Quindicinale satirico online • Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)
Gli uomini tendono a non pensarci mai… ma se da un giorno all’altro la prostata smettesse di funzionare a dovere? I pensieri e le riflessioni del nostro gradito ospite, che anche nei momenti più difficili non abbandona la satira né l’ironia
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Esiste ‘na cosa strana, ch’è tipica del maschietto:
sta avvolta alla vescica, su per giù presso il retto.
Finché si è giovincelli, funziona una cannonata
ma, passati i cinquanta, richiede una controllata.
Infatti quel manicotto, se non te lo fai guardare,
può essere un traditore che i guai ti fa passare.
Io manco ci pensavo e, andandomene a passeggio,
mai mi sarei aspettato che m’attendeva il peggio.
Di colpo, senza sintomo, mi trasformo in… idrante
e quindi dal primo urologo debbo andare all’istante.
“È colpa della prostata che fa la birichina,
per cui dovrà permettermi darle una sbirciatina”.
Dopo di che, mi mette reclino (a pecorone),
e si butta d’impegno nel praticar l’ispezione,
che, tra dita e sondini ficcati al punto giusto,
mi viene da pensare che ci provi un po’ gusto.
“Qui, caro mio – conclude – dissipato ho il sospetto
e questa è la mia diagnosi: l’intervento diretto”.
M’aspettan, dopo il verdetto, accertamenti a vagoni
che producon l’effetto di logorarmi i “doppioni”,
tanto che quasi bramo d’andarmi a ricoverar
quale ultima spiaggia dove alfin… riposare!
Poi, il fatidico giorno! Dapprima, un bel “depilé”,
al termine del quale gli “affari” son due bigné:
osservo col pianto agli occhi quel coso venuto fuori
e che, tutto spennato, pare… un pollo Amadori.
M’insaccano su un carrello che sembro un agnolotto
e, anche se “poso” a duro, me la faccio un po’ sotto.
Giunto giù nella sala, tra il personale in tuta
e quelli che m’han portato vola via una battuta:
“Uhé, massa de ricchiune!” è il cor di benvenuto,
reso però immantinente con un pari saluto.
Mi sento com’un dannato che, giunto sulla soglia,
di tornarsene a casa ha di colpo gran voglia.
“Dov’è che son capitato? – s’allerta il mio cervello –
Qua si scambia Marrazzo con… Gaetan Marabello!”.
Comunque, quella scenetta m’ha reso il cuor sereno
e il sonno mi viene incontro, per serrarmi al suo seno.
Sapevo d’aver poi accanto un grande amico, Tonino,
ch’è giunto dal suo paese e che m’è stato vicino.
Conclusasi or la degenza, è d’obbligo un consuntivo
partendo da un dato ch’è certo, e cioè che son vivo.
Il bilancio final è attivo, rendendo grazia a Dio,
ed è d’un morto (la prostata) e un sol ferito (io).
Raffronto chi si ricovera, poi, col “Grande Fratello”:
da un lato è la sofferenza e dall’altro il bordello.
Se cinque minuti a sera vedessimo gli ospedali
lasciando star le porcate, saremmo più solidali.
Mi soffermo poi a lungo a valutare l’ambiente
e, a voler esser critico, non… critico proprio niente.
A Selvaggi fan capo le strutture e il reparto,
dove ei cuce e ricama certo meglio di un sarto.
È Elena D’Orazio che m’ha messo a dormire
e che, sempre presente, non s’è fatta sentire.
Chi m’ha tolto… il pensiero è Michele Battaglia,
che ha la man di velluto ogni volta che taglia.
Senza arrecare agli altri né offesa né discapito,
qui citerò, per tutti, Martino e il buon Ricapito.
Detto dei grossi calibri, è giusto parlare alfin
di un’équipe paramedica da “Guida Michelin”.
Non posso tacere affatto che il caposala Carone
dirige con polso il pubblico, senza far confusione.
E gli infermier? Tutti bravi, premurosi e pazienti,
ché manco li chiamavi stavan già lì e sull’attenti.
Cos’altro vi debbo dire? Che sono stato bene?
Sarebbe chiedere troppo a chi ha rischiato il pene!
Però, se finissi un giorno di nuovo in ospedale,
è solo a gente simile che affiderei il mio male.
L’autore è dirigente del Giudice di Pace di Bari
Infanzia
"Quando ero piccolo mia madre mi metteva l'aglio nel biberon per trovarmi anche al buio" (Mario Zucca)




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