Quindicinale satirico online   •   Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)

 

Il vecchietto dove lo metto


anziani1 thumb Il vecchietto dove lo metto

Anziani, collezione 2009

È sotto gli occhi di tutti che il mondo moderno si bea dell’illusorio mito di una gioventù senza tramonto. Basti dire che di recente è stata sparata sui giornali di mezzo mondo la strabiliante notizia che camperemo addirittura mille anni.
Insomma, siamo destinati a battere il record di Matusalemme.

Magari lo batteremo del tutto incartapecoriti e per di più rincoglioniti, ma ci riusciremo. Del resto, “l’importante è partecipare”, diceva l’inventore delle moderne Olimpiadi. Auguri a tutti noi, allora!

Tuttavia, in attesa del lieto… evento, questo mondo nevrotico non ha certo tempo da perdere appresso alla vecchiaia. Si direbbe anzi che questa fase della vita venga oggi guardata con crescente fastidio dalla gente. Persino il suo pensiero viene scacciato dalla mente, come fa lo struzzo di fronte al pericolo. Fateci caso. Vi capita mai di vedere un vegliardo o una vecchietta su qualche cartellone pubblicitario? Ovunque vi giriate, troverete sparati a destra e a manca soltanto petti siliconati, culetti a mandolino e coscione chilometriche di esemplari umani sempre più giovani e belli. Il vecchiume non fa tendenza, per usare un’espressione insulsa d’oggi. Il che sarà pure giusto da un punto di vista estetico, dato che un seno pendulo, una chiappa adiposa o una gambetta arcuata da che mondo è mondo non hanno mai suscitato tempeste ormonali di sorta, tranne nei gerontofili. Ma la cosa sconsolante è che, passati i fatidici “anta”, quegli stessi attributi inesorabilmente divengano motivo di ammiccamenti pietosi o di sghignazzate tra amici (ma i fessi non sanno che prima o poi toccherà pure a loro…).

La verità è che son finiti i tempi in cui l’anziano era il patriarca della famiglia e della società. E, tanto che gli si lasciasse dirigere una tribù amazzonica o il Senato romano, egli restava sempre al centro del sistema. Oggi invece chi si prenderebbe la briga di dedicare una poesia, alla maniera di Petrarca, al “vecchierel canuto e stanco”?. O addirittura un intero saggio elogiativo della terza età come il “De senectute” di Cicerone?

anziani2 thumb Il vecchietto dove lo metto

Il bastardo sei tu che lo abbandoni

La gente ha da pensare a tante di quelle puttanate, che non può crogiolarsi a cantar le lodi di chi non si decide a stendere i piedi. Perbacco, ci son da guadagnare prima i quattrini per pagare il fuoristrada, mantenere l’amante o andarsene alle Maldive! Insomma, l’egoismo peggiore porta ad anteporre ormai ai bisogni veri quelli fasulli.

Di fronte a questo modo di (s)ragionare, il povero anziano diventa un po’ come il cane d’estate: prima o poi occorre sbarazzarsene. Ma lasciare il nonnetto sulla corsia d’emergenza è molto più complicato che farlo con un incosciente cagnolino. Se arrivasse infatti una volante della polizia, mica si potrebbe inventare di averlo fatto scendere di bordo per un impellente bisognino. E del resto, c’è sempre il rischio che il vegliardo sia ancora sveglio abbastanza. Perciò potrebbe trovare il guizzo vincente e distendere pericolosamente la sua gambetta o peggio il suo bastone fino all’altezza degli zebedei del traditore. Certo, per chi ha un po’ di quattrini e un po’ meno cuore, sono sempre disponibili sulla piazza rimedi meno “artigianali” per sbarazzare il campo dal decrepito e ingombrante familiare. Questa manica di vecchiacci in circolazione, del resto, non può mica esser mandata al macero come la carta da riciclare! Suvvia, un po’ di cuore! Siamo o no, noi occidentali, quelli che si vantano d’essere altamente civilizzati rispetto agli altri?

Ecco allora l’idea geniale degli “ospizi”, delle “case protette” o delle “case della salute”. Il fatto è che queste strutture non sempre sono così salutari come le si vorrebbe spacciare, tanto da finir spesso sotto inchiesta. Insomma, i loro ospiti passano il più delle volte dalla padella (di chi non li vuole con sé in vacanza) alla brace (di chi li sfrutta o addirittura li sevizia). Ma la nostra società è così bella, buonista e organizzata da aver pure una soluzione di riserva. Perché non sfruttare ad esempio la manodopera a buon mercato offerta dagli immigrati? Insomma, li vogliamo o no mandare in ferie da soli questi cari (e carogne di) parenti, visto che sgobbano tutto l’anno per pagarsele?

E voilà la soluzione, pronta su un piatto d’argento. Ecco servita la figura della “badante”, da pagare però rigorosamente sottobanco e da reclutare naturalmente nell’esercito di filippine, rumene ed ucraine da cui siamo invasi. Certo, anche con costoro occorre stare in campana. Qualche furbacchiona può infatti profittare dell’incarico, per fungere da basista per i suoi compari svelti di mano e di grimaldello. Ma, a parte questi casi, il pericolo potrebbe annidarsi proprio là dove uno meno se l’aspetterebbe. Mettiamo ad esempio il caso che l’assistito sia un vecchio satiro. È allora facile che finga d’equivocare sul ruolo della badante (specie quand’è piuttosto belloccia) e che finisca per comportarsi agli antipodi del decrepito Re David dinanzi ad Abishan.

Apriamo un inciso per i poco informati: Abushan era la vergine più “bbona” di tutta Israele e rimase vergine anche dopo quell’incontro. E sapete perché? Perché l’ormai infiacchito vincitore di Golia sessualmente non ce la faceva più, al punto che – racconta la Bibbia – “non la conobbe”.

In sostanza, oggi un vecchietto che viceversa cercasse d’allungar troppo le mani costringerebbe la “badante” a tenerlo appunto… a bada. A parte la poveretta, ne verrebbe sconvolta l’etimologia della parola, secondo la quale la “badante” dovrebbe esser deputata a “badare” ad altri, piuttosto che a se stessa. Ma cosa volete che al nostro vecchietto in fregola gliene possa fregare dell’etimologia? A tal punto, alla povera badante, costretta dalla miseria a scappare dal suo paese, toccherà continuare a scappare anche qui da noi. E tutto per colpa d’un vecchiaccio allupato! Il quale confermerebbe il detto che “il dramma dei vecchi non è tanto quello d’esser vecchi, quanto quello d’esser stati giovani”.




1 stellina2 stelline3 stelline4 stelline5 stelline (1 voto/i, media: 5,00 su 5)
Loading ... Loading ...
Invia tramite e-mail Invia tramite e-mail Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Tag (argomenti): 
 •   •   •   •   • 
Dello stesso argomento sullo Stivale Bucato:

 



FRASI CALT


Ottimismo
"Il mondo è bello perché avariato"

 

 

Smail is nau

In questo numero:



© 2007-2011 lo Stivale Bucato • Registrazione tribunale di Roma n. 64/2007 del 2 marzo 2007 • Disclaimer e gerenza