Quindicinale satirico online • Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)
Non so a voi, ma a me la faccenda che la comune progenitrice di tutti noi sia stata addirittura una semplice scimmia non m’è ancora andata giù. “Ma come! – si scandalizzerà qualcuno – tu contesti la tesi sostenuta nientemeno che dal famoso Charles Darwin, al termine di quell’altrettanto famoso viaggio che lo portò sino alle isole Galapagos?”. E beh, preso atto che l’ha detto uno che, tradotto in italiano, nel migliore dei casi si arriverebbe a chiamare “Carletto”, a me che me ne frega lo stesso?
Non m’aggrada comunque la prospettiva d’esser stato inserito da lui tra i parenti in linea retta o collaterale di una bertuccia (per di più senza il mio consenso, come vorrebbe la buona creanza). Al solo pensiero del ferino apparentamento mi vien su, inarrestabile, fino alla strozza lo scalfariano grido: “Io non ci sto!”. E non chiamatemi razzista, per favore. Io sarò pure un animalista, però non chiedetemi più di tanto.
Anzi, giacché ci sono, c’è una cosa che mi verrebbe da chiedere: l’esimio naturalista inglese da dove cavolo è andato a pescare questa sua bella pensata? A quanto mi risulta, alle Galapagos… di scimmie non ce ne sono. Se si fa infatti eccezione per i fringuelli, le iguane marine e le tartarugone giganti, non c’è nulla che somigli neanche alla lontana all’ombra di uno scimmiotto o di un mandrillo. Sì, é vero che le femmine di questi primati allattano la prole esattamente come le nostre donne. E allora? Anche le balene allattano i loro (si fa per dire) piccoli. Allora perché non dovremmo discendere dalle balene? “Scherzi? – mi si obietterà scandalizzati – le dimensioni di quei giganteschi mostri sono del tutto diverse da noi”. Ah, sì? Allora spiegatemi da quale buco sia uscito mai… il gigante Golia!
Ma c’è pure un’altra osservazione che vorrei fare ai cosiddetti evoluzionisti, tutti presi quest’anno a celebrare Darwin nel bicentenario che lo riguarda. Avete mai visto gli uomini spidocchiarsi reciprocamente, come fanno le scimmie? Quando hanno un prurito, gli uomini se lo grattano da soli. Figuratevi se lo fanno fare ad altri, specialmente quando a prudere è qualche parte più riservata del loro corpo che non nomino per decenza.
E non basta, perché a nessun essere umano verrebbe mai la folle idea di lanciarsi da un albero all’altro, magari con l’aiuto di una liana. Ciò non solo per mancanza di liane nei siti moderni, ma perché si sa che il volo umano è destinato a finire sempre allo stesso modo, avendocelo insegnato a sue spese quel fesso di Icaro.
Qualche evoluzionista incallito direbbe a questo punto che mi son data la classica zappa sui calli e mi opporrebbe subito l’esempio di Tarzan. Sì, lo so bene che quello sciagurato, oltre ad aver dimestichezza con le liane, viveva tranquillamente con l’amata Cita. La trattava nel contempo alla stregua di sorella, moglie e sguattera (per chi non lo sapesse, nel mondo dei gorilla non si va tanto per il sottile coi ruoli, come invece da noi). Dunque questa sarebbe la riprova che Darwin c’aveva ragione? Il fatto è che Tarzan, essendo cresciuto tra gli scimpanzè, aveva necessariamente le idee un po’ confuse. Se per caso fosse stato allevato da un serpente boa, da grande sarebbe andato sicuramente a vivere in compagnia di qualche biscia. E, al limite, se avesse amato il brivido, avrebbe convissuto con una “vipera cornuta”, che – detto in confidenza – rispetto alle altre vipere presenta l’ulteriore vantaggio d’esser già predisposta per natura a sopportare le scappatelle del compagno.
Ma, attenzione: l’argomento Tarzan si potrebbe trasformare in un’arma a doppio taglio per chi volesse scagliarmelo contro. Potrei ribattergli che l’uomo della giungla in oggetto, infatti, non appena incrociò quel “mammifero modello 103” di nome Jane non ci pensò un secondo a mollare scimmie, bertucce, gorilla e oranghi vari. Dopo di che, se n’andò con la sua bella a fare il lord in Inghilterra, rinnegando così tranquillamente la sua presunta ascendenza. Pensate che Cita lo abbia seguito, per far magari la parte della trisavola nel maniero di famiglia? Da buona scimpanzé preferì restarsene tra i suoi simili, dove probabilmente diventò la concubina preferita di quel mandrillo del capobranco e nessuno ne seppe più niente.
Dunque, caro dottor Darwin, secondo i miei dati, lei non l’ha contata giusta. E sto parlando solo per me che ho sangue plebeo nelle vene. Sangue, che non mi va di mischiare con quello di un macaco. La precisazione mi pare necessaria, per non passare da giannizzero di un certo tipo di aristocrazia snob, che difende anacronisticamente il suo sangue blu.
Ma, egregio dottor Darwin, voglio esser onesto fino in fondo con lei che passa per un grande luminare della scienza infusa. Desidero infatti farle un cavalleresco “assist”. C’è un punto che stranamente nessun suo seguace ha mai pensato di sbandierare: ed è che ogni parco zoologico che si rispetti esibisce certamente tra i suoi esemplari qualche branco di babbuini. Ebbene, chi non s’è accorto che il loro deretano mostra spesso e volentieri degli strani rigonfiamenti multicolori? Per giunta che questi rigonfiamenti talvolta sporgono fuori a grappoli? E, perbacco, se questi non son segni inequivocabili della presenza di nodi emorroidali!
Ecco, se si tirasse fuori un simile argomento, son certo che neppure uno scettico come me potrebbe più negare l’evidenza. Certi fastidiosi “inconvenienti” ce li ha, infatti, pari pari sin dalla sua comparsa anche quel poveraccio dell’Homo sapiens!
L’autore è dirigente del Giudice di Pace di Bari
Partenze
"Partire è un po' morire, ma morire è partire un po' troppo" (Anonimo)




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