Quindicinale satirico online • Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)
Il nostro è un Paese strano. È capace di slanci generosi, come succede ad esempio nelle occasioni più tremende. Ma è altrettanto capace di paurose cadute di stile, come nel recente caso di cui ci occuperemo.
Il fattaccio è accaduto in piena diretta televisiva, durante una recente trasmissione di Rai Tre condotta da Gianni Floris, dedicata al “caso Mills”. Ad un certo punto, Nichi Vendola ha mandato elegantemente a fare in c… il suo dirimpettaio Maurizio Gasparri. La bella esibizione di “galateo” è stata la sua risposta ad un attacco politico portato in quella sede dall’avversario. Va detto, peraltro, che l’affondo di Gasparri non era nemmanco diretto a lui. Ne era bersaglio il suo sodale Alberto Tedesco, costretto a dimettersi dalla carica di assessore regionale a seguito di un’indagine giudiziaria. Evidentemente, però, la faccenda stava molto a cuore a Vendola, data la sua reazione.
Ora, non desta meraviglia che si confonda il “sacro” (la politica) con il “profano” (si fa per dire, visto che in qualche modo ci sta pure di mezzo… l’osso sacro). La politica è ormai scivolata talmente in basso che al confronto la “selva oscura”, dove Gasparri è stato bellamente indirizzato, non sembra neppure essere tra i siti peggiori al mondo. La cosa più deprimente è che secoli di presunta civiltà non hanno insegnato all’ex uomo delle caverne a darsi una regolata e a frenar, se non gli istinti, almeno le parole e le parolacce. Che ti combina quindi a “Ballarò” un “progressista d.o.c.”, che dovrebbe fare della tolleranza volterriana lo splendido faro del suo percorso terreno? Usa per la circostanza un frasario da perfetto carrettiere, per attaccare un avversario. Lo squallore raggiunge l’apice per il fatto che il tutto s’è svolto in televisione, davanti a milioni di spettatori. Persino l’apice è superato a sua volta, visto che siamo davanti a due alte cariche di questa nostra repubblica delle “banane” (nessuna allusione al “vaffa”: m’è venuta così…, ndr).
Ma, di fronte all’insulto, pensate che il capo del gruppo Pdl al Senato si sia scomposto e abbia chiesto subito ragione dell’epiteto? Macché, tant’è vero che lo spettacolo ha continuato per conto suo come se nulla fosse.
Il secondo “round” è stato tuttavia ripreso nei giorni seguenti, anche perché la stampa non ha mancato di inzuppare il biscotto sull’episodio. Sollecitato dai giornalisti, Vendola ha dimostrato di non esser ancora soddisfatto d’aver imitato Alberto Sordi, che in Tv lanciò un’indimenticabile canzone che diceva “’E va e va! Chè, se ce devi annà, ce devi annà!”. Ha quindi dato tranquillamente del “maggiordomo” a Gasparri, perché aveva deriso il partito “Sinistra e Libertà”, fondato dallo stesso Vendola. Secondo il colonnello di Fini, infatti, la neoformazione politica non sarebbe stata capace di superare, così come è stato, lo scorso sbarramento elettorale (altra democratica conquista, che – sia detto per inciso – avrà fatto rivoltare nelle tombe tanti illustri pensatori del Settecento). Di fronte alla iettatoria previsione, non si sa se Vendola sia ricorso alla classica grattatina degli zebedei. È invece certo che il 22 maggio ha rilasciato la sua secca replica sui giornali: “Meglio esser perdenti e liberi, che vincenti ma servi”, così parlò lo Zaratustra pugliese. Furbescamente, ha evitato di fare il nome del padrone che Gasparri “servirebbe”, ma ognuno può ricamarci sopra come crede. Incredibilmente, anche stavolta il personaggio, cui era indirizzata l’offesa, non ha fatto una grinza dal punto di vista legale. La voglia d’impugnare la carta bollata gli é infatti saltata addosso solo quando il sempre più lanciato governatore della Puglia ha rincarato la dose. L’ha infatti accusato di manovrare “le parole con la stessa cultura con cui da giovane manovrava altri strumenti”.
