Quindicinale satirico online • Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)
Li chiamano “tagliatori di teste”. No, non sono una tribù amazzonica dalle abitudini culinarie particolari, ma “gentili” signori che girano il mondo ingaggiati dalle aziende con un compito preciso: licenziare la gente. Ovviamente col sorriso. Insomma “professionisti” che nessuno vorrebbe avere sulla propria strada. Nemmeno lo stesso Jason Reitman, che a loro ha dedicato un film, il terzo nella sua carriera, “Up in the Air”, presentato allo scorso Festival di Roma (ed atteso nelle sale italiane per il 2010).
Nei panni dell’esperto “licenziatore” c’è George Clooney, che interpreta il manager Ryan Bingham che trascorre la sua vita “up in the air” tra aeroporti e camere d’albergo per andare da un capo a un altro degli Stati Uniti spinto dalla sua “missione”, quella di concludere il rapporto di lavoro tra imprese e ignari dipendenti. Salvo poi rischiare (ma non troppo) di perdere lui stesso il posto per l’avvento delle nuove tecnologie (pensate: si può licenziare la gente anche in videoconferenza) e di una nuova, giovane e ambiziosa collega (con cui non ci proverà: è la sorpresa del film).
Tra le nuvole è sicuramente uno spaccato agrodolce della crisi economica mondiale. Più agro che dolce, considerato che il film si basa su delle storie vere che il regista e i suoi collaboratori hanno raccolto per le città americane più colpite: St. Louis e Detroit.

Partenze
"Partire è un po' morire, ma morire è partire un po' troppo" (Anonimo)




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