Quindicinale satirico online • Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)
Se Ercole vivesse oggi, la sua più pesante fatica sarebbe quella di trovare lavoro
Tizio: «Ciao, buongiorno, come stai?»
Caio: «Bene, grazie, e tu?»
Tizio: «Tutto ok.»
Caio: ……..
Tizio: ……..
Caio: «Che caldo che fa!»
Tizio: «Eh, sì… Non esistono più le mezze stagioni…»
E così le nostre giornate scorrono per luoghi comuni. A partire dal problema dei parcheggi, per continuare col classico “è l’euro che ci ha rovinati”, senza trascurare i vari tormentoni sulla politica.
E siccome io di questa società, a volte tanto scontata da essere sorprendente, sono parte integrante, nell’ultimo periodo non faccio altro che parlare di lavoro: il lavoro… che non c’è.
Ma dov’è finito ‘sto lavoro? Dove si è andato a nascondere? Tutti lo cercano e nessuno lo trova! Lo si cerca nella Pubblica Amministrazione, o nelle aziende private. Lo si cerca tramite le agenzie di lavoro temporaneo, o gli Uffici di Collocamento; lo si cerca soprattutto a casa dell’amico politico.
L’ho cercato nel cassetto e tra le grucce dell’armadio, nelle tasche dei giubbotti e, persino, nei cassonetti dell’immondizia, ma io, questo lavoro, non l’ho trovato da nessuna parte.
Ma che cosa serve per trovare lavoro? Per continuare con i luoghi comuni, ovvia risposta a questa domanda è: “La cultura e l’istruzione sono la prima cosa”. Ma ormai ai canonici 3 barra 5 barra 10 (e a volte anche qualcosina di più) anni di università, che per qualcuno assomigliano più alle fatiche di Ercole, si aggiungono master di 1° e 2° livello, stage, tirocini e, paradosso dei paradossi, anche alcuni anni di esperienza.
Esperienza, però, che nessuno vuole far fare a chi non ha esperienza; con il risultato di rendere gli esperti sempre più esperti, e gli inesperti sempre più disoccupati!
Quando poi ci si presenta ad un colloquio di lavoro, generalmente le cose vanno così: dopo circa 20 minuti di training autogeno, durante il quale vi ripetete frasi del tipo: “Sono troppo forte, sicuramente mi prenderanno”, vi trovate di fronte a chi, dovendo decidere se siete proprio voi la persona adatta, vi porrà una serie infinita di domande, più che altro personali, alle quali non si è mai sicuri di aver risposto nel modo giusto.
Il colloquio si conclude con un asettico “le faremo sapere”. Nella peggiore e più frequente delle ipotesi non li sentirete mai più. Ma a volte c’è anche qualcuno che richiama per comunicare l’esito della selezione, e lì sì che la fantasia regna sovrana.
Infatti, se l’esito di cui sopra dovesse essere negativo, le scuse per giustificare la scelta vanno dal classico “abbiamo preferito un altro profilo al suo”, fino anche a cose tipo “il suo curriculum è troppo importante”.
“Il mio? Ma l’hai letto bene?” Penserete.
Tuttavia, per tornare a noi e ai nostri luoghi comuni, una teoria alquanto affascinante che ho sentito più di una volta, enuncia: “Al giorno d’oggi bisogna inventarsi il lavoro”. Ma che vuol dire?
Ci ho pensato e ripensato ed il massimo che sono riuscita ad inventare è un sistema nel quale io lavoro per me stessa e mi pago da sola. I problemi sono nati nel giorno in cui dovevo riscuotere lo stipendio.
Adesso sono ancora in cerca, e che sia lavoro nero, bianco o giallo; che si tratti di posto fisso o con le rotelle; con contratto co.co.pro., co.co.co., o co.co.dè. conta poco, i contributi li chiedo in famiglia e, sentendo che il governo sta valutando una modifica della legge Maroni per portare l’età pensionabile a 58 anni, mi domando: io, a 58 anni, l’avrò trovato un lavoro?
Nel frattempo, per non abbattermi, ricomincio a studiare, ma stavolta non mi faccio fregare: mi iscriverò a Scienze e Tecniche della Ricerca del Lavoro!
Dieta
"Ho seguito una dieta per due settimane e ho perso... due settimane" (Totie Fields)




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