La frase è volutamente sibillina perché si presta a più di un’interpretazione. Ad esser scurrili, vista l’allusione sessuale implicita nel precedente “vaffa”, gli “strumenti” manovrati in gioventù da Gasparri si può arrivare subito ad intuirli. Però, la mancata reazione a caldo al “vaffa” ricevuto durante “Ballarò” farebbe escludere questa ipotesi. Si deve allora pensare che il comunista annidato nel profondo di un’altra “cultura”, quella vendoliana, si sia risvegliato di colpo. Si sa che l’antifascismo ha sempre costituito l’ultima spiaggia per ogni buon trinariciuto di guareschiana memoria. Ecco allora Vendola sfoderare l’arma segreta capace, ben più di un innocuo “vaffa”, di mandare al tappeto l’avversario. Ed invece l’avversario è andato stavolta in bestia. Ha fatto sapere infatti che passerà agli atti (quelli giudiziari, si spera, e non quelli squadristici sottintesi da Vendola). Ci sembra giunto il momento di tirare le somme.
Constatiamo, in primo luogo, che il buon Maurizio non se l’è presa più di tanto per il “vaffa” ricevuto in diretta. Diremmo che, per l’occasione, ha sfoderato una “non chalance” davvero all’altezza del suo guru Gianfranco Fini. Anzi, per mascherare quella che al momento è sembrata una sua “defaillance”, ha dichiarato al “Corriere del mezzogiorno”di non essersi accorto dell’offesa. Se non fosse stato per gli amici a fine trasmissione, insomma, non l’avrebbe saputo mai. Notiamo poi che Gasparri non ha fatto una grinza neanche di fronte all’accusa d’essere un “servo” e un “maggiordomo” probabilmente del Berlusca. Non si sa se si tratti di un’ulteriore prova di signorilità o di una mezza coda di paglia. Mah, fatti suoi! Ma, allorché gli si son toccati i trascorsi giovanili nelle file del vecchio caro(gna) e defunto MSI, è sbottato.
Ma come? Dopo tante abiure, dopo la svolta di Fiuggi, dopo Fini che va a Israele, dopo Alemanno che ora lo segue a ruota, insomma dopo tutta questa rivoluzione copernicana, c’è ancora qualcuno che mette in dubbio la conversione a 360 gradi centigradi del gotha del l’ex neofascismo? Insomma, possibile che non sia bastato rinnegare il Duce più volte di S. Pietro prima del cantar del gallo? Il povero Maurizio, che lo squadrismo non l’ha certamente mai praticato (non foss’altro per mancanza del fisico adatto), stavolta c’è rimasto davvero malissimo. Ha fatto quindi sapere che sporgerà querela, non essendo mai stato un picchiatore. La morale è che Gasparri non tollera che gli si ricordi il trascorso neofascismo, ma se ne frega (ops!) del “vaffa” ricevuto.
Al riguardo, viene quasi il dubbio che qualcuno gli abbia opportunamente ricordato una nota pronunzia della Cassazione del 2006. Stando alla Suprema Corte, ormai ci si può tranquillamente mandare a fare in c…, senza rischiar nulla dal punto di vista penale (che La Cassazione ci abbia preso tutti per una manica di sodomiti?). Meglio puntare allora sull’accusa di ex mazziere, che rende di più. Ma, a parte questi dettagli di natura legale, crediamo che in fin dei conti a Gasparri sia andata ancora bene. Infatti, s’è beccato un solo “vaffa” sui denti. Poteva però finir peggio se per sventura avesse trovato il Fanfulla da Lodi, celebrato da una vecchia canzone goliardica. Questo “cavaliere di gran rinomanza” finì “un bel dì in una stanza” con una “donna di facili amor”. La “vecchia bagascia” però alla fine pretese molti più scudi del dovuto. E allora, quanto a “vaffa”, gliene toccarono ben tre di fila!
L’autore è dirigente del Giudice di Pace di Bari
Felicità
"Vissero infelici perché costava meno" (Leo Longanesi)




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