Quindicinale satirico online   •   Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)

 

Mannaggia alla prostata /2


A grande richiesta la seconda puntata della poesia dedicata alla prostata, tratta dalla vera storia del nostro gradito ospite. Che ora è costretto a maneggiare i propri affari “con molta cura”

 

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Ho detto in un’altra occasione che quella gran seccatura,
che vien chiamata “prostata”, m’ha inferto una fregatura.
Un giorno s’è messa in testa di crescere a dismisura
finché, per farla smettere, s’è imposta la … potatura.

I medici – bontà loro – davver ce l’han messa tutta
ché, avutala tra le grinfie, l’han centrata e distrutta.
E fin qui tutto bene. Ma resta comunque assodato
che prima m’hanno affettato e appresso rappezzato,
lasciandomi sulla panza una incision verticale
che, se non si fermavano, finiva davvero male!

Per metterci su una pietra e infondermi coraggio,
ho finto di credere allora trattarsi d’un tatuaggio
e, se qualcun mi domanda com’è che ora mi butta,
io non posso tacergli che sono giunto alla frutta.
Pensate, ho le calze elastiche che sembro un ballerino:
non sarà il canto del cigno, però ci andiamo vicino!

urologo thumb Mannaggia alla prostata /2

Prostata e… controlli!

Ma, a parte ciò che si vede, vale quel che c’è sotto
ed è la sensazione d’avercelo, dietro… rotto!
E allora, per consolarmi, mi fanno il coro i dottori
che quello ch’avverto dentro è tutt’uno col fuori.

“Vedrai che meraviglia tornare all’antica usanza
che, allorché ti scappava, la sparavi a distanza
.
Non più sgocciolamenti e ancor meno scrolloni,
ché adesso zampillerà com’acqua dai fontanoni!”.

Non è che sia una bugia: la cosa la noto anch’io,
tanto che in fondo al cuore ne rendo laude a Dio
perché sono felicissimo che adesso il mio condotto
abbia ripreso a scorrere col flusso di un acquedotto.

Il dramma è che la medaglia presenta l’altro risvolto,
per cui ogni “pensier lubrico” nell’aere s’è dissolto.
Del resto, cos’ho da volere da quel misero orpello,
dacché mi s’è rattrappito che pare un vermicello?

Adesso ho una palla finta da infilar tra le cosce
e che serve a puntellar le altre due che son mosce:
con quest’armamentario sembro un po’ il Colleoni,
che, invece d’un solo paio, aveva tre… munizioni.

Un tempo bastava un nonnulla a stuzzicar la lussuria,
ché all’apparir d’un polpaccio scattava già la goduria,
ed or, che in televisione rimiro chiappe e tettone,
m’accorgo che non si smuove d’un passo il testosterone.
Mi sento un bel soldatino, che senza più colpi arranca
e, quand’è ormai disperato, si lancia all’arma bianca.
Ma io, questo gesto estremo, con cosa lo dovrei fare
se manco la baionetta mi è consentito innestare?

Va bene che ho ancor le mani che possono palpeggiare:
non sarebbe la stessa suonata, però ci potrei provare.
Il cacchio è che se m’arrivasse quel “genere di pensieri”
come farei a soddisfarli? Pensando… all’altroieri?

guardare non toccare thumb Mannaggia alla prostata /2

Guardare e non toccare

E dunque son qui a rimpiangere i sospirati tramonti,
imitando Lucia Mondella che salutava i suoi monti.
E l’unica mia speranza è quella di farci ora il callo
a questa idea bislacca che stia in letargo il fallo.

La donna or, se mi stimola, è come un bel paesaggio
sul quale mai azzarderei prender però un passaggio.
Ma, quando scatta il divieto “Si guarda e non si tocca”,
come si fa a dargli retta e senza l’amaro in bocca?

Mi dicon che una ripresa verrà, ma sarà lenta
e che ci vorrà ancora tempo alla libidine spenta,
perché possa scaldar per bene i suoi motori
e metter di nuovo in mostra gli assopiti furori.

Sarà pure così. Ma, intanto, a me sia concesso
piangere amare lacrime sul momentaneo “decesso”
e, mentre son qui a sognar che torni ogni “cosa” dura,
ci appenderò su il cartello: “Maneggiare con cura”.

 

L’autore è dirigente del Giudice di Pace di Bari




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