Quindicinale satirico online   •   Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)

 

Morire di sesso


Morire facendo l’amore. È incredibile, ma accade anche questo, e sempre più di frequente. L’ultimo spiacevole fatto è avvenuto nel Bolognese, e purtroppo siamo costretti a riportarvelo e a parlare (anche con l’aiuto di un esperto) dell’argomento… che da troppe persone e testate giornalistiche è considerato un tabù, e che invece potrebbe trasformarsi entro pochi anni in un vero e proprio allarme sociale.

Partiamo dai fatti: un uomo di trentuno anni è deceduto durante una pratica di “bondage”. La parola bondage, per chi non lo sapesse, in inglese significa “schiavitù” o “soggezione”, e sta ad indicare quelle particolari pratiche sessuali basate sulle costrizioni fisiche e realizzate con legature, corsetti, cappucci, bavagli, o più in generale sull’impedimento consenziente alla libertà fisica, di muoversi, di vedere, di parlare, di sentire.

Sembrerebbe qualcosa di assolutamente assurdo, ci sono invece persone a cui queste pratiche piacciono e che attraverso di esse provano piacere. Il problema, ovviamente, è quando il piacere si trasforma in una sofferenza estrema, e quindi anche nella morte. Il trentunenne in questione, infatti, è morto a causa delle lacerazioni provocategli alla gola (e quindi del conseguente soffocamento) dalla catena con cui un “amico” lo aveva legato a un albero. Gli accertamenti disposti dal Pm hanno escluso che sul corpo dell’uomo ci fosse la presenza di fratture o percosse indipendenti dalle lesioni provocate dalla catena; l’autopsia, inoltre, sembra escludere che il decesso sia avvenuto in seguito a un’azione violenta.

Per questo, tutte le piste degli investigatori portano alla versione del gioco erotico andato a finire male. Versione, tra l’altra, confermata anche dal medico legale. Per il decesso è stato arrestato un amico della vittima (sì, avete capito bene: un uomo morto e un altro arrestato “semplicemente” per un gioco erotico) con l’accusa di omicidio preterintenzionale. A far “crollare” l’indagato due versioni dei fatti completamente diverse date alle forze dell’ordine al momento dell’arresto e qualche giorno più tardi.

Abbiamo chiesto al sessuologo Willy Pasini di darci una mano a capire meglio questo strano fenomeno del bondage e della perversione sempre più estrema, che si starebbe espandendo a macchia d’olio. “Un uomo adulto su cinque ha comportamenti sessuali perversi”, spiega l’esperto. “C’è chi nega e non ammetterà mai – continua – di avere perversioni per paura di ledere la propria immagine, e c’è chi lo afferma a gran voce per creare proseliti”. Ma dove finisce il gioco erotico, e dove inizia la patologia?

“Gli uomini che hanno comportamenti devianti sono solitamente adulti, ma è molto difficile identificarli: “Non appartengono a nessuna classe sociale in particolare e a nessuna classe di età definita, possono anche essere anziani”. Fin quando si resta entro perversioni soft, i comportamenti non fanno male agli altri (come il fenomeno del “travestitismo”); il problema, invece, entra in gioco quando si tratta di “perversioni obbligate”, ossia necessarie per arrivare al piacere: “Il sesso si separa dalla procreazione e dal cuore, e si diventa schiavi delle proprie perversioni, che da soft diventano hard e scatta la patologia”.

Ultimamente è innegabile che, grazie anche al Web, le perversioni e gli incontri stiano aumentando a dismisura: basti considerare che anche la coppia bolognese si era conosciuta inizialmente in una chat su internet: “Il Web – conclude Pasini – ha sicuramente incrementato l’incontro tra chi ha in comune certi tipi di perversione, e permette di riunire chi ha tendenze hard e preferenze speciali. Tra l’altro c’è da aggiungere che il mondo virtuale e quello televisivo hanno esorcizzato certi comportamenti perversi, e li hanno utilizzati come messaggi commerciali, aiutando così le perversioni ad allargarsi a dismisura”.

Per concludere, e per citare un vecchio adagio: fate l’amore, non fate la guerra.




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