Quindicinale satirico online • Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)
Alla vigilia dell’incontro, i più seri commentatori ed esperti di calcio davano Wolf** – Nisticò una partita senza storia, tipo Sorbo San Basile – Inter. Tutti i pronostici seri e scientifici erano, ovviamente, per il Nisticò. E le forze in campo? Ma già, Nisticò schierava, contro i brocchi dell’avversario, i suoi atleti più forti e preparati. Guardate che formazione, che undici, la squadra di Nisticò.
1. Con la stessa storia dei venti e delle stelle, Ulisse l’hanno già fatto sbarcare in America, Indonesia e Inghilterra, e in altre 97 località ugualmente campate in aria.
2. Città “fondate” da Ulisse ce n’erano a decine. Tacito ne ricorda una persino in Germania.
3. Anche in Calabria, c’è chi vuole Ulisse a Copanello, e chi a Crotone.
4. “Eisithme” non vuol dire “istmo” come pensa il Wolf, ma “ingresso”.
5. Il porto descritto dall’innamorata Nausicaa è uno e non due, e la città sta in mezzo, sul mare, mica ad 850 mt. slm. (Per gli ignoranti generici, metri sul livello del mare).
6. I Feaci non abitano in montagna, bensì sul mare, ed erano marittimi, non agricoltori e pastori.
7. Non c’è a Tiriolo alcuna prova, nemmeno un piccolo indizio di un popolo come i Feaci: né prove archeologiche né fonti né cenni etimologici. C’è la preistoria e protostoria, ma non c’è niente, niente di feacio. Ammesso che esista qualcosa di feacio da qualche altra parte! E non concesso.
8. Nessun antico ha mai accennato manco per sbaglio ad Ulisse dalle nostre parti, tranne una interpolazione posteriore a Servio e un accenno di Cassiodoro in una lettera volta a sgravi fiscali e non certo a studi omerici.
9. Tutti gli antichi dicono che Scillezio (oggi Squillace, ndr) fu fondata da Menesteo, o, in genere, dagli Ateniesi.
10. Tutti – beh, quasi tutti – sanno che i miti di fondazione vengono creati, in genere ad arte, molti secoli dopo la città.
11. Sono almeno cent’anni che questi positivistici problemini non hanno alcun credito tra gli studi filologici, roba da Proloco, non da grecisti.
Undici campioni undici! Insomma, doveva essere una partitella di allenamento tra professionisti da una parte e una rappresentativa di scapoli e ammogliati dall’altra. E invece l’incontro finì sette a zero per il tedesco, dunque, per il Nisticò, peggio della Roma col Manchester. E come mai? Fu una questione di fattore campo, l’appoggio del pubblico.
Il pubblico, come quasi sempre accade, di calcio e di storia non capiva niente, però erano tifosi accaniti, e tutti, proprio tutti, schierati con il Wolf contro il misero Nisticò. Tutti grecisti, direte voi. Macché, nel caso migliore hanno frequentato svogliatamente un liceo classico, e, dopo sei mesi dalla maturità, a stento si ricordano come il greco si legge: come si traduce, non lo sapevano nemmeno prima. Però sono disposti lo stesso a dare la vita per dimostrare che la wolfesca “traduzione” è più esatta del teorema di Pitagora. Wolf è forestiero, Nisticò, infelice, è solamente di Soverato.
Vista la contesa andar male, il Nisticò tentava le sue ultime carte. Scillezio, spiegava, è una colonia di Atene. Atene, scusate se è poco, la patria di Dracone, Solone, Socrate, Fidia, Ictino, Callicrate, Eschilo, Sofocle, Euripide, Aristofane, Tucidide, Platone, Senofonte, Demostene, Menandro… La sede delle Muse, del Partenone… E che, ombra del passato, è oggi pur sempre la capitale della Grecia. Chiunque si esalterebbe, si commuoverebbe di fronte a questa notizia… e invece il pubblico della partita, wolfiano fino al midollo, restò insensibile ad ogni richiamo che non fosse Ulisse, Ulisse, Ulisse, e ripeto Ulisse… eh, quel film con Kirk Douglas degli anni 1950! Quello lo hanno visto tutti, Ictino e quegli altri… beh, diciamo che sono un tantino meno popolari.
Non restava che arrendersi. Nisticò depose ogni speranza di successo, e riconobbe pubblicamente di avere torto, e che Wolf aveva ragione da vendere. Un modo di dire, non pensate a male. Anzi decise di collaborare con lui, e mise mano a scrivere libri e saggi per dimostrare quanto segue;
- Ulisse sbarcò a Tiriolo e sul Monte Cucco, è vero, però suo nonno era calabrese. Non scherzo, solo calabro poteva essere quell’Autolico che fu “il più famoso degli uomini nel mentire e nel giurare”, un sofista della peggiore specie. Odissea, libro XIX.
- La Fata Turchina era calabrese. Qui infatti sbarcarono, oltre ad Ulisse, i Turchi. Cosa c’entra? Niente, ma è una conclusione etimologica di pari credibilità di Nausicaa di Tiriolo. Secondo i maligni, zero.
- Pinocchio, di conseguenza… già, non ci sono tante Pinete? Pinocchio, Pinete: chiaro?
- Omero era di Reggio. Ragazzi, l’ha detto Mosino. Chissà se Dante era di Cardinale? Aveva lo stesso naso di nonno Ulderico, non si può mai dire!
- Nardodipace fu la Città della porta. L’ha scritto Raso. Dove portava la porta?
- Meno male che è arrivato Wolf. Senza di lui non sapremmo mai che Feaci stavano a Tiriolo. Pensate che sventura! Altro che terra sottosviluppata e ultima d’Europa: quattromila anni fa sì che qui si stava bene!
- Scuola e cultura sono le armi più efficaci per combattere la mafia.
- La Regione Calabria è seria e produttiva. Raddoppiamo lo stipendio ai consiglieri.
Da allora anche Ulderico Nisticò venne finalmente considerato un intellettuale famoso, e, in via eccezionale, ammesso alla graduatoria per aspiranti consulenti regionali e prepensionati di platino. Alcinoo, re dei Feaci, sua moglie Arete e la loro intraprendente figliuola, a parte che non esistettero mai, ne furono lieti.
Ulrich von Nistik
(se mi scambiano per tedesco, forse mi credono)
PS: La tragedia (greca) è che non ho inventato niente, è tutto vero.
*storico
**Armin Wolf è stato docente di Storia medievale presso l’università di Heidelberg e ricercatore presso il Max Planck Institute di Francoforte. È autore di circa 200 pubblicazioni e , in base ai suoi studi, sostiene che Ulisse, prima del suo imbarco per ritornare ad Itaca, abbia attraversato via terra l’Istmo calabrese di Sant’Eufemia (Cz). Ritiene che la terra dei Feaci sia da identificare con l’attuale territorio di Tiriolo (Cz).
Golf
"A mio avviso il golf è un modo costoso di giocare alle biglie" (Gilbert Keith Chesterton)




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