Quindicinale satirico online   •   Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)

 

Tecno-vita


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Tecno-vita

Ma chi l’ha detto che le nuove tecnologie migliorano la vita?

La ricerca si spinge sempre più oltre arrivando ad ideare computer che si proiettano sulle nostre mani, sulle pareti, o sulle magliette dei nostri amici; supporti sempre più impalpabili sui quali magicamente salvare migliaia di parole o foto o canzoni o numeri o tutte queste cose insieme; realtà virtuali e luoghi che avrei giurato non esistessero e forse ancora lo giuro, ma c’è qualcuno che ci va ed io lo conosco!

Negli ultimi anni sono cambiate molte cose, c’è chi sostiene che tutto questo progresso serva a semplificare ogni cosa, dalle pratiche più complicate alle semplici e routinarie operazioni di ogni giorno. Me lo spiegate allora perché il caffè nella maggior parte delle case si fa ancora con la moka?

A parte il caffè tante cose sono cambiate, invero, ed io mi sarei dovuta adeguare. Pare la natura dell’uomo porti infatti ad imparare per tentativi ed errori, beh con me questo metodo non funziona, e non funziona nemmeno il computer, per cui almeno due volte al giorno mi si sente imprecare perché non ho salvato il file e questo strumento del demonio sul quale proprio ora digito ciò che state leggendo si è bloccato e va spento in maniera coatta o buttato nel cesso facendomi perdere, in entrambi i casi, tutto il lavoro fatto. Sbaglio o questo non succedeva con le vecchie Olivetti? Magari i calli sulle punte degli indici, ma non questo!

I telefonini sono diventati talmente piccoli che se li si avvicina alla bocca per parlare sono così distanti dall’orecchio da non riuscire più a sentire cosa risponde l’interlocutore; si cammina per la strada gesticolando e parlando ad alta voce anche se si è soli, e per quanto sia anche io una donna del nuovo millennio non riesco a trovarla una cosa naturale; si scattano centinaia di migliaia di foto che poi non si sviluppano mai e per nostalgia si va a rivedere quelle dei mitici anni ottanta, che non si sono smagnetizzate!

Chi come me si trova a cavallo tra due epoche ha la casa piena di enciclopedie, vocabolari, dizionari dei sinonimi e contrari ma non è in grado di ricercare informazioni se non su internet. Ci siamo tutti indeficientiti, ciò che era facile un tempo è diventato difficile, ed ora si desidera ciò che pochi anni fa desiderabile non era!

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Skype, Msn, Facebook… ma c’è davvero tutto questo bisogno di comunicare?

Adesso esistono le etichette dei vini che parlano, il cellulare ci rende localizzabili in ogni momento, non ci sono più chiacchierate tra amici, o gite, o passeggiate o sedute dallo psicologo non interrotte da qualche diabolico squillo, e poi c’è Skype, Msn, Facebook… C’è Facebook!!!

Da quando esiste Facebook non c’è una sola persona, amico, conoscente o appena conosciuto, che non mi abbia chiesto il motivo per il quale io non sono iscritta. Ma il motivo è molto semplice: gli amici di scuola. Quelli, proprio quelli, io non li voglio rivedere! E poi notizie, foto, contatti resi di pubblico dominio, nell’imbarazzo di dover rifiutare la richiesta dell’amicizia di quel tipo o quella tipa che faccio sempre finta di non avere visto per strada.

E sì, perché in una piccola città come la mia, passeggiando si fanno slalom di sguardi ed espressioni inebetite per non essere costretti a salutare quella persona antipatica, o quella persona noiosa, o l’attaccabottone, l’attaccabrighe, l’autocommiserativo, lo sparapalle, la superdonna, lo sfigato o il rompico…

Insomma la globalità del villaggio è solo una presa per i fondelli, non ci è neanche più concesso di sparire senza lasciare tracce, o sognare di farlo. Lo dicevano anche gli antichi che si stava meglio quando si stava peggio!




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"Il mondo non è bello se non è criticarello"

 

 

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