Quindicinale satirico online   •   Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)

 

Pinocchio e la Fata porchina


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La crescita del naso non era l’effetto collaterale più vistoso

Della storiella di Pinocchio ognuno di noi s’è fatto di sicuro una bella spanciata da ragazzino. Però nessuno ci ha raccontato che, attraverso quella favola, Collodi contrabbandava messaggi subliminali. Appresa la faccenda, personalmente abbiam preso un po’ le distanze da questa specie di “pataccaro” dell’infanzia. E perciò non abbiamo remore a sfotterne ora qualche personaggio-chiave.

Senz’ombra di dubbio, in molti episodi Pinocchio si dimostra spesso un vero citrullo. E, a ben pensarci, non poteva essere diversamente visto che aveva la… testa di legno! Tra i tanti difetti tipici dei piccoli, aveva poi anche quello di sparare panzane per giustificarsi. Certo, non sapeva ancora mentire come i grandi, eppur ci provava già. Risultato: veniva subito beccato, perché gli cresceva il naso a dismisura! In realtà, quest’ultimo era solo l’effetto collaterale più vistoso. Ad un più attento esame, si sarebbe scoperto che quella strana appendice non era l’unica parte del corpo ad essersi allungata. Fortunatamente, i calzoncini molto stretti nascondevano a sufficienza l’inconveniente. E, del resto, l’attenzione della gente veniva sviata dalla lunghezza spropositata di quel naso. Dell’altra imbarazzante faccenduola quindi non se n’accorse mai nessuno, compreso Geppetto.

Seguì però un bel giorno un incontro fatale. La Fata Turchina aveva dovuto sposare il Grillo parlante, per via d’una di quelle stranezze che succedono solo nelle favole. Inutile dire che s’era trattato del classico matrimonio rato e non consumato. Il povero Grillo al massimo poteva sfoderare un… “grilletto”, ma con quel pistolino non aveva certo cartucce del calibro adatto ad una bonazza simile. In cambio, essendo un gran chiacchierone, cercava di supplire con la parlantina alla sue defaillances fisiche. Amava quindi vantare in pubblico strabilianti exploits, che mai avrebbe potuto compiere. La moglie sconsolata l’aveva perciò denominato il “Grullo parlante”.

Col tempo, inevitabilmente, l’astinenza forzata aveva però cominciato a logorare i rapporti della coppia. In particolare, la più frustrata era la poveretta che aveva cominciato a sognare di assaporare il frutto proibito. Non voleva però dispiacere apertamente il povero grillo, che non aveva colpa d’esser tanto minuscolo. Sbirciava perciò di soppiatto tutti i maschietti che incontrava, sperando di adocchiarne prima o poi uno disposto ad un fugace rapporto. L’incontro con Pinocchio fu galeotto. Questi infatti alla prima occasione s’inventò una scusa, pur di non bere l’amarissima medicina che lei gli voleva propinare. Di colpo, si verificarono gli immancabili due effetti sopra descritti. La Fata, resa esperta dalle tante sbirciate date furtivamente in quegli ultimi tempi, capì all’istante cos’era avvenuto. Incredula per tanta fortuna, volle però verificare meglio la sua prima impressione.

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Pinocchio e la Fata porchina

Malignamente, indusse allora il burattino a dire un’altra fesseria. Il risultato non si fece attendere con il raddoppio di entrambe le escrescenze. Sempre più vogliosa, la fatina spinse il suo giochetto ancora avanti. E così il bamboccio fu via via portato a sparare in successione tutta una serie d’impressionanti puttanate. Inevitabilmente, alla fine gli saltarono tutti i bottoncini ai pantaloni! Di fronte a tanta ghiottoneria, la famelica fatina decise di darci… sotto. Era infatti certa che il grillo non fosse nei paraggi. Era pure sicura che quel rimbambito di Pinocchio non capiva nulla di sesso. Non sarebbe quindi stato in condizione di spiegare in giro cos’era successo, sempre per via della sua testa di legno. Insomma, la furbacchiona era in una botte di ferro.

Soddisfatte le proprie voglie, la fata fece intervenire uno stormo di picchi che rosicchiarono tutte le protuberanze della marionetta. E, in tal modo, sparì ogni traccia del misfatto. Inoltre, da allora, per far perdere ogni traccia di sé, lei si finse morta, tanto che in seguito Pinocchio si trovò dinanzi alla sua tomba finta. A quella vista l’ingenuo fessacchiotto si disperò come un matto e, per consolarsi, prese a frequentare quei tipacci del Gatto e la Volpe. La fatina intanto se n’era tornata a casa tutta allegra e pimpante. Il grillo però, essendo corto, era pure malcavato. Vedendola tanto stranamente cinguettante, mangiò subito la foglia e si mise di specchietto per coglierla sul fatto. Impostosi di non fare più quel monotono “cri-cri” che ne avrebbe tradito la presenza, prese a pedinarla di soppiatto ogni volta che usciva. Purtroppo, si sa che l’appetito vien mangiando. Figuratevi quindi se alla “sposina bianca” quel primo ed unico assaggino poteva scrollar l’arretrato di dosso!

Dopo qualche tempo, quindi, la fedifraga fu presa dall’irrefrenabile voglia di un bis. Però, stavolta, quando si recò nuovamente da Pinocchio, dietro di lei c’era purtroppo il maritino cornuto. Il nostro burattino non aveva perso il vizietto di dire bugie e, quindi, alla prima provocazione della donna mentì. Istantaneamente si verificarono i soliti effetti perversi. E perciò anche adesso l’allupata fatina protrasse il gioco fino alle estreme conseguenze. Sul più bello, però, il grillo, che s’era nascosto in un angolo della casa, saltò fuori cogliendo sul fatto i due sporcaccioni. Furbescamente, la Fata scoppiò subito in lacrime e scaricò la colpa sul povero Pinocchio. Raccontò tra i singhiozzi che quel bruto l’aveva colta di sorpresa e fatta sua con la forza. Fidava sul fatto che quell’animaletto in fondo era pazzamente innamorato di lei, per cui era disposto a crederle anche a dispetto dei fatti. Infatti, il beccaccione la perdonò immediatamente e attaccò a far la predica al burattino, per fargli rimordere la coscienza.

Il misero Pinocchio, che in tutto quel marasma non ci stava capendo un tubo, cercò di giustificarsi in qualche modo. Lo fece tuttavia a modo suo, e cioè mentendo spudoratamente. Peggio che andar di notte! Inutile dire quel che successe, quando tutte quelle balle uscirono dalla sua bocca. Di fronte alla spudorata prova di virilità che ne seguì, il grillo infuriato si mise a saltare come… un grillo di qua e di là. E, poiché non la smetteva di zampettare e di blaterare, Pinocchio dovette alla fine spiaccicarlo con la scarpa sul vetro. Liberatisi così del terzo incomodo, i due amanti diabolici decisero di proseguire la tresca. Ma, alla lunga la fata non s’accontentò più di un pezzo di legno e così volle trasformarlo in un baldo giovanotto. Ahimé, non aveva però calcolato un piccolo dettaglio che la fregò. Pinocchio ebbe sì la metamorfosi, ma da allora le bugie non gli fecero allungare più un cavolo di niente!

 

L’autore è dirigente del Giudice di Pace di Bari




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