Quindicinale satirico online   •   Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)

 

La principessa sul pisello


principessa pisello1 thumb La principessa sul pisello

La principessa sul pisello

Andersen una volta ebbe a dire d’aver semplicemente messo per iscritto un racconto orale ascoltato da ragazzino, che chiamò “La principessa sul pisello”. Ma, poiché quel racconto nessuno l’aveva mai sentito prima, l’affermazione va presa con le doverose molle. Qui, però, è un altro l’aspetto che vogliamo approfondire. Sotto i famosi 20 materassi e i 20 morbidi cuscini della favola, Andersen avrebbe potuto benissimo metterci un altro oggetto similare: che so, ad esempio, un sassolino. Resta dunque da capire perché abbia tirato invece fuori… giusto il “pisello”. A meno che… state un po’ a sentire.

C’era una volta un Principe Azzurro, desideroso di convolare a giuste nozze. La sposa, però, non lo sapeva manco lui come la voleva, tanti erano i grilli che aveva in testa. Innanzitutto, pretendeva una principessa, e fin qui “prosit”, viste le condizioni di partenza. Ma, essendo un vero e proprio snob dell’araldica, il Nostro non s’accontentava di una principessa come ce n’eran tante, almeno all’epoca. La promessa sposa doveva esser di puro sangue reale, sennò niente (vuoi vedere che, sotto sotto, il Principe Azzurro era un precursore della “razza ariana” di Hitler?). In sostanza, secondo lui, a farle l’emocromo, la sposa avrebbe dovuto possedere i… globuli blu, anziché quelli rossi. Del resto, era o no il Principe Azzurro?

Con simili pretese, il fesso non poteva andar molto lontano e difatti non trovò nessuna sulla piazza. Inutilmente, girò e rivoltò mari e monti. Se ne tornò allora scornato nel suo reame, sotto la sottana protettiva di mammà. Si era quasi rassegnato ad una vita da scapolone, quando una notte di tregenda, tra pioggia tuoni fulmini e saette, qualcuno bussò alla porta del castello. Si trattava di una fanciulla, che chiedeva ospitalità adducendo di essere una principessina smarrita. La regina la fece ammettere al suo cospetto e la squadrò da capo a piedi. Chiariamo subito che era lei l’artefice delle fisime del figlio. Essendo fondamentalmente una frustrata, aveva puntato sempre su un matrimonio all’altezza…. di sua altezza il principe. Ora, dato che all’interessato la ricerca “urbi et orbi” era andata buca, forse era il caso di approfondire la faccenda tra le mura domestiche.

In sostanza, dinanzi alla nuova venuta, la regina pensò alla maniera di Nino Manfredi: “Fusse ca fusse la volta bona!”. Malfidata com’era, volle in ogni caso verificare se quella sorta di pulcino infracidito fosse davvero quel che diceva d’essere o una volgare impostora. Fece approntare la stanza per l’ospite, ma di nascosto, sotto i famosi materassi e i cuscini di piume, ci schiaffò l’altrettanto famoso pisello rivelatore di nobiltà. Senonché, la regina ignorava che su quel legume gravava l’influsso di un sortilegio. Infatti, dovete sapere che il mago Merlino, volendo far colpo sulla Fata Morgana, aveva pensato di farle un dono magico. In quel momento, tuttavia, non si trovava sotto mano che un semplice pisello, ma tanto gli bastò per lanciar l’incantesimo. Da allora fu sufficiente che il pisello stesse un po’ al calduccio, per diventare una grossa fava.

principessa pisello2 thumb La principessa sul pisello

“Quell’aggeggio infernale cominciava a tormentarle la gnocca ancora verginella”

Quanto alla fanciulla, va detto che era delicatissima, come si addiceva ad una del suo rango elevato. Figuratevi che persino il soffio dello zefiro era per lei un fastidio e che una carezza le faceva l’effetto d’uno schiaffo! Insomma, c’erano tutti i presupposti perché accadesse quel che poi accadde. Il pisello era stato piazzato al punto giusto del letto, per cui, se la fanciulla si metteva supina, ne avvertiva dopo un po’ la fastidiosa presenza contro l’osso sacro. Se si metteva di lato, in breve tempo quel durone le penetrava indiscreto tra le polpose carni delle cosce immacolate. E se infine si girava a pancia in giù, era peggio che andar di notte: quell’aggeggio infernale cominciava a tormentarle la gnocca ancora verginella. Insomma, per farla breve, la poveretta non riuscì a prendere sonno per l’intera nottata. Al mattino, signorilmente (in fondo, era una vera principessa), non ne fece cenno per non offendere chi l’ospitava. Ma alle sollecitazioni della regina, che malignamente le chiedeva se avesse dormito bene, non seppe tacere oltre e si lamentò dell’inconveniente notturno. Fu quella l’attesa prova che si trattava proprio della principessa tanto agognata.

Il matrimonio fu l’inevitabile conseguenza di tutta la manfrina. Ma le cose dopo non andarono affatto come si sperava. Come insegna il noto proverbio, il Principe Azzurro che troppo voleva nulla strinse. Infatti, tutte le volte che provava a toccare la sua bella, quella sobbalzava come una molla a causa della sua ipersensibilità. D’altronde, se non sopportava una carezza, figuratevi il resto. Lui ovviamente le provò tutte, pur d’arrivare a possederla. Giunse fino a farla sbronzare, ma lei gli s’addormentò sul più bello. Il poveretto puntò infine sul fatto che la ragazza era vegetariana. Sperando di superarne le resistenze, provò a definire la propria virilità in sua presenza col nomignolo di “pisello” o “fava”. Non l’avesse mai fatto! Quegli appellativi risvegliarono in lei l’incubo di quella notte, in cui il pisello si trasformava di continuo in un baccello. Ne riportò uno shock che la inibì, rendendola frigida per sempre. Il misero consorte dovette, quindi, rassegnarsi a non coglierne le grazie. E fu così che, anziché vivere felici e contenti, lei rimase vergine e lui si dette all’onanismo davanti alla Venere di Botticelli (l’equivalente d’un sito porno di quei tempi).

Per vendicarsi, il Principe Azzurro alla morte del re bandì la madre dal regno, accusandola d’avergli complicato l’esistenza con le sue macchinazioni. La sciagurata, ad onta delle sue puzze al naso, si ridusse da allora a far la tenutaria in un lupanare d’infimo grado. Ma, direte voi, che fine fece il benedetto “pisello”? Andersen racconta che fu messo alla fine in una bacheca d’un museo reale. Racconta altresì che la storia era assolutamente vera. Ora, ad onta delle ricerche fatte, non abbiamo trovato un solo museo al mondo che esponga una simile rarità botanica. Dunque, che cosa sarà successo mai? Esclusa l’ipotesi d’uno smarrimento, non resta che pensare a qualche furto. Ma chi ruberebbe mai un misero pisello, se non un mentecatto morto di fame? In conclusione, quindi, è pressoché certo che il pisello in questione sia finito in qualche pentolone della zuppa, tra fave, cavoli e fagioli vari. Ma, rispetto agli altri protagonisti, va detto che così almeno lui ha fatto …la morte sua!

 

L’autore è dirigente del Giudice di Pace di Bari




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  • Ziomaul

    Meglio quello dei fumetti porno :

    Si sposarono e lei si rivelò una gran sozzona e vissero velici e contenti finché il principe non gli prese un infarto.

    La madre? Consumò il pisello, ovvio! Ma un giorno per sbaglio lo fece minestrone e si trasformò proprio nel momento della defecazione! Che dolor, ma inventò lo stura-culon.

    Ciao

FRASI CALT


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