Quindicinale satirico online • Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)
Notoriamente, certi materiali combustibili, quando prendono fuoco, abbisognano di essere spenti secondo le modalità più acconce. In genere, basta buttarci su un bel getto d’acqua per domare ogni possibile principio d’incendio.
Il discorso può estendersi – è il caso di dire “mutatis mutandis” – anche a un certo… aggeggio dell’uomo che pudicamente vi lasciamo immaginare quale sia. Chi può negare che anch’esso s’infiammi letteralmente per la passione? In tal caso, però, lo spegnimento avviene con modalità completamente diverse dall’acqua. “Madre natura” infatti ha predisposto per questi casi il suo antidoto, che consiste in opportuni movimenti di carattere ondulatorio col proprio “partner”, e ha previsto persino il ricorso a un certo genere di manovre “manipolatorie” per i misantropi più incalliti.
Intendiamoci: non è che ai primordi dell’umanità la faccenda fosse così pacifica e scontata. Anzi, a prestar fede ai sacri testi, all’inizio di tutti i tempi l’uomo fu creato solo soletto. Adam Kadmon, a quanto se ne sa, non era però affatto un tipo focoso. A ben pensarci che motivo poteva avere per andar su di giri? Quell’Eden sarà stato pure un Paradiso, ma lasciava a desiderare quanto all’aspetto che qui ci interessa: non lasciava infatti al poveraccio alcuna chance di poter battere un chiodo. Certo, studi recenti hanno condotto gli scienziati evoluzionisti a non escludere “ab origine” la possibilità di qualche incrocio con lo scimpanzè.
Con tutta la buona volontà, però, nemmeno loro crederebbero mai che un personaggio, che somigliava a Tarzan della giungla, sia stato capace di spegnere completamente i suoi bollenti spiriti facendo magari gli occhi dolci a… Cita.
A un certo punto, pure il Padreterno si rese conto che la sua creatura abbisognava di compagnia. C’era davvero il rischio che andasse altrimenti incontro alla depressione, causata da un’overdose di seghe cerebrali da solitudine. Per questa ragione creò Eva, ma nel contempo pose tutta una serie di incredibili paletti circa un certo albero carico di mele che non si dovevano cogliere. I due presero a vivere quindi come fratello e sorella.
Ci pensò allora Lucifero a far la parte malefica che gli spettava. Adocchiato Adamo che ciondolava completamente nudo, Satanasso si disse che era un vero peccato che tutto quel “ben di Dio” (mo’ ce vo’!) andasse sprecato unicamente per far ogni tanto acqua. Fu così che, tentando Eva, riuscì a far scoppiare quella sorta di pandemonio, che tutti conoscono perché ne pagano ancora le conseguenze.
Questa breve puntata nel mito delle origini ci consente di aprire il discorso su due recenti episodi di cronaca. Il mondo moderno – come è facile constatare – ha posto il sesso al di sopra di ogni pensiero. Tutte le occasioni son quindi buone per propinarcelo in tutte le salse possibili ed immaginabili, per cui alla lunga l’eccesso è diventata la regola.
Ma è inevitabile che l’abuso porti all’assuefazione e allo svilimento successivo. Va allora a finire che agli organi della riproduzione non si dia più quel po’ di rispetto cui avrebbero diritto. Accade allora di leggere che a Mosca una donna ha dato tranquillamente fuoco all’aggeggio del marito, mentre quest’ultimo guardava la televisione sul letto. Si ignorano le ragioni dell’insano gesto da cui è scaturita la scintilla che ha dato… fuoco alle polveri. Che la signora abbia pensato di “accendere” i sopiti sensi del coniuge svogliato con questa specie di elettroshock? O era forse gelosa che il marito dedicasse le sue attenzioni a qualche altra donna? Insomma, fatto sta che ha fatto alla lettera, come suol dirsi, “fuoco e fiamme”. Lasciamo all’indagine chiarire la dinamica del fattaccio, che ha mandato il tapino al reparto grandi ustionati.
Ora, che l’incendio lo appicchi una moglie piromane può al limite farsi passare, sia pure con tutte le riserve del caso. Ma che a rosolare il pene quasi fosse un involtino sia il legittimo proprietario, questa proprio non ce la saremmo aspettati. Ed invece ecco arrivare da Wellington in Nuova Zelanda la notizia,
diramata dall’Ansa, che lo studente Thomas Hendry è riuscito ad entrare con questo gesto demenziale nel “guinnes dei primati”.
Il giovane ha stravinto in tal modo il concorso televisivo “Fin dove puoi arrivare?”, in programma in un pub locale gremito di gente. In diretta, per 500 dollari, ha unito il pene ad un pezzo di legno applicandoci con una spillatrice 18 punti metallici (ben 18? pensava forse che… se la squagliasse?). Temendo di non esser arrivato ancora a guadagnarsi la cifra, ha pensato poi di cospargere il tutto di benzina e di accendere un fiammifero.
Il fesso fidava nel pronto intervento del pompiere di servizio, ma per sua sfortuna l’estintore non ha funzionato. Lo ha salvato solo un provvidenziale boccale di birra ghiacciata versata prontamente sopra l’arrosto da un avventore (e poi dicono che l’acool fa male!). Risultato: tabula rasa non solo dell’intera “foresta”, ma anche serie bruciacchiature a tutto il “sottobosco”. Roba da far crepare d’invidia
persino Stravinskij col suo “Uccello di fuoco”.
L’autore è dirigente del Giudice di Pace di Bari
Guai
"I guai sono come i fogli di carta igienica: ne prendi uno, ne vengono dieci" (Woody Allen)




(media: 5,00 su 5)



(media: 5,00 su 5)



(media: 5,00 su 5)



(media: 5,00 su 5)



(media: 5,00 su 5)© 2007-2011 lo Stivale Bucato • Registrazione tribunale di Roma n. 64/2007 del 2 marzo 2007 • Disclaimer e gerenza