetto scolaretto a seguirne gli insegnamenti di “bon ton”. E per tutta la pallosa durata delle lezioni, resiste ancora stoicamente alla voglia di mettere allo spiedo il suo torturatore. Alla fine, il buon selvaggio impara a leggere e scrivere, ad usare le posate, a fare la pipì (si presume) dentro il bordo e a fare le altre mille stronzate dell’etichetta borghese. Non si sa bene se Robinson ne voglia fare una specie di ciambellano inglese, ma sembrerebbe proprio di sì. Ma, vi starete chiedendo, a che cavolo può servire un maggiordomo in un atollo deserto? Presto detto.
C’è da dire che il nostro Robinson dev’essersi necessariamente confuso la testa, a forza d’abitare in quelle poche miglia quadrate. Infatti, ovunque giri lo sguardo, oltre al mare, egli si vede circondato per anni unicamente da una fitta foresta d’alberi di banane. Sicché, senza ombra di dubbio, è certo sua la prima “Repubblica delle banane” del Sud America. E, poiché in questa repubblica c’è pure “Venerdì”, è possibile che ciò abbia ispirato poi chi ha creato il supplemento “I Venerdì di Repubblica”.
Alla fine, colpito dalla stessa fissazione di Garibaldi, Robinson se ne proclama dittatore come Fidel Castro. In tale veste fa il bello e il cattivo tempo, costringendo Venerdì a compiti da perfetta colf ad ore, ma senza contributi. Essendo infatti un perfetto razzista, secondo la moda del tempo, sfrutta la manodopera senza riconoscerle alcun diritto sindacale. Figuratevi che giunge al punto di costringere il povero “Venerdì” a spolverare… la spiaggia davanti alla capanna che s’è costruito! Ma si sa che, con l’andar del tempo, tutti i ricordi cominciano a svanire. E successe quindi che persino le fattezze femminili sfumassero sempre più nella mente di Robinson. Impercettibilmente, quindi, egli cominciò ad interessarsi delle scultoree forme di “Venerdì”. Con voglia crescente, prese a sbirciare un particolare anatomico del suo compagno che potete intuire. Decisamente, il povero Crusoe doveva esser rimasto soggiogato da tutte quelle banane che lo circondavano! Insomma, finì inevitabilmente come con i transessuali oggi.
“Venerdì”, però, per rifarsi dei maltrattamenti e per farsi desiderare, prese a fare il ritrosetto. Da quel momento, si rintanò tutta la settimana nella foresta per farsi vivo solo di venerdì. E, dagli oggi e dagli domani, i ruoli di potere si invertirono, tanto che alla fine fu Robinson a mettersi a spolverare la famosa spiaggia per fare una buona accoglienza al suo amato. Un brutto giorno, tuttavia, mentre “Venerdì” si trovava nel profondo della giungla, apparve all’orizzonte un veliero. Il gruppo di marinai che sbarcò, non appena vide il naufrago, pensò di far opera santa nel portarselo a bordo con le buone o con le cattive. Anche se Robinson sbraitava che c’era da salvare un certo “Venerdì”, ritennero assurdo che qualcuno si potesse chiamare così. E quindi la nave prese il largo, lasciando solo sull’isola il misero “Venerdì”. Portato a Londra, Robinson diventò una celebrità per esser sopravvissuto per tanti anni alla solitudine e alle privazioni. Tra l’altro, scoprì pure d’aver un sacco di quattrini che lo aspettavano da qualche parte. Ed infine tutte le signorine di buona famiglia presero a gareggiare per accaparrarselo. Insomma, dopo tante privazioni, sembrava finalmente giunto il suo momento.
Eppure… Eppure, ogni venerdì che passava rappresentava per lui un vero tormento. E via via, sempre più struggente finì per farsi il rimorso d’aver lasciato il suo compare sullo scoglio sperduto delle Antille. E quel suo culetto poi: roba da non dormirci la notte! Robinson provò a scacciare quei pensieri, sposando una dolce fanciulla ignara del suo passato. Ma, la prima notte di nozze, pretese di portarsi nel letto un bel casco di… banane! L’adirata sposina ovviamente lo citò in tribunale per crudeltà mentale. Dopo una sola udienza, il matrimonio finì “a schifìo” perché il giudice riconobbe l’uomo matto da legare (in quei tempi retrogradi, non c’era l’indulgenza di oggi). Sicché, per evitare l’internamento, Robinson ottenne di poter tornare sull’isolotto in mezzo all’oceano. Sbarcò che era venerdì e trovò il suo caro sulla solita spiaggia. “Venerdì”, però, appena lo vide, gli consegnò la scopa per la spolveratura di prammatica del litorale. E poi vissero entrambi felici e… culattoni!
L’autore è dirigente del Giudice di Pace di Bari
Il netturbino
"E come disse il netturbino: 'Mi rifiuto'" (Anonimo)




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