Quindicinale satirico online   •   Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)

 

Pirati d’oggi


pirati1 thumb Pirati d’oggi

Pirati moderni

Da qualche tempo in qua la gente apprende con crescente meraviglia che esistono ancora i pirati. Nel golfo di Aden, non passa infatti giorno senza che i loro equipaggi attacchino le navi mercantili di passaggio. Di colpo, par d’essere tornati a qualche secolo fa, quando di siffatte ciurmaglie brulicavano i famosi Sette mari. Ne restavano vittime preferite i panciuti galeoni, che facevan la spola tra vecchio e nuovo Mondo. I famelici “conquistadores” vi imbarcavano l’oro fregato ai popoli colonizzati, fregandosi (deve pensarsi) le mani per l’allegria.

Ma, mentre se le fregavano, finivano a loro volta fregati dai bucanieri della Tortuga. Insomma, il classico “frega-frega compagni”. Il bottino finiva poi sepolto in qualche sito misterioso, dove i razziatori andavano invariabilmente a nasconderlo(ma allora che se ne facevano?). Tra l’altro, questa di seppellire i forzieri doveva essere una vera mania contagiosa, che colpiva come un virus tutti i capi ciurma. Ne è riprova il fatto che costoro, per non rischiare di dimenticarsi la località, ne tracciassero sempre una mappa su qualche pergamena. Ma anche qui c’era in agguato la fregatura. Infatti, l’incauto che si fosse messo alla relativa ricerca avrebbe rischiato l’osso del collo, a causa di qualche trabocchetto mortale noto solo ai pirati. Certo, determinate precauzioni erano rese necessarie per salvaguardare il bottino e sottrarlo ai malintenzionati(senti chi parla!). Si trattava in fondo del frutto d’una intera “vita di sacrifici” (stavamo per dire “di m…”).

Infatti, l’onorata carriera d’un pirata aveva sempre i suoi risvolti poco piacevoli. Tempeste ed ammutinamenti quanti ne volevano, quando non c’era in agguato lo scorbuto o la pellagra. Arrembaggi, poi, con una profusione tale da lasciarci spesso la pellaccia. E, nel migliore dei casi, si poteva perdere qualche pezzo del corpo, come una gamba, un occhio, una mano o qualche altro… (ehm) membro. In più, c’era il costante rischio d’essere acchiappati e di finire appesi al più alto pennone dell’albero maestro.

Oggi, che i più alti pennoni non ci son più, i pirati rischiano sicuramente meno. Anzi, visto che a livello internazionale si discute a vuoto sul modo migliore di fronteggiare la minaccia, non rischiano affatto. Basti dire che, di recente, una fregata (e dalli!) portoghese ha incredibilmente rilasciato 19 masnadieri, catturati dopo un arrembaggio ad una petroliera. Insomma, pur essendo stati fregati con le mani nel sacco, i razziatori hanno evitato (e vi par poco!)l’altra fregatura peggiore che si riservava loro un tempo. Ma che volete, la democrazia ha le sue regole… inflessibili. Sicché, è pure possibile che arrivino i Nostri, ma è altrettanto scontato che i cattivi se la passino liscia.

pirati2 thumb Pirati d’oggi

Neo-filibustieri

Ciò significa che i masnadieri, rimessi in circolazione, potranno continuare ad assaltare impunemente qualche cargo o qualche nave da crociera in transito nel golfo. Secondo il più classico dei copioni, ogni tanto ci scapperà pure qualche cadavere e si dovranno barattare gli ostaggi, ma che volete che sia? Anche i pirati moderni hanno i loro sacri diritti e possono appellarvisi come chiunque altro. Dunque, non discriminiamoli. La storia appena detta ci conferma che i tempi sono cambiati in modo radicale. Ma ci conferma pure che non ci son più nemmeno i vecchi cari pirati dell’”Isola del Tesoro” di Stevenson. Chi riuscirebbe a figurarsi oggi un tipo come Long John Silver detto “Barbecue”, con la gamba di legno e il pappagallo parlante sulla spalla? Chi si ricorderebbe mai di un tal “capitan Flint”? Chi si metterebbe a cantare infine la famosa strofetta dei “quindici uomini sulla cassa del morto”, intenti a scolarsi una “bottiglia di rhum” per ciascuno? Le loro terrificanti figure ormai svaniscono assorbite dal cono d’ombra della modernità, che le svuota di fascino e le rende quasi patetiche. Ma, forse, alla fine ci rassegneremmo pure a vedere impallidire certi ricordi paurosi. Essi in fondo riguardano un pantheon di vere e proprie canaglie da incubo.

Quel che non ci piacerebbe, invece, è l’eventualità che in questa nuova dimensione ci possano finire anche Sandokan, Yanez de Gomera e tutta Mompracem. La famosa “tigre della Malesia” appartiene infatti al genere di pirata che ci piace, perché in fondo non è un… pirata. Novello Robin Hood, lotta romanticamente contro un nemico spietato come James Brooke e vuole la libertà dell’isolotto dove si annida. Si, va bene, lo sappiamo che anche Mompracem non è più quella di una volta. Pensate che oggi si chiama Kuraman, che sembra un detergente cutaneo delle mani. Inoltre, chi va a visitarla ne resta deluso, perché somiglia più a una sabbiosa spiaggia salentina che ad un aspro scoglio dell’arcipelago della Sonda. Quanto ai “tigrotti”, probabilmente, da quelle parti se ne son visti pochini anche in passato. Persino il loro famoso “kriss” malese, stretto tra i denti durante gli assalti, sarà stato usato tutt’al più come stuzzicadenti dopo pranzo.

Anche la candida e romantica figura di Lady Marianna oggi patirebbe probabilmente l’ingiuria del tempo perché, stando ai parametri moderni, sarebbe chiamata “la pirla di Labuan”. Come definireste sennò una, che rinunzia ad un’agiata vita borghese con tanto di servitù, per abbracciare una vita spericolata alla Vasco Rossi? Lo stesso Sandokan rischierebbe grosso, visto che lui al massimo rubava ai ricchi per dare ai poveri. I nuovi pirati viceversa rubano ai ricchi per dare sempre ai ricchi, e cioè a loro stessi. E che altro sono costoro, dal momento che pilotano scafi che costano un occhio e spianano armi automatiche d’ultimissima produzione?

Altro che rampini d’abbordaggio,sciaboloni scalcinati e vecchie colubrine! Ma i filibustieri somali pensate che si preoccupino più di tanto di distruggere il vecchio mito della Filibusta? Purtroppo, coi loro atti questi farabutti stanno mandando letteralmente in frantumi i nostri ricordi di gioventù più cari. E, se non suonasse irrispettoso per Emilio Salgari, diremmo che stanno mandando a… cagare i pirati della Malesia. Meritandosi per tutta risposta che gli s’appioppi l’appellativo, più consono al livello delle loro imprese, di… “pirati della magnesia”.

 

L’autore è dirigente del Giudice di Pace di Bari




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