Quindicinale satirico online   •   Anno IV, numero 10 (26 luglio 2010)

 

Papi le suona a Janet


Janet se la canta e Papi gliele suona

Tanto paga Papi. Espressione diventata ormai molto comune. Eppure cantarla può essere la causa di censura alla kermesse più famosa d’Italia: il Festival di Sanremo.

Questo è capitato a Janet De Nardis. L’ex-annunciatrice di Raidue ha proposto alle selezioni del 60° Festival di Sanremo, nella categoria “Nuova generazione”, il brano “Tanto paga Papi” (casa discografica Universo). Il singolo non ha mai passato le selezioni perché il testo è stato giudicato “non conforme”. In base al regolamento delle kermesse, sono vietati testi discriminatori per sesso, età, religione, razza o nazionalità.

Il testo scritto da Janet, in realtà, vuole essere divertente e ironico, una satira di costume sullo Stivale. La filastrocca a rima baciata recita: “Il debito che sale, la droga che fa male, il fumo che ti uccide, il monopolio ride, la scuola l’abbandono, le tette come dono, e senza un parrucchiere, lo sai potrei morire… le leggi io le frego, non credo più allo Stato, Governo e opposizione, la banda in coalizione, veline in parlamento, il popolo è contento…”.

Noi abbiamo voluto intervistare Janet sulla vicenda e lei gentilmente (forse perché non ci conosce) ha accettato.

La bella Janet De Nardis

Janet, ci racconta perché ha deciso di scrivere questa canzone?
“Ho voluto scrivere una canzone che ironizzasse sui temi che ogni giorno sentiamo tranquillamente in televisione, sui luoghi comuni che però, a pensarci bene, sono tristissimi per la nostra società. Quando ho scritto il testo ne ero stufa, e pensavo al Papi di Noemi e alla figura ridicola che abbiamo fatto come italiani nel mondo. Sono tanti i ragazzini per strada che ripetono in continuazione “Tanto paga papi”, per il telefonino, il vestito griffato o solo il capriccio di un momento. E ancora: quante volte si vedono in giro ragazzine che accompagnano uomini molto più grandi di loro? E poi le senti nei bagni commentare che stanno con questi uomini perché hanno la ‘fabbrichetta’ oppure possono farle diventare ballerine nei programmi Tv…”.

Quando ha presentato il brano a Sanremo, immaginava di scatenare questo polverone?
“Non ho deciso io di presentare la canzone al Festival ma la mia casa discografica. Sinceramente ero praticamente convinta che il pezzo non passasse la selezione, ma non avrei mai immaginato di essere censurata”.

Come è venuta a conoscenza della censura?
“Se ne sono accorti alla Universo quando non hanno visto il brano caricato sul sito di Sanremo. Sono rimasti basiti, non sapevano cosa stesse succedendo; in 20 anni non avevano mai visto una cosa del genere. Poi, dopo innumerevoli fax, e-mail e richieste di spiegazioni, dalla commissione è arrivata una nota in cui si specificava che il testo della mia canzone non era conforme all’articolo 3 del regolamento, commi 7 e 8. Ora: l’articolo 3 fa riferimento a testi discriminatori ma i comma 7 e 8 non siamo riusciti a trovarli. Non esistono. Anzi invito chiunque a cercarli. Inoltre la comunicazione ci è pervenuta il 28 dicembre, quando ormai erano scaduti tutti i termini per la partecipazione e avevamo solo 3 giorni per fare ricorso. Vorrei sapere chi c’è in tribunale il 31 dicembre…

Vede, ha ragione Brunetta quando parla dei fannulloni…
[ride]

Ha dichiarato di aver scritto il testo della canzone di getto, mentre sentiva i soliti argomenti guardando la Tv. Ora, ci tolga una curiosità: guardava il Tg4 di Fede, Porta a Porta di Vespa o un editoriale di Minzolini?
[ride] “Beh, in effetti non saprei che dire, non lo ricordo perché ormai questi programmi si confondono tra di loro, si stanno omologando in questa direzione. Ho sentito che molte redazioni televisive si rifiutano di parlare di me e con me della censura di ‘Tanto paga Papi’ perché, a detta loro, ‘è difficile fare satira nella casa del padrone’. Sinceramente mi auguro che il Premier non sia così sciocco come i suoi tiraborse e che sappia ridere di queste cose, anche perché credo sia molto impegnato in cose più importanti”.

“Il testo della mia canzone non era conforme all’articolo 3 del regolamento, commi 7 e 8. Ora: l’articolo 3 fa riferimento a testi discriminatori ma i comma 7 e 8 non siamo riusciti a trovarli”

Qual è stata la reazione della stampa alla censura del suo brano?
“Onestamente in un periodo in cui si manifesta tanto per la libertà di espressione mi sarei aspettata qualcosa di più. Dopo il lancio dell’Ansa, che riportava la notizia della censura, è scoppiato il caso. Ma tutti hanno posto l’accento sul fatto che la canzone era brutta per cui non meritava il Festival. Non è questo il punto. Se una canzone non piace non arriva all’Ariston, viene bocciata ma non censurata! Sono rimasta interdetta anche da un giornalista dell’Unità che parlando di me e della mia storia, ha scritto riferendosi ad una mia foto scollata: ‘Come si vede dalla foto, chiaramente la De Nardis si propone come un clone della D’Addario…’. Nulla contro la signora D’Addario, ma io che c’entro con una persona che ha dichiarato in pubblico di essere una prostituta?”

Antonella Clerici ha dichiarato che il suo brano non era all’altezza. In effetti lei è alta quasi un metro e ottanta, se la prende con Papi e nella canzone dice pure “il nano se la ride”. Ma allora ce l’ha con i bassi… hanno ragione a censurarla per razzismo!
[ride] “Quando si scrive un testo di una canzone bisogna sempre cercare di sintetizzare quello che si vuole dire. Se si vuole credere che il ‘nano’ sia Berlusconi, va bene. Ma io non mi riferivo al nano in altezza, ma ad una sorta di nanismo intellettuale. Di quella persone piccole intellettualmente che ridono, godono nel vedere la nostra società così mal ridotta. La Clerici invece è bugiardina: in un’intervista a Radio2 ha dichiarato che tutta la vicenda è solo una montatura; una spettacolarizzazione per una canzone brutta. Ma, nella stessa intervista, ha anche dichiarato di non avere mai sentito il mio brano”.

Crede che la gelosia nei suoi confronti sia stata una delle cause della censura? Noi della redazione de lo Stivale Bucato crediamo, anzi siamo sicuri di sì. Basta poco per dimostrarlo. Il suo singolo si chiama “Tanto paga Papi”, lo sa che così hai suggerito una soluzione alla crisi economica nazionale? Per questo motivo ha infastidito il ministro Brunetta, il cui sogno è quello di vincere il Nobel per l’economia. Lo sa che ora rischia di rubarglielo? Come se non bastasse ha anche infastidito Bondi, che è un gran poeta. Sappiamo che è capitato sul suo sito Web e ha letto le sue poesie. In particolare, in una scrive che il ricordo del sorriso di una persona ti farà sognare il paradiso. Ecco, il ministro dei Beni e delle Attività culturali si è ingelosito credendo che, in fondo, lei abbia dedicato la poesia al Premier.
[ride] “Lo sai, non ci avevo pensato…”.

La politica s’interroga su “Tanto paga Papi”

A noi può confessarlo: ha scritto il suo singolo per poter entrare in politica? Lo sa che se per candidarsi a destra il clichè è essere velina, a sinistra è di andare a trans?
[ride] “Io credo che le persone non possano improvvisarsi per quelle che non sono. Non sono contraria al fatto che nella vita si cambi, ma sono convinta che sia necessario effettuare un percorso. Io sono un’artista e una libera cittadina per cui non devo avere una coerenza politica. Sono libera di criticare sia la destra che la sinistra se credo che stiano sbagliando. Io sono per uno stato di persone per bene. Mi sembra assurdo che in uno stato che si proclama democratico mi debba sentir chiedere se ho paura per il futuro solo perché ho scritto una canzone di satira”.

Janet visto che è stata così gentile con noi, vogliamo rivelarle il vero motivo della sua censura. Noi della redazione appena abbiamo sentito il caos che si era creato intorno al suo brano abbiamo cercato di capire i veri motivi di quanto accaduto. Appena ha consegnato il suo Cd per la selezione di Sanremo è arrivata una comunicazione allo staff del miglior Premier degli ultimi 150 anni. C’è stato grande scompiglio nelle stanze di Palazzo Grazioli. All’inizio si credeva che “Tanto paga Papi” fosse una dichiarazione di Topolanek, l’ex-primo Ministro ceco fotografato nudo a Villa Certosa. Credevano che fosse un modo per adescare le signorine dai facili costumi. Fin qui, tutto sommato, non c’era alcun problema.
Poi all’improvviso Ghedini ha zittito tutti gridando: “Vuoi vedere che è stato Mills a parlare? Quello non sta mai zitto, deve cantare sempre…”. Dopo qualche attimo di silenzio sono scoppiati tutti a ridere, si sono presi sotto braccio e hanno cantato: “Ma che ce frega, ma che ce ‘mporta…”. D’improvviso la cosa si è fatta seria. Hanno tutti creduto che dietro la sua mano, nella stesura del testo, ci fosse niente meno che Veronica Lario. Sa, il divorzio è costoso… ecco spiegato il motivo per cui è partita la censura!

[ride] “Bene. Ora sono più tranquilla!”




1 stellina2 stelline3 stelline4 stelline5 stelline (3 voto/i, media: 5,00 su 5)
Loading ... Loading ...
(condividi) Invia tramite e-mail Invia tramite e-mail Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Tag (argomenti): 
 •   •   •   •   •   •   •   •   •   •   •   • 
Dello stesso argomento sullo Stivale Bucato:

 



FRASI CALT


Memorie
"Ricordo bene il mio primo rapporto sessuale. Ho ancora la fattura" (Groucho Marx)


Aiutaci a vivere




 

© 2007-2010 lo Stivale Bucato • Powered by WordPress • Registrazione tribunale di Roma n. 64/2007 del 2 marzo 2007 • Disclaimer e gerenza