Quindicinale satirico online • Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)
Quando baciare un ranocchio non basta per “sistemarsi” tutta la vita. Se nelle fiabe dei Fratelli Grimm avere a che fare con l’animaletto verde ha sempre portato fortuna – o meglio, un castello e un reame – alle fanciulle, c’è un’eccezione e la Disney ci ha fatto pure un film che sta per uscire nei cinema. Stiamo parlando de “La principessa e il ranocchio”, pellicola natalizia che segna il ritorno dello Studio all’animazione classica. La protagonista è la prima “eroina” afro-americana Disney, un po’ Michelle Obama, un po’ Pretty Woman (ma senza esercitare la stessa professione di Julia Roberts nel film).
Tiana è infatti una cameriera di New Orleans che lavora tantissimo per poter mettere da parte i soldi per aprire un ristorante. Dunque molto distante dal prototipo fiabesco di principessa che, rinchiusa in una torre o addormentata nel bosco, non attende altro che un avvenente fanciullo coronato la salvi (da una maga o da un sortilegio). La ragazza ad una festa incontra un ranocchio (che in realtà è il principe africano Naveen trasformato da un rito wodoo) e lo bacia, convinta che avrebbe potuto realizzare il suo sogno; ma, per effetto di una stregoneria, diventa anche lei una piccola ranocchia. A questo punto dovrà intraprendere un viaggio (insieme ad un’allegra brigata di creature un po’ strambe, ma divertenti) attraverso il mondo mistico e incantato dei bayou della Louisiana per trovare chi la aiuti a spezzare il sortilegio.
Ci riuscirà?
Il finale del film vi svelerà ogni dubbio (se proprio ne sentite l’impellente bisogno). A noi ne rimane uno: perché far credere alle bimbe che dietro una rana c’è sempre un principe azzurro? Non sarà un tantino fuorviante?

Animalisti convinti
"Pitbull che abbaia verrà presto soppresso"




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