Quindicinale satirico online • Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)
Certo, da che mondo è mondo esistono pure i ladri. Ma è altrettanto vero che ci son ladri e ladri. Infatti, nelle diverse sub-categorie, si spazia dai saccheggiatori di casse pubbliche fino a chi s’accontenta di svuotare le cassette dell’elemosina. A voler stringere il discorso, ci s’accorge che anche il mitico Robin Hood apparteneva a questa manica di cialtroni. Egli ha solo avuto il c..o d’esser accreditato per secoli come un romantico raddrizzatore di torti sociali. Ma uno che frega ai ricchi sia pure per donare ai poveri, sempre ladro resta. E a chi ci accusasse d’eccessiva severità, vorremmo ricordare che la sua figura è stata di recente offuscata dal ponderoso saggio in inglese: “The Unknown Templar”. Qui, lo storico britannico John Paul Davis l’ha addirittura ridotto al rango di un usuraio, sia pure dal gran cuore.
Insomma, Robin si sarebbe comportato alla stregua dei cavalieri templari: prestava volentieri i soldi ai bisognosi, ma rigorosamente “a strozzo”. Figuriamoci se in questo mondo moderno che non risparmia niente e nessuno non facevano il mazzo pure a Robin Hood! Dunque pollice verso anche per lui, alla faccia di Ridley Scott che gli ha appena dedicato un bel film agiografico con Russell Crowe.
A questo punto, si consentirà anche a noi una lettura dissacrante delle sue gesta.
A ben pensare, Robin Hood avrebbe dovuto destare qualche sospetto già per come si acconciava. Avete mai fatto caso al cappello che portava in testa? Era senza fallo quello sfoggiato un tempo dai goliardi alla “festa della matricola”. Bene, ma che motivo aveva un uomo non più sbarbatello per indossare un copricapo del genere? L’unica spiegazione è che egli fosse il classico… fuoricorso universitario. Uno di quelli, per intenderci, col tesserino pieno zeppo di bolli, uno per ogni anno perso a bivaccare nell’università. Uno scroccone, cioè, abituato a vivere sul groppone di papà e mammà. Da ottimo scansafatiche, il parassita aveva giustamente bisogno d’ingannare le ore che non trascorreva sui libri.
Sicché, non offrendogli i suoi tempi molti svaghi, prese a distrarsi col gioco dell’arco. E tira oggi, tira domani, alla lunga anche un ciuccio simile divenne un arciere provetto, capace per così dire di “spaccare il capello in due”. Ma lo sfaccendato prese alla lettera questa frase e pensò di affinare questa sua specialità. Cominciò così a prendere di mira tutte le “capocce” dei paesani che gli venivano a tiro. Naturalmente, nelle sue intenzioni non voleva far male ad alcuno. Sta di fatto che alla gente veniva comunque un accidente, quando la freccia s’infilava tra le sue chiome per tranciare in due i capelli.
Alla lunga, il malvezzo dello screanzato ridusse l’intera comunità a portare, suo malgrado, la zazzera divisa esattamente in due e con la riga in mezzo! Avendo surclassato ampiamente in questo sport Guglielmo Tell (che comunque se la prendeva solo col figlio), il bullo divenne il flagello di tutta Nottingham. Questo spiega perché il famoso “Sceriffo” di quella contrada ce l’avesse con lui. Non si sa bene come mai uno sceriffo fosse capitato da quei paraggi, anziché farsela con i cow-boys del Far West. Ma sta di fatto che a Nottingham uno sceriffo c’era e, in più, era male intenzionato. Robin Hood si vide così mettere addirittura una taglia sul capo. A quel punto il furfantello pensò bene di cambiare aria. Vagando nella foresta di Sherwood, dopo un po’, incappò in un fratacchione chiamato “frate Tuc”, perché aveva il vizio di tuc…care tutto quel che gli capitava a portata di mano.
Non era tuttavia un cleptomane, perché s’accontentava di far come Cyrano di Bergerac che, giunto al fin della licenza, appunto “toccava”. Secondo la medicina d’oggi, si trattava di un riflesso condizionato, che al limite gli avrebbe guadagnato il soprannome di “Daje de… tac”. Ma nel Medioevo non s’andava tanto per il sottile. Infatti, lo cacciarono dal convento il giorno in cui cominciò a “toccare” anche i confratelli. Essendo finito ramengo nella foresta, ingaggiò un duello con Robin Hood, che rifiutava categoricamente di farsi sfiorare da lui. Finirono entrambi a mollo a lottare in un ruscello.
In seguito, divenuti amici (“per la pelle” naturalmente, visto che il frate lo toccava in continuazione), i due fondarono una SpA di sbandati. La denominarono “Gli allegri compagnoni della foresta”. Però, da allora, altrettanto allegri non furono i viandanti, che venivan messi sistematicamente in mutande. La stessa sorte toccò pure a Lady Marianna, la quale dapprima sbraitò per l’oltraggio, ma evidentemente poi ci provò gusto. S’innamorò follemente del masnadiero, che le si era spacciato come un paladino dei poveracci. Il che era vero solo in parte, visto che di nascosto Robin praticava – come s’è detto – lo strozzinaggio. Però, al contrario di oggi che quasi nessuno parla, le denunce cominciarono a piovere sempre più numerose sul tavolo dello sceriffo. Il quale provò più volte a snidare quel farabutto, ma ogni volta se ne dovette tornare a casa con le pive nel sacco. Robin, con la sua mira infallibile, era un osso troppo duro per i suoi denti. Pertanto, lo sceriffo ci faceva sempre la figura del pirla, come il sergente Garcia con Zorro.
Alla fine, la faccenda venne riferita a “Giovanni senza terra”, che occupava indegnamente il trono del fratello maggiore Riccardo. A parte le terre, Giovanni non ci aveva “manco ‘na lira”, anzi “manco ‘na sterlina”. In queste condizioni, Robin diventava un vero incubo per le casse reali, visto che era lui a spogliare i sudditi al posto del fisco. Purtroppo, per quante ne tentasse, neanche l’usurpatore reale riuscì a snidare quel furfante dal suo rifugio. E fu solo grazie ad uno stratagemma che l’inafferrabile arciere di Sherwood venne allo scoperto. Il re e lo sceriffo catturarono lady Marianna, sicuri che Robin avrebbe tentato di liberarla. Inevitabilmente, giunse il momento della resa dei conti. Ma, mentre i contendenti se le davano di santa ragione, eccoti comparire Riccardo “Cuor di leone” reduce dalle crociate.
Il legittimo re era morto nell’assedio di un castello, ma era resuscitato per l’occorrenza. Sicché si riprese seduta stante il potere, mettendo definitivamente a cuccia il fratello. Licenziò poi su due piedi lo sceriffo, che s’imbarcò finalmente per l’America (il fesso non sapeva che non era stata ancora scoperta). Infine, per ricompensare Robin e Marianna, volle far loro da testimone alle nozze. Avendo però da tornare urgentemente nella tomba, pretese che il rito si celebrasse immantinente. Occorreva dunque trovare un prete, ma da quelle parte non ce n’era l’ombra. Si pensò allora di arrangiarsi, facendo celebrare il matrimonio a frate Tuc. Purtroppo, il malnato non aveva perso il viziaccio d’allungare le mani attorno a sé. Sapete come finì? Con una tuc…cata troppo audace alla sposina, la quale svenne sull’altare. E il matrimonio si concluse, ovviamente, a suon di mazzate nelle corna!
L’autore è dirigente del Giudice di Pace di Bari
Riflessioni
"Basta con i piaceri della carne! Facciamo godere anche le verdure!" (Bagatto)




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