Quindicinale satirico online   •   Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)

 

La perversione dell’occhio


occhio thumb La perversione dellocchio

La perversione dell’occhio

Ah, i bei tempi andati! Allora sì che si poteva impunemente cantare ai quattro venti che “pizzichi e vase nun fanno pertusi”. Oggi, che godiamo della libertà sessuale più sfrenata, chi mai poteva pensare di giungere a invidiare quel venditore di “spingule frangesi”, autore della frase in questione?

Eppure – udite, udite! – è avvenuto l’impensabile. Si sa che ormai l’imperante femminismo di stampo anglosassone ha finito per sgretolare il fronte opposto, aprendo falle impensabili sino a qualche decennio fa. Castigo biblico ben meritato da certi maschietti, mostratisi verso il gentil sesso dei veri puzzoni, anziché perfetti cavalieri. Insomma, é parso a un certo punto che sull’intero sesso forte si fosse abbattuta una calamità celeste pari a quella delle sette piaghe d’Egitto. E giù caterve di leggi e regolamenti, per garantire le tanto decantate “pari opportunità” a ogni angolo del creato. Con l’aggiunta pure dei fulmini della legge per gli ultimi irriducibili maschilisti, inseguiti ovunque dalla riprovazione universale come retrivi trogloditi con tanto di clava.

Allora precisiamo, per non esser equivocati. Non solo ci va benissimo che si colpiscano stupratori e sporcaccioni di ogni risma, ma saremmo pure pronti a sponsorizzare l’uso nei loro confronti dell’equivalente di quel che per la donna è … il parto cesareo. Ma, poiché il troppo stroppia, ci fermeremo qui. Non ci sentiamo in ogni caso di arrivare a sposare la tesi, secondo cui persino un’occhiata insistente può arrivare ad esser una forma di “molestia sessuale”.

È invece quel ch’è toccato di recente ad un viaggiatore del treno Sondrio-Lecco-Milano, condannato a 40 euro di multa e a 10 giorni di galera per aver osato “parcheggiare” un po’ troppo l’occhio sul decoltè di una signora. Presumiamo che i molestatori sessuali compiano in genere le loro porcate, se non scientificamente, quanto meno con piena coscienza, mirando essi sicuramente ad arrivare al “dunque” col soggetto del desiderio. “Dunque” che può svariare dalla congiunzione carnale nei casi più gravi, per transitare attraverso la mostra delle proprie grazie (si fa per dire) degli esibizionisti e per finire nella classica manomorta da non confondere con quella di ottocentesca memoria, addebitata al potere clericale.

Ma, quando si sconfina nella “molestia”, il discorso si fa più delicato. Qui siamo nel campo delle famose “pressioni psicologiche, di tipo verbale e non verbale”, di cui parlano i vari testi sacri in materia. Quindi, anche un semplice ammiccamento o un’occhiata prolungata potrebbe a rigore rientrare in quest’ultima fattispecie, con quel che ne consegue. Guai a fare allora uno sguardo assassino alla Rodolfo Valentino! Bisogna infatti vedere come lo interpreta la persona cui esso è diretto. E se si trova una tizia, che ha luna di traverso perché caso mai sta attraversando un certo ciclo della sua vita femminile, sono i classici cavoli amari. Una bella denunzia è il minimo che possa capitare, salvo una borsettata sulle gengive. Risultato: il cascamorto è inevitabilmente destinato a cascare non morto, ma nella rete della giustizia, come il pendolare di Mandello del Lario.

Decisamente, il trentatreenne doveva essere a corto di argomenti per attaccar bottone, quando un bel dì s’è trovato seduto davanti alla signora. E, dato che la vettura era stipata per l’ora di punta, può dirsi con un eufemismo che non le ha mai potuto togliere letteralmente gli occhi di dosso. Le cronache non dicono se la maliarda avesse un decoltè da capogiro o se fosse un bel pezzo di figliola (altro eufemismo, visto che aveva 55 anni suonati). Sta di fatto che, scesa dal treno, s’è rivolta incazzata alla Polfer denunziando senza…fallo il taciturno ammiratore. Nessun testimone (ovviamente anch’esso oculare) ne ha però avvalorato l’accusa. E, d’altro canto, chi poteva accorgersi che quello sguardo fisso era incollato ipnoticamente agli “argomenti” ostentati dalla signora attraverso la scollatura?

Il poveraccio, in fin dei conti, s’era limitato ad attenersi al motto “si guarda e non si tocca”, non avendo fatto alcuna mossa che tradisse in lui un qualche barlume di libidine. Niente, neanche un filo di bava. All’epoca del fattaccio, tra l’altro, non era stato ancora pubblicato dal “New England Journal of Medical” lo studio del dottor Karen Weatherby secondo cui guardare una bella donna allunga la vita… senza contare il resto. Per il poveraccio poteva essere una bella circostanza attenuante! A nulla gli è valso però protestarsi innocente, adducendo il fatto di aver avuto la signora proprio di fronte a sé per l’intero percorso senza potersi spostare.

Aggiungiamo noi che, se avesse distolto lo sguardo altrove, avrebbe rischiato un’identica accusa da parte di qualche altra viaggiatrice suscettibile. Insomma, non aveva scampo. Chissà che il pendolare non abbia invidiato per un attimo i non vedenti! Ma, come si dice solennemente, “dura lex sed lex”. Così, mentre a qualche pedofilo acclarato capita d’esser rimesso in circolazione come se nulla fosse, all’incensurato estimatore di tette altrui un po’ di sana galera non potrà far che bene. A conferma ovviamente che “pure l’occhio vuole la sua parte”… però, “di galera”.

L’autore è dirigente del Giudice di Pace di Bari




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"Quando Bossi mi accusa di Peronismo io credo che si riferisca alla birra Peroni, che è l'unico Peronismo che conosce"

 

 

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