Quindicinale satirico online   •   Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)

 

L’anguilla e il pesce sega


pesce sega 1 thumb Languilla e il pesce sega

Il pesce sega? Si era fatto una brutta fama di onanista incallito

Il povero pesce-sega è nato sfortunato. S’è fatto purtroppo una brutta fama di onanista incallito, per via di una certa… sega che lo contraddistingue. In verità, il poveraccio ha avuto sin dall’inizio solo una iella nera, essendogli capitata la disavventura che segue.

Sin da quando salì sull’arca di Noé, scoprì con sgomento d’esser l’unico “single”. Alla vista delle altre coppie, cominciò da allora a farsi qualche… sega mentale di troppo. Idealizzò così in un modo un po’ bizzarro la sua partner ideale. In realtà, pur essendo egli una “razza”, non aveva ancora capito che di che cavolo di… razza fosse. Non s’era infatti mai specchiato nell’acqua, per il semplice motivo che ci viveva dentro. Ignorando quindi il proprio aspetto, era ovvio che alla fine fosse destinato a prendere il classico granchio (siamo o no in tema marittimo?).

Fuor di metafora, tutto accadde al termine del diluvio universale. Appena sbarcato, il nostro pesce-sega si mise alla disperata ricerca dell’anima gemella. Cerca qua, cerca là, ad un tratto incrociò per caso una sinuosa anguilla. Fu un colpo di fulmine. Quella “silhouette” conturbante lo conquistò alla follia, tanto che provò a farla subito sua. Ma l’anguilla, spaventata dall’enorme batacchio del bestione, prese a scivolargli via da tutte le parti: non per niente era un’anguilla! La poverina corse infine a infrattarsi in un buco del fondale.

Il pesce-sega provò allora a cambiar tattica. Per fare colpo su di lei, pensò di farsi crescere i pettorali in palestra. Alla fine, tutto balestrato prese a gironzolare davanti a quella tana. L’amato bene però non si scompose. Pensando di attrarla allora con uno sport più popolare, il Nostro si mise a palleggiare lì avanti col pesce-palla. La performance del duetto durò parecchio tempo. Al termine dell’estenuante esercizio, però, entrambi erano mezzo morti (il pesce-palla, in più, si era sgonfiato completamente). L’anguilla non si era invece impressionata affatto.

L’innamorato pensò allora di buttarla sul romantico. Assoldò un pesce-chitarra, per fare una languida serenata alla sua bella. Miracolo: la ritrosa mise il timido musetto fuori della tana. A quel punto, il furbacchione capì d’averla interessata. Per darle la spinta decisiva, le fece recapitare subito dopo in un cestino un minuscolo pesce-gatto, che era un amore. Conquistata da tante moine, l’anguilla crollò. E lui divenne quindi il suo “boy friend”, anzi il suo “fish friend”.

Ottenuta l’insperata vittoria, lo spasimante si dette subito da fare per allestire un bel nido d’amore. Racimolati un po’ di rottami da una nave affondata, chiamò a sé il pesce-martello, suo lontano parente, per farsi aiutare nella costruzione. I due si misero di buona lena al lavoro: uno segava le assi, l’altro le inchiodava a martellate. Certo, il risultato non fu forse la “casetta in Canada con tanti pesciolini e coi fiori di lillà”. Comunque, laggiù in fondo al mar andava a meraviglia. Tutto sembrava filare liscio, ma…

pesce sega 2 thumb Languilla e il pesce sega

Il pesce sega, l’anguilla, lo squalo tigre e la triste storia

Dovete sapere che l’unico pesce, che non fosse muto come gli altri, era un certo pesce-pappagallo. Questo tizio era un gran chiacchierone e spettegolava su tutti. Figuratevi, quindi, se un amore tanto insolito tra due soggetti così diversi non offriva spunto ai suoi pettegolezzi! Se non che, a forza di ciarlare qua e là, la notizia giunse disgraziatamente fino allo squalo-tigre, il quale famelico com’era non se lo fece ripetere due volte. Assalita la casetta. la distrusse con un solo mozzico delle sue fauci. La misera anguilla sgusciò via appena in tempo, ma venne subito braccata dal pescecane.

Per sua fortuna, arrivò di corsa in suo soccorso il pesce-sega. Questi, nel tentativo di celarla a quel mostro, la occultò sotto il suo corpo. Ora dovete sapere che la specie dei pesci-sega arriva a superare persino i dieci metri e che la loro stazza è proporzionata alla dimensione. Per giunta, il nostro esemplare, essendo il capostipite, era il più grosso che si sia mai visto in circolazione. Pesava in pratica svariati quintali. Al confronto, l’esile anguilla sembrava un moscerino davanti a un elefante. A quel punto, persino lo squalo si trovò di fronte un temibile avversario, che era un peso massimo come lui. In più, brandiva minacciosamente la sua maledetta sega. La bestiaccia stimò bene allora di battere in ritirata. Quando il predone si fu allontanato, il pesce-sega sollevò da terra la sua mole. Con somma sorpresa, però, sotto non trovò più la sua cara anguilla.

Mentre perlustrava incredulo il luogo dove s’era poggiato, si convinse che lei si fosse rintanata in chissà quale fessura. Gira e rigira, comunque, ad un tratto s’accorse che c’era una sogliola semisepolta nella sabbia. Beh, che c’era di meglio d’un bel pranzetto, per far riprendere dallo spavento la sua bella? Afferrò quindi il povero animaletto e senza indugio lo cucinò alla marinara. Si mise quindi ad attendere pazientemente il ritorno dell’amata, per festeggiare assieme lo scampato pericolo. Trascorsero le ore. Alla fine, vista vana l’attesa, il Nostro decise sconsolatamente di consumare da solo quella prelibatezza. Ohibò, il tapino ignorava che, schiacciata sotto il suo immane peso, l’anguilla era diventata… sogliola!

Nei giorni seguenti, non avendo capito il dramma che s’era consumato, il pesce-sega si mise all’opera per ricostruire la casetta distrutta. Sperava di allettare così la sua diletta, che credeva nascosta chissà dove per la paura. Se non che, quando l’opera fu completata, ecco farsi avanti al posto di lei il solito pesce-pappagallo. Il maledetto pettegolo aveva notato tutti i particolari della vicenda, a partire dall’attacco dello squalo per giungere al maldestro tentativo di salvataggio dell’anguilla. Avendo capito com’era andata a finire, non seppe resistere più di tanto alla voglia d’andare a spifferarlo in giro.

Di fronte alla crudele notizia, il pesce-sega rimase sotto choc per il resto dei suoi giorni. E ne aveva ben donde perché, senza volerlo, s’era addirittura pappato la sua adorata anguilla! E da allora, s’inebetì quasi completamente. Basti dire che imitò l’inconsolabile “re senza corona e senza scorta” della canzone di Marinella: non la volle creder morta e bussò cent’anni ancora alla sua porta.

E non basta, ché lo sventurato s’impose di portar rispetto alla cara estinta in eterno. Si votò infatti alla più completa castità fino al termine dei suoi giorni. Naturalmente, negli anni a venire, gli capitò pure d’avere qualche prurito carnale di tanto in tanto. Ma, il pesce-sega era un tipo tosto e coerente. Alla prima avvisaglia, s’ingegnò subito per scoprire come spegner l’incendio. E trovò allora che, per restar fedele al suo ricordo, bastava ripiegare su un certo surrogato. In fin dei conti, sennò, che ce l’aveva a fare quella sega del c…?

 

L’autore è dirigente del Giudice di Pace di Bari




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