Quindicinale satirico online • Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)
Più che “Il Grande Sogno” dovevano chiamarlo “Il Grande Risveglio”. Sì, quello dello spettatore alla fine della proiezione. Stiamo parlando del film di Michele Placido presentato all’ultimo Festival di Venezia. La pellicola ci racconta, attraverso le storie dei personaggi ed in particolare attraverso il ritratto di una tipica famiglia italiana, il Sessantotto con i suoi movimenti studenteschi e i suoi fermenti politici e culturali.
Tra lotte di classe, di piazza e di letto – allora c’era anche chi manifestava per la rivoluzione sessuale, per poter liberare le donne da certi stereotipi e affermarne i diritti (ma era il ’68 o il 2009?) – l’idea di fondo tuttavia si perde. A parte le “epiche” immagini di scontri tra ragazzi, armati di uova, e forze dell’ordine, con tanto di manganello, rimane ben poco dello spirito che animò gli studenti.
I protagonisti del film, interpretati da Jasmine Trinca, Luca Argentero e Riccardo Scamarcio, partecipano alle manifestazioni, occupano le università, vanno a sostenere le istanze dei contadini e dei braccianti del Sud. Insomma, vorrebbero cambiare il mondo. Salvo poi non riuscire neanche a cambiare se stessi. Da Laura (Jasmine Trinca) che da convinta cattolica e da tipica ragazza di buona famiglia si scopre da un giorno all’altro rivoluzionaria, per poi tornare all’ovile, a Nicola (Riccardo Scamarcio), poliziotto pugliese, che, infiltrato nel movimento studentesco, ne abbraccia gli ideali (o meglio le donne che li sostengono), per poi diventare in realtà tutt’altro (attore famoso: era questo il suo Grande Sogno), fino a Libero (Luca Argentero), militante comunista che continuerà ad esserlo, ma in altri luoghi meno “libertari” (il carcere).
Per loro il Grande Sogno si è infranto ed è svanito nel giro di pochi anni. Per noi anche prima dei titoli di coda.
Giudizi
"Ai poster l'ardua sentenza" (Antonello Chieca)




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