Quindicinale satirico online   •   Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)

 

Il Sonno e la Morte


morte aspetta thumb Il Sonno e la Morte
La morte si annoia

Un bel dì il Sonno aspettava sbadigliando che il sole si decidesse finalmente a tramontare. Come di consueto, il favore delle tenebre costituiva il momento migliore per potersi mettere all’opera. Certo, nel corso della giornata – specie di pomeriggio dopo una bella spanciata – ci scappava pure che qualche essere vivente schiacciasse un pisolino. Ma vuoi mettere una semplice pennichella con una lunga ronfata notturna? In ogni caso, checché se ne pensasse, quella di far dormire il prossimo era e restava la sua unica professione dalla notte dei tempi.

Col tempo, però, la monotonia del suo lavoro aveva preso ad esporre anche lei a frequenti colpi di… sonno. Sicché, quella volta, per ingannar l’attesa del tramonto ed evitare l’inconveniente, il Sonno decise di muoversi. Pensò quindi opportuno farsi un giretto sulla sua “spider” ultimo grido (nessuna sorpresa: anche lui con l’andar del tempo s’era “scafato” ed amava atteggiarsi a fighetto).

Gironzolò finché, agli ultimi bagliori solari, gli parve giunto il momento di ritirarsi. Fu a quel punto, però, che gli capitò d’incrociare ad un incrocio (scusate la cacofonia, ma ad un incrocio non ci si può che… incrociare!) una figura a braccia incrociate (insomma, più incrocio di così…). Era nientemeno che la Morte. Costei aveva saputo in anticipo che, di lì a poco, un ponte a una decina di miglia sarebbe crollato di schianto. Doveva quindi immancabilmente trovarsi lì, per falciare la vita di qualche sventurato di passaggio. Fregandosi già le mani ossute al pensiero dell’imminente mietitura, la Morte s’era quindi piazzata a quell’incrocio per scroccare un passaggio con l’autostop. Se non che, nessuno l’aveva presa a bordo. Temendo d’arrivare in ritardo, essa ad un certo punto aveva messo pure in bella mostra la gambetta rinsecchita. S’illudeva d’accalappiare così qualche gonzo più allupato degli altri. Tentativo patetico e vano, ché, alla sua sola vista, gli automobilisti acceleravano e se la squagliavano a tutto gas, grattandosi gli attributi.

Per propria iattura, il Sonno in quel momento era – come sempre – alle prese… con se stesso. Stava, cioè, al volante mezzo addormentato. Guidava cioè in stato di “trance”. Roba da farsi togliere in una botta tutti i punti della patente! Di conseguenza, notò all’ultimo momento quella strana figura incappucciata, ferma sul ciglio della strada. La urtò in pieno, facendo volare per aria un bel po’ di ossa. La Morte ebbe solo il tempo di gridargli un meritatissimo: “‘A morto de sonno!”, prima di trovarsi ridotta in frantumi. Chiunque al suo posto sarebbe morto, ma la Morte ovviamente no. Incazzatissima per l’incidente, si mise subito a racimolare i pezzi sparsi un po’ dovunque sull’asfalto. Tra un moccolo e l’altro, alla fine riuscì miracolosamente a completare il recupero e a rabberciare il tutto alla men peggio. A conti fatti, però, comprese che le occorreva comunque l’intervento di un bravo ortopedico, per ricomporre lo scheletro come si deve.

morte male thumb Il Sonno e la Morte
La morte si fa male

Va detto che, a causa del perenne stato di dormiveglia in cui si trovava, il Sonno s’era a mala pena accorto del fattaccio. Certo, s’era arrestato per forza d’inerzia al momento dell’impatto. Tuttavia, se n’era poi restato a ronfare al volante, durante l’operazione di recupero… dei cocci operata dall’investita. Di fronte a tanta indifferenza, la Morte inviperita lo scosse dal torpore chiedendogli in malo modo d’essere accompagnata al più vicino Pronto Soccorso. Svegliato di colpo, il Sonno ebbe un sussulto dinanzi all’aspetto poco rassicurante dell’autostoppista. Tuttavia, quanto alle pretese di quest’ultima, è risaputo che il Sonno è un vero galantuomo. È lui, infatti, che allevia momentaneamente le sofferenze degli esseri viventi, calando pietoso sui loro occhi a ristorarli quando occorre. Figuriamoci, quindi, se non si metteva a disposizione della poveraccia (si fa per dire) che aveva investito. Perciò, se la caricò a bordo senza starci troppo a pensare. Suonando a tutto spiano, si mise quindi in cerca del primo ospedale zonale non soppresso dalla Regione.

Purtroppo per lui, proprio a causa sua, per strada non c’era più anima viva a cui domandare indicazioni. Tutti gli abitanti del posto, considerata l’ora ormai tarda, erano appunto sprofondati nel sonno più profondo. Mentalmente, il Sonno si maledì per averli fatti addormentare come ghiri. Poiché intanto la Morte si lamentava per le fratture multiple riportate, decise di imboccare una direzione a naso. Sperava in quella notte sfortunata d’avere un po’ di c… E in parte lo ebbe, perché proprio quella strada era bazzicata dall’unico nottambulo del circondario. Costui, dal momento che neanche i sonniferi riuscivano a fare breccia su di lui, amava andarsene a zonzo tutte le notti. Il Sonno senza saperlo gli corse incontro. Senonchè, aveva fatto già un vero exploit a restar sveglio tutti quei minuti. Fatalmente, ebbe di colpo la classica “ricaduta”. Morale: il povero nottambulo finì spiaccicato contro un muro.

Al tremendo botto, il Sonno si riprese, ma la Morte dovette fare gli straordinari (quella spiaccicatura non era stata prevista nei suoi programmi). Alla fine, la Madama era letteralmente fuori di sé, per aver dovuto lavorare, anche se era a pezzi. Minacciò allora di denunziare quel miserello del Sonno per omissione di soccorso, se non la portava subito da un dottore. A quella sfuriata, l’altro ci restò proprio male. Per farsi perdonare, pensò allora di far calare sulla Morte un bel sonnellino come faceva per gli umani sofferenti. Detto fatto, la bisbetica passeggera si addormentò di sasso. A quel punto, il Sonno riprese a correre a tutta birra nella speranza di trovare soccorso. Fece così un decina di chilometri alla cieca, poi inevitabilmente fu colto dal solito colpo di sonno repentino. In quel momento, però, davanti all’auto c’era giusto il ponte di cui s’è detto all’inizio. Ed era altresì giunto il fatidico momento del crollo. Per sua ulteriore sciagura, la Morte che era addormentata non ebbe il tempo di lanciare l’allarme. E così i due si trovarono proiettati in fondo all’abisso.

Ridestata d’improvviso dal terribile botto finale, alla Morte non restò altro che urlare al guidatore un paio di scontatissimi “Mortacci tuoi!”. Lo afferrò quindi per il bavero, per sbatacchiarlo come meritava. A quel punto, tuttavia, s’avvide che il Sonno, anziché scomporsi, aveva ripreso a ronfare come se nulla fosse. Tanta fu allora la rabbia, che, afferrata la falce, la Morte lo fece secco. Ma pensate che il Sonno se la sia presa? Niente affatto. Anzi, da quell’istante, riuscì a realizzare il suo sogno più grande: farsi un bella “tirata” per tutta l’eternità!

 

L’autore si proclama a tutti gli effetti di legge un “Brigante meridionale”




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