Quindicinale satirico online • Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)
Tra le innumerevoli notizie riguardanti la scuola che quotidianamente rimbalzano dalle pagine dei giornali, eccone ora una che esce dal solito "clichè" di gratuita prepotenza dei bulli di turno. Si tratta di un episodio su cui qualcuno si è avventato con una severità moralista, che appare spropositata se la si raffronta con quell'altro genere di azioni violente e vigliacche fatte in gruppo.
Intendiamoci subito: non intendiamo giustificare quel che ora diremo, ma l'imputazione di "atti osceni" che ne è seguita ci sembra un po' troppo. Come si vedrà, siamo piuttosto nell'ambito di una bravata tipica dell'età ("Sò ragazzi!", direbbero a "Striscia la notizia"). In altri tempi essa sarebbe stata sanzionata con quel sanissimo scapaccione, che una recentissima sentenza della Cassazione ha addirittura bollato come un deprecabile "gesto fascista".
Il fatto? Presto detto: in una scuola media, cinque ragazzini sono stati denunciati per oscenità aggravata, per aver gareggiato tra loro nella misurazione del loro… uccellino. Il tutto, ohibò , sotto l'occhio disattento se non addirittura complice della professoressa che, stando all'accusa, avrebbe lasciato fare. Non si sa ancora chi tra i contendenti l'abbia spuntata di misura, ma di sicuro la "singolar tenzone" non brilla per l'originalità.
Anche ai tempi nostri infatti i ragazzini, appena avvertivano i primi pruriti, avvertivano l'irrefrenabile tentazione di verificare la qualità della "mercanzia" di cui il Padreterno li aveva forniti. E giù sfide verbali su chi l'avesse più duro (altro che Bossi!). Con questo genere di gesti si tendeva, allora come adesso, ad esaltare la propria dotazione organica (ci si passi l'espressione un po' burocratica), vantandone proporzioni che erano naturalmente distanti anni luce dalla verità.
Certo, nessuno in passato si sarebbe preso la libertà di lanciare il guanto (nessuna allusione, visto il tema, al preservativo!) di sfida davanti a qualche insegnante, maschio o femmina che fosse. Il timore delle conseguenze (si traduca: una reprimenda del preside completata da una bella "caricata" del padre) bastava a paralizzare anche i peggiori malandrini, che pure c'erano. Oggi, con quei genitori moderni che si ritrovano, i ragazzi non hanno più la "misura" (mò ce vò!) del loro agire, quando se lo "misurano" tranquillamente in classe senza approfittare magari dell'intervallo.
Nell'episodio ultimo, abbiamo poi il sospetto che si sia voluto ingigantire il fattaccio coinvolgendovi la scuola attraverso quella poveraccia della supplente. E il fatto che quest'ultima non sia stata sospesa dal Consiglio di classe già la dice lunga sulle sue sbandierate colpe. L'insegnante s'è tra l'altro difesa, asserendo che i ragazzini si erano chiusi in circolo in un angolo con la scusa di parlare di una gita scolastica imminente. E il suo sguardo non poteva quindi penetrare all'interno di quella specie di "falange macedone", che notoriamente non presentava fessure!
Ora un aspetto sul quale nessuno s'è, a quanto pare, soffermato è … l'arma del delitto. Che non è quel che a prima vista può pensarsi. Da che mondo è mondo, per prendere le misure occorre qualche strumento capace di determinarle con precisione. È quindi più che plausibile che i cinque birbanti si fossero dotati di qualche righello per determinare con certezza i rapporti di forza ed evitare contestazioni. E, dato il contesto, non é che non ne avessero a disposizione, anche se squadre e righelli a scuola dovrebbero servire ad altro tipo di geometria e le lunghezze da misurare dovrebbero essere al limite quella dell'ipotenusa o di ben altro tipo di "circonferenza".
Aspettiamo ora con una certa curiosità che la giustizia faccia il suo corso. Attendiamo, in particolare, che l'indagine ci risolva l'angoscioso dubbio se i giovani malandrini abbiano avuto il tempo di lubrificare le armi, portandole dalla posizione di riposo a quella di… sparo. L'inchiesta dovrebbe dirci pure chi abbia vinto la gara e chi no. E ciò apre il discorso sull'ultimo aspetto della vicenda, riguardante il promotore della denuncia. Evidentemente, chi s'è rivolto ai carabinieri non si è contentato della sospensione inflitta (giustamente) agli studenti. Quale movente l'ha spinto ad andare oltre? Mah! Ci par però di capire dalle cronache che si sia trattato di un'augusta genitrice, anche se non si sa di quale scolaro. Allora vuoi vedere che s'é trattato di una mammina affettuosa, ansiosa di vendicare così il suo pargoletto finito "penosamente" ultimo in graduatoria?
L’autore è dirigente del Giudice di Pace di Bari
Ricordi
"Questo orologio è un caro ricordo: me lo ha venduto mio padre in punto di morte" (Woody Allen)




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