Quindicinale satirico online   •   Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)

 

Sogno di un giovane garibaldino


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Lo Stivale Bucato pubblica una lettera alla posterità scritta centocinquant’anni fa da un garibaldino. Che forse, col senno di poi, avrebbe preferito invecchiare. È certamente il momento giusto per renderla pubblica.

 

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“Ho sognato un giorno del futuro e ho visto come sarà l’Italia tra 150 anni”

“Cari posteri dell’Italia unita. Oggi andrò in battaglia e forse morirò. Non so come sarà l’Italia del futuro. Ma questa notte ho fatto un sogno bellissimo. Ho sognato un giorno del futuro, e ho visto come sarà questo paese fra 150 anni, più o meno nel 2011.

Ho visto un cavaliere con uno scudo fiscale, un elmo di asfalto sulla testa e un sorriso posticcio alla guida del nostro popolo. Sembra una maschera, deve essere un giorno di Carnevale del 2011. Il cavaliere dice al pubblico di essere il più grande statista degli ultimi 150 anni; si, è carnevale. Deve essere uno importante lui perché attorno tutti si trattengono dal ridere. A volte si mette anche una bandana in testa, ma non ride ancora nessuno. Poi immancabilmente racconta una barzelletta raccapricciante e questo è il segnale del capo che la gente finalmente può ridere, dopo essersi tanto trattenuta prima. Che popolo. E dovete vedere come ridono attorno a lui. Di gusto.

Vedo nel sogno il cavaliere festeggiare l’unità del paese proclamando di stringere in un unico abbraccio ogni diversità a lui cara: donne bionde, brune, modelle, attrici, senza distinzione di religione di provenienza e di censo e finanche di età. In un unico abbraccio.

Nel sogno il cavaliere è circondato da donne travestite da poliziotte e infermiere. Insomma è carnevale, per forza. Nel sogno – per dirla tutta – le signorine poliziotte e infermiere poi si tolgono i loro vestiti, deve essere finito il carnevale e forse devono restituire i vestiti, chissà. Le poliziotte hanno dei manganelli e ci fanno cose che gli inventori del manganello non avevano pensato. Ma questa – chiedo scusa ai posteri – è solo una distorsione del sogno dovuta alla caponata che mi sono mangiato ieri sera e alla mancanza di donne cui siamo costretti su queste montagne.

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“Vedo il cavaliere baciare la mano ad un buffone vestito da beduino”

Me nel sogno vedo altro. C’è un tale con una camicia verde che si agita e alla fine davanti alla folla si soffia il naso nella bandiera tricolore. Forse si sta asciugando le lacrime per la commozione. È un patriota del futuro. A fianco a lui c’è un altro in camicia verde che alza un’ampollina e beve da questa una liquame rossastro mentre nell’orecchio qualcuno gli dice che non è vino nonostante il colore, è un’ampollina di acqua prelevata dal fiume Po. Chissà, con tutto il sangue che abbiamo versato per la patria forse i fiumi hanno cambiato colore.

Vedo il cavaliere che dicevo prima baciare la mano ad un buffone travestito da beduino che sembra mummificato. Dicono che sia un dittatore africano, il beduino. Simultaneamente vedo i giovani soldati italiani lontano da casa, non diversi dai ragazzi che ho visto morire copiosamente su queste montagne. Nel sogno li vedo morire giorno dopo giorno in una terra lontana per portare la democrazia. Il cavaliere intanto bacia la mano del dittatore africano. È una carnevalata anche questa. Sono buone maniere. La scena vuole rappresentare forse la democrazia che cerca di imporsi con le buone maniere. E infatti subito dopo il cavaliere si rivolge ad un gruppo di persone travestite da giornalisti e parlando di un povero soldato italiano ucciso in Afghanistan dice che non sa se questo sacrificio abbia ancora un senso. Queste parole del galante cavaliere escono dalle stesse labbra che conservano ancora gli aromi esotici della mano del dittatore beduino africano poc’anzi baciata.

È bellissimo vedere tanta sensibilità in un uomo di potere. Qui ci mandano a morire come carne da macello invece. È bello vedere che nel futuro le cose saranno diverse. Vedo nel sogno un popolo finalmente unito. Stato e regioni, regioni e comuni, governo e magistratura, sindacati e imprese che si insultano bonariamente come vecchi amiconi al bar. Addirittura vedo il ministro della Pubblica Istruzione che è del nord affermare con fierezza di essere andata fino a Reggio Calabria per prendere il titolo di avvocato. Voleva solo dimostrare a tutti che anche al sud le istituzioni sono affidabili e funzionano in modo efficiente.

Vedo anche un ospedale del futuro nel sogno. Ci sono pazienti dappertutto, anche sulle mensole. Ogni tanto passa un’infermiera e li spolvera. Questa è un’infermiera vera, non una di quelle che dicevo prima. Ci sono tanti malati in corsia che i potenti di questo paese decidono di sacrificarsi e per non appesantire ulteriormente il carico di pazienti degli ospedali italiani vanno a curarsi in una clinica privata in Svizzera, per carità. Non vogliono togliere posti agli italiani negli ospedali italiani. Un popolo solidale, che meraviglia.

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Sogno di un giovane garibaldino

Nel sogno vedo anche 22 uomini in mutande che corrono dietro ad un pallone in uno stadio gremito di gente. Ci mettono la stessa foga con cui noi abbiamo assalito l’Aspromonte. Sulle gradinate vedo decine di giovani rasati che mostrano il dito medio e uno striscione con una croce uncinata. Non conosco questa croce così particolare. Deve essere qualcosa di collegato alla croce rossa. Una sua evoluzione del futuro, chissà. Saranno volontari.

Poi quelli della croce rossa uncinata cercano di entrare in campo dove i giocatori si stanno picchiando perché uno ha sputato nell’occhio di un altro. Quello con lo sputo nell’occhio si rotola a terra. I rasati irrompono in campo, penso per soccorrere il ferito. Ma ci sono delle poliziotte che non hanno capito le loro intenzioni e cercano di fermarli. Le poliziotte non sono quelle di prima, queste sono poliziotte vere. Le poliziotte vere hanno solo dei manganelli di carnevale che fanno gnic gnic, mentre quelle di prima, quelle del carnevale che stavano col cavaliere, hanno manganelli veri e ci fanno cose che gli inventori del manganello non avevano pensato.
I rasati della croce rossa uncinata alla fine picchiano le poliziotte. I manganelli delle poliziotte fanno gnic gnic. Quelli della croce rossa uncinata hanno anche dei bisturi di 30 centimetri per interventi di pronto soccorso.

Nel sogno vedo grandi opere pubbliche. Vedo che il capo dalla testa catramata ha promesso da un bel po’ di anni la costruzione del ponte sullo stretto di Messina. Il ponte ancora non si vede e i suoi detrattori gli danno contro, ma lui dimostrerà alla faccia di tutti che il ponte è già pronto e non si vede perché è il primo ponte sommerso della storia dell’umanità, genio italico, e poi, udite, udite… sulla tratta Salerno Reggio Calabria finalmente sarà costruita un’autostrada. Mentre ora ci sono solo dei briganti che fermano i viaggiatori e chiedono un pedaggio. La cosa più grande che ha costruito quest’uomo però è una città, deve essere un’immensa città, una megalopoli, almeno stando al nome penso che di questo si tratti. Il suo nome è Tangentopoli. Dove sorga questa città non mi è ben chiaro, ma ne parlano tutti ed è chiaro che sarà la città del futuro, la modernità ventura di questo grande paese.

Insomