Quindicinale satirico online • Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)
Un bel dì la Morte decise di protestare, perché lavorava da un’eternità senza fermarsi mai. Detto fatto, s’andò a piazzare quindi con un cartello davanti all’uscio del Paradiso. Ma, ad onta di quell’andirivieni continuo di santi e cherubini, non se la filò nessuno. Manco fosse una zingara davanti al supermercato!
La cosa durò per un pezzo e, solo quando ci s’accorse che il flusso di anime s’era stranamente interrotto, ci s’iniziò a preoccupare. Dapprima si pensò ad un incremento dell’attività propagandistica della… concorrenza. Ma, dopo che furono avviati gli opportuni accertamenti, si capì che quel poveraccio del Diavolo non aveva messo la classica coda come d’abitudine. Anzi, lo stesso Belzebù risultava più indiavolato del solito e andava prendendosela a sua volta con le Alte Sfere, dato che il flusso degli arrivi era cessato di colpo anche per lui. Nel tentativo di capirci qualcosa, si pensò allora di metter sotto osservazione il nostro pianeta dove da tempo si respirava un’aria insolita.
La gente, liberata dall’incubo della morte, si era infatti data alla pazza gioia. Per celebrare la conseguita immortalità, c’era infatti un festino al giorno e spesso si gozzovigliava tutta la notte. Nessuno voleva più lavorare e persino gli studenti avevan smesso di studiare (ammesso che lo facessero pure prima). L’unica preoccupazione era diventato il divertimento. Poiché il massimo del divertimento umano potete intuire qual è, ne seguì uno spaventoso incremento demografico che risultò aggravato dalla mancanza di contemporanee partenze per l’altro mondo.
Accadde a quel punto, che l’aumento verticale della popolazione riducesse sempre più gli spazi vitali. La gente cominciò a rumoreggiare perché continuava a invecchiare, ma non moriva mai. E non poteva neanche sfogarsi con la famosa imprecazione romanesca “A li mortacci tua”, che non aveva più senso. Alla fine, come i capponi di Renzo Tramaglino, tutti presero a suonarsele di santa ragione, senza che nessuno riuscisse però nell’impossibile impresa di lasciarci le penne. Insomma, la situazione stava prendendo una brutta piega per l’intero creato.
Solo allora ci si chiese che cavolo di fine avesse fatto la Morte. Non avendola trovata al solito posto di lavoro, la si cercò dovunque finché, alla fine, qualcuno si ricordò di quella figura lugubre che da un pezzo faceva il “sit-in” davanti all’Aldilà. Per sbrogliar la matassa, occorreva a questo punto convocare subito un bel tavolo sindacale, analogamente a quel che si fa in Italia quando c’è un problema rognoso. Ma sorse allora un’altra questione: quale sindacato andava convocato per conto della Morte? Da quelle parti non se n’era mai visto uno, non essendosene avvertita mai la necessità.
Furono persino interpellate con le dovute forme tanto la Triplice e gli Autonomi del nostro pianeta, ma dopo le scaramantiche grattate di prammatica nessuno volle saperne. Alla fine, per superare questo “empasse”, la Morte fu invitata a fondare una sigla di categoria tutta sua, della quale sarebbe stata al contempo la segretaria e l’unica iscritta. Con scarsa originalità il nuovo sindacato fu appellato “Mors tua”, ma tanto al momento bastava.
Venne il fatidico giorno della concertazione. Il “Principale” si sarebbe potuto definire un brav’uomo, se i brav’uomini non fossero stati a loro volta creature sue, come del resto i puzzoni. Non gli andava infatti di ricorrere alla precettazione, quasi fosse un prefetto davanti uno scioperante ad oltranza di qualche servizio pubblico essenziale. Era però impellente trovare una soluzione. Pur avendo miliardi di problemi da risolvere ogni santissimo giorno, va detto a suo eterno merito che il “Principale” dedicò alla trattativa tutto il tempo occorrente. Armatosi prudentemente della pazienza di Giobbe, che volle associare al tavolo negoziale (hai visto mai!), raccolse a verbale le richieste della controparte. Poiché queste ultime consistevano in un periodo di riposo, era una bella gatta da pelare. Comunque, essendo Onnipotente, figuriamoci se non riusciva a sbrogliare la faccenda.
Al termine dei lavori, infatti, la Morte se n’uscì convinta a riprendere subito il lavoro sospeso. Non solo, ma assunse l’ulteriore impegno a fare gli straordinari per recuperare tutto… l’arretrato. Gli esseri viventi ripresero come prima la loro esistenza grama in questa valle di lacrime, incredibilmente contenta di star ancora sotto la spada di Damocle della fine incombente. Il Padreterno si compiacque a sua volta d’aver riportato l’armonia nel creato.
Ma, vi chiederete, cosa aveva ottenuto la Morte in cambio? Beh, si sa che la Signora in questione non brilla certo per intelligenza, come dimostra il fatto che taglia di preferenza l’erba sana e lascia prosperare più a lungo la gramigna. Si contentò infatti della promessa che le sarebbe spettata la cassa-integrazione di zero ore a vita (anzi, per dir meglio, morte natural durante). La data d’inizio? Ovvio, il giorno successivo… al Giudizio Universale!
L’autore è il dirigente del Giudice di Pace di Bari
Solletico
"Se vuoi che la vita ti sorrida, falle il solletico" (Anonimo)




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