Quindicinale satirico online • Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)
Ogni tanto Le Commari lanciano una causa filantropica, un invito a fare qualcosa di buono per l’umanità intera. La nostra proposta dalla pagina virtuale de lo Stivale Bucato è questa: LIBERATECI DA PUPO E IL PRINCIPE.
Ormai non proviamo solo una semplice antipatia, ma vero e proprio odio nei confronti di questa irritantissima coppia di dementi. Dopo “I Raccomandati” non hanno concesso agli spettatori la possibilità di riprendere fiato ed eccoli di nuovo qui a rompere gli zebedei (per chi ce li ha…) con “Ciak si canta”, programma che hanno sgraffignato al povero Pino Insegno, segato per il flop “Insegnami a sognare”. Peraltro non ci voleva molto a capire che quel programma sarebbe stato un fiasco, bastava il titolo per immaginarlo, visto che è più idiota delle traduzioni italiane dei titoli di alcuni film hollywoodiani.
Ormai il Principe dei nostri stivali spunta da tutte le parti. Vespa parla di lui, i programmi pomeridiani parlano di lui, l’insopportabile Giletti parla di lui. BAAAAASTA! Cosa dobbiamo fare per levarcelo di torno? Non è bastato un referendum per sancire che l’ITALIA è una REPUBBLICA???
Già è un mistero come lui, il Ghinazzi e il tenore siano arrivati secondi a Sanremo, ma visto l’andazzo generale si potevano fare alcune ipotesi, tipo:
1) La più classica: hanno pagato i call center;
2) Quelli a casa non hanno capito la ritrattazione di Morgan e hanno cominciato a fumare crack per davvero;
3) La più probabile: a guardare Sanremo c’erano solo le casalinghe frustrate di una certa età, seguaci della Clerici e della De Filippi (noi non siamo fra queste, no malelingue NO!).
E sulla storia del televoto abbiamo una nostra teoria: a votare non sono soprattutto le ragazzine, perché a quelle il cellulare bene o male serve anche per altre cose e dopo un paio di voti la smettono. A giocarsi la pensione su ‘ste vaccate sono proprio alcune nostre commari attempate tipo quelle che vanno a fare da pubblico parlante ad Amici. Lo sappiamo perché qualche volta le becchiamo sul pianerottolo che si disperano perché non riescono a prendere la linea.
Il successo di Pupo ed Emanuele Filiberto è una di quelle cose inspiegabili che ti fanno venire voglia di fare una sola cosa: EMIGRARE. Però, cacchio, perché ce ne dobbiamo andare noi se quel tipetto con la erre moscia ex-cocainomane (come ha ammesso alle D’Urso e alle Iene) fino a qualche anno fa nel nostro Paese non ci poteva mettere piede?! Esiliatelo di nuovo, per favore. In Svizzera si sta meglio!
Si fanno decreti per rimediare a tutto, facciamone uno interpretativo di quella pifferello di legge abrogativa dei primi due commi della XIII disposizione transitoria della Costituzione, sì, insomma, quella sui Savoia. L’interpretazione da dare? Secondo noi è la seguente: “I Savoia possono stare in Italia finché non cominciano a romper troppo le balle“. Bene, siccome, a nostro avviso, Filiberto le ha proprio fracassate: VADA VIA! Se ne torni a fare il pupazzo in Svizzera e la smetta di bestemmiare dicendo di voler essere il nuovo Fiorello.
Tanto il tempo in qualche modo lo impiegherà: solo per chiamare le sue figlie gli ci vorrà mezz’ora ogni volta con tutti quei nomi che ha dato loro (Vittoria Cristina Adelaide Chiara Maria di Savoia la maggiore e Luisa Giovanna Agata Gavina Bianca Maria di Savoia la minore).
Non lo vogliamo vedere più quest’uomo inutile che prima chiede il risarcimento agli italiani con quello svitato di suo padre (che condivide un certo hobby col Premier) e poi dichiara amore eterno al Belpaese. E noi, cornuti e mazziati, che gli concediamo di fare il buffone in tv e per questo gli riempiamo pure le tasche, visto che il poveretto con meno di 10mila euro al mese non sa vivere.
Ribadiamo il nostro appello a non dare più spazio in tv al muso di Filiberto (e smettiamola di chiamarlo Principe perché non lo è) e alla naschia allargata di Pupo e non diteci: “Se volete, cambiate canale”, perché ormai hanno invaso tutto. Già la notte facciamo gli incubi e ce li immaginiamo ad avviare collaborazioni artistiche con Silvio e Apicella, tutti e quattro insieme a cantare la versione unplugged di Italia amore mio: “Sì stasera siamo qui e facciamo quel che ci pare, mentre l’Italia va a puttane…”.
Risentitamente vostre,
Maria Dora e Maria José
Affare
"Ognuno ha il suo prezzo. Io ho anche lo sconto" (Altan)




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