Quindicinale satirico online • Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)
C’era una volta “Sex and The City”, la serie televisiva trasmessa dall’HBO a partire dalla fine degli anni Novanta e in breve diventata un cult (e non solo tra le donne). C’era… appunto.
Poi vennero le trasposizioni cinematografiche – una trilogia giunta al suo secondo capitolo – di certo ben lontane dai fasti (feste?) dell’originale. Del “vecchio” Sex and the City non è rimasto granché. Il “Sex” non c’è quasi più, sepolto tra le pieghe di rapporti matrimoniali, incombenze familiari e menopausa da bloccare con pillole di ogni tipo.
La “City” meno che mai: la splendida New York con le sue vie dello shopping e i locali alla moda resta molto (ma molto) sullo sfondo, “soppiantata” da Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, regno del lusso più sfrenato… con karaoke annesso. Quello che abbonda nel sequel è piuttosto il botox: ce n’è dappertutto, soprattutto sui volti e sulle bocche di alcune delle attrici, insieme a una dose eccessiva di vestiti a dir poco kitsch e di colpi di scena tanto annunciati, ma non pervenuti.
E che dire poi di alcune battute che sembrano uscite dalla sceneggiatura di una commedia all’American Pie più che da una serie conosciuta per la sua ironia e sagacia? Tutto è un ricordo sbiadito dell’originale.
Qualcuno se n’è accorto? Beh ai botteghini sicuramente: Sex and the City 2 ha incassato molto meno rispetto al primo episodio e rispetto soprattutto alle previsioni…

Addio
"Era un uomo così antipatico che dopo la sua morte i parenti chiedevano il bis" (Ennio Flaiano)




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