Quindicinale satirico online • Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)
Ognuno di noi nella sua vita ha il proprio mito, grandi personaggi che hanno fatto la storia, uomini che hanno vinto dure sfide col destino, persone che hanno cambiato il mondo… Insomma, ognuno di noi ha qualche punto di riferimento, qualche frase detta da ricordare, qualche sogno realizzato da ripercorrere e magari, anche senza che ne siamo consapevoli, stimiamo, ammiriamo, emuliamo qualcuno per il suo modo di vivere ed il suo indiscutibile valore.
In effetti anche io fino a qualche mese fa avevo il mio mito, un uomo che aveva espresso in musica i suoi desideri, un uomo che non aveva avuto paura di cantare frasi banali accompagnate da improponibili coretti, un uomo che è stato l’eterno secondo di tutti i suoi Sanremo, in poche parole un uomo che aveva avuto l’abilità di comporre una canzone attorno al suo desiderio di vivere in campagna… Toto Cotugno.
Proprio così, ricordo ancora i miei giorni tra i banchi di scuola e nella mente sempre e solo quel “ah-ah… ah-ah”, è ancora viva sulla mia pelle la sensazione immaginaria della “rugiada che mi bagna”, con gli occhi trasognanti e la mente piena di fiorellini, ed uccellini, e porcellini, ed anatroccolini… Sono cresciuta coltivando quel sogno da condividere con il mio mito: abbandonare la città col suo caos, il suo smog ed il suo tran tran per rifugiarmi in un casale, o una villa, o una casetta, insomma in un posto che avesse un giardino e mi potesse ricordare in qualche modo la campagna tanto desiderata da me e da Toto.
Fortuna delle fortune, pochi mesi fa, mentre ero alla ricerca di una casa in affitto da condividere col mio ragazzo, ho letto un annuncio che diceva pressappoco così: “Miniappartamento in villa con camino e giardino fittasi, completamente arredato prezzo modico”. In men che non si dica presi un appuntamento per andare a vedere questo miniappartamento in villa con giardino e camino e nell’attesa il miniappartamento in villa con giardino e camino era già diventato nella mia mente una specie di reggia circondata da distese di prato inglese e campi fioriti, alberi da frutto dai quali cogliere la colazione a prima mattina con la “rugiada che mi bagna” ed un’aria pura, fresca, incontaminata, altissima, purissima, levissima.
Dopo tutto questo lavoro cerebrale poco ha importato se il mini appartamento in villa con giardino e camino era in realtà una tavernetta praticamente senza finestre (vi lascio immaginare cosa significa accendere il camino, che tra l’altro si trova in camera da letto!), e che la villa è una specie di ostello della gioventù divisa in sei con gente che va e viene continuamente; del resto era agosto e, in confronto ai 40 gradi all’ombra che c’erano all’esterno, quel fresco anche abbastanza umido e buio mi è sembrato il paradiso.
In poche parole non c’è stato verso di ritrovare la lucidità mentre immaginavo pomeriggi di libri sul dondolo in giardino, con 4 o 5 cagnolini che mi scorazzavano tra le gambe, e l’ho presa in affitto la sera stessa avendo premura di procurare alla proprietaria i soldi dell’affitto e delle mensilità di caparra per non farmi sfuggire l’opportunità della mia vita! Settembre è terminato presto tra trasloco, pulizie e sistemazione e sono bastati pochi giorni di ottobre con le prime piogge, i primi freddi ed i primi venti per maledire Toto Cotugno e tutta la sua stirpe.
Il risultato, dopo sei mesi, è che ho i reumatismi! I muri trasudano acqua e sono pieni di muffa, le zanzare sopravvissute alla selezione naturale delle specie sono ormai in grado di resistere anche alla neve, la luce va via ogni dieci minuti, e non ci sono termosifoni e stufe e camino e pigiami di pile su pigiami di pile su vestaglie di pile con cappelli e calzettoni di pile che tengano rispetto agli otto gradi centigradi del mio bagno. Certo, perché noi ci siamo attrezzati, non ci manca proprio niente e quindi abbiamo anche l’orologio col termostato e la voce della signorina che ti specifica bene “sono le 13 e 12 minuti, 8 gradi” nel caso avessimo cercato di non notare che fare la pipì a casa nostra è come calarsi i pantaloni nel bel mezzo della foresta pluviale.
In questi mesi d’inverno il giardino è una distesa di fango e quella che in città è una pioggia insistente da noi si trasforma in 20 centimetri di neve. Gli animali però, quelli non mancano, il giardino è popolato di vita… Ragni, scarafaggi, sorche e tutti i tipi di esseri volanti e striscianti che l’enciclopedia degli insetti prevede, bestie bioniche che popolano i miei incubi notturni mentre strappano a morsi la zanzariera della finestrella in alto in alto nella mia camera da letto.
In casa siamo vestiti con le tute da sci e la doccia si va a fare dalla suocera. Non vi dico la vita di coppia che favola! Qualunque tipo di contatto pelle-pelle è stato rimandato all’estate, del resto sfido chiunque a provare desiderio per la donna delle nevi che puzza di brace! A conclusione di questa esperienza la mia canzone preferita è diventata “Le tagliatelle di nonna Pina” e mi restano solo due parole da dire: Toto, vaff…
Funerale
"Era un funerale così povero che forse, nella bara, non c'era nemmeno il morto" (Ennio Flaiano)




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