Quindicinale satirico online • Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)
Mentre non c’è alcun dubbio che queste righe sono occasionate dalle recenti cronache, dichiaro al benevolo lettore che non intendo minimamente, in questa sede, parlare di politica, ma solo di costume privato; o, se preferisce, di malcostume. Cavalcheremo dunque la cronaca rosa dei potenti nei secoli, a ritroso.
La Prima repubblica è stata accusata, quasi sempre giustamente, di ogni possibile misfatto, tranne che di vizietti sessual-personali. I democristiani, per dovere di firma, erano casa, Chiesa e parlamento; i comunisti praticavano l’etica leninista del dovere prima di tutto; gli altri facevano poco testo. Oppure tutti fingevano, però bisogna riconoscere, se così fu, che fingevano molto bene.
Il fascismo fu prevalentemente laico, e, se cattolico, poco clericale e bacchettone. Dannunziani, futuristi e trasgressivi vari riempirono di sé la belle époque, anche tra i politici. “Si fa, ma non si dice” era il ritornello di una canzone di gran successo. Gli amori di Mussolini richiederebbero un articolo a parte. Hitler non diede materia ai pettegolezzi; mentre il suo avversario Churchill, più che alle donne, era attaccato alla bottiglia. A proposito di britannici, la storia erotica dei loro re va da Enrico VIII alle gesta degli Hannover-Windsor, non escluso lo stalliere della regina Vittoria, e fino ai contemporanei principi e principesse. Elisabetta II fa lodevole e rara eccezione a casa sua.
Il periodo risorgimentale italiano, sotto questo profilo, può essere raccontato anche come uno scontro metafisico tra rigorosi osservatori della morale quali Ferdinando II di Borbone o Pio IX, e zuzzurelloni dalla vita sentimentale agitata come Garibaldi dalle molte moglie e amanti, comprese le infedeli, o Vittorio Emanuele II detto “padre della patria e di molti patrioti”. Che abbiano vinto questi e perso quegli altri, fa venire pensieri amorali che è meglio non esternare. Nulla sappiamo di Cavour, ma ci basta la sua parente contessa di Castiglione, diciamo così agente del prefato Vittorio Emanuele e di Camillo.
Su Napoleone III e sua moglie Eugenia corre solo qualche pettegolezzo. Ma gli amori dell’illustre zio, da Désirée a Giuseppina alla Waleska a Maria Luigia, con relativi tradimenti di Giuseppina, e “une femme, une femme” gridato la sera di ogni battaglia vinta, sono cose arcinote. A Désirée non riuscì di diventare imperatrice di Francia, ma, sposando Bernadotte invece di Buonaparte, morì regina di Svezia e di Norvegia. L’amore è cieco anche con la geopolitica. Gli Asburgo, a sentire loro, erano castissimi e regolatissimi. Ma le avventure di Elisabetta detta Sissi, e la morte misteriosa di suo figlio Rodolfo a Mayerling hanno dato materia a film e libri a iosa. Anche Francesco Giuseppe, tra un’austerità e l’altra, si pigliava le ferie!
Corriamo più velocemente nei millenni andati. Federico II di Prussia amava tanto i suoi soldati che spesso ne voleva uno tenero per compagnia. Però si narra che una sera preferì alle grazie delle giovani reclute le dure e filosofiche carni di Voltaire. Non ebbe eredi diretti, il grande Federico: e volevo pure vedere. Caterina II fu la creatrice della potenza russa. Vedova e sola, si dava da fare. Il valoroso Potemkin, immortalato da Einsenstein, e molto di più da Fantozzi, era chiamato l’imperatore della notte. Ma di giorno la zarina era lei, eccome: ottimo esempio di separazione tra pubblico e privato.
Il lunghissimo regno di Luigi XIV di Francia fu accompagnato da molti amori, finché la Maintenon, moglie morganatica, lo mise a posto. Chissà se è vero che Filippo II di Spagna e il figlio don Carlos vennero a contrasto per amore di Elisabetta di Valois? Il coevo Enrico II di Francia morì torneando per gli occhi belli di Diana di Poitiers. Carlo V, imperatore cattolicissimo, lasciò figli spuri dovunque, e la leggenda dei “fo todos barones” per ricompensa di servizi notturni. Non dico nulla dei Borgia, una famiglia o di grandi santi o di grandi peccatori, anche, soprattutto carnali.
Federico II imperatore ebbe tre mogli ma infinite amanti e relativi figli. È una calunnia, che sua madre Costanza avesse avuto un momento di passione per Satanasso al fine di mettere al mondo l’Anticristo, però la raccontarono. Riccardo Plantageneto detto Cuor di Leone… vedi Federico II di Prussia. Anche Riccardo, pur passando come il modello perfetto del cavaliere, restò senza diretti discendenti. Roberto Guiscardo, primo fondatore del Regno unitario del Sud, ripudiò Alverada per sposare la longobarda Sighelgaita: mal gliene incolse, perché, secondo una diceria, ella lo avvelenò. Più dolce, finalmente una, è la storia del fratello Ruggero I. Amava Giuditta, della famiglia del duca di Normandia, ma era troppo povero per averla; venne in Italia, si fece potentissimo granconte di Calabria e Sicilia, e poté finalmente coronare il sogno d’amore. Cattiverie polemiche e infondate dissero male della contessa Matilde e di papa Gregorio VII. Carlo Magno, a parte il ripudio di Ermengarda, venne tacciato niente meno che di incesto e necrofilia!
Saltiamo ancora indietro. Ad Ottaviano Augusto ormai vecchio piacevano le ragazzine, in ciò trovandosi in buona compagnia del biblico re Davide… e di altri. Giulio Cesare, suo prozio e a quanto pare non solo parente, amò riamato Cleopatra; ma praticava altri gusti, e un bel dì i suoi fedelissimi soldati gli cantarono così: “Cesare sottomise la Gallia; Nicomede, Cesare”. Era un reuccio della Bitinia, di cui Giulio aveva amato la moglie, ma il re ricambiò il favore. E i soliti soldatacci commentarono che della Bitinia era stato regina e re. Cleopatra amò anche Marco Antonio, e ci provò anche con Ottaviano vincitore. Vista vana la soluzione, non le rimase che l’aspide.
I Greci non si prendevano molte preoccupazioni in materia, e tutti erano bravissimi nell’arte del non accorgersi di nulla. Pericle ebbe per amante Aspasia, che piaceva anche a Socrate. Gli eroici spartani attraversavano da ragazzi un curioso tirocinio quasi obbligatorio; un esempio seguito, alla lettera, anche dalle fanciulle dai facili e ridottissimi costumi: le chiamavano “phainomerìdes”, cioè mostratici delle cosce. Paese che vai, usanze che trovi. Alessandro Magno aveva un occhio nero e uno azzurro, e per qualcuno fu segno che era figlio di Filippo e di Zeus, o di qualcun altro, secondo se Olimpiade era rimasta fedele o meno. Un mistero del quale non verremo mai a capo. Dalle nebbie del remoto passato facciamo emergere solo Semiramide, la quale per evitare di essere criticata come peccatrice, fece una legge che il peccato era lecito. Qualche maligno direbbe che era una legge ad personam.
Queste cose accaddero ai re. Le repubbliche, si sa, sono più morigerate, soprattutto in America. Sorvoliamo su Clinton e i Kennedy.
* L’autore del brano è uno storico
Eiaculazione
"Per un eiaculatore precoce, andare in un albergo a ore è pura presunzione?" (Anonimo)




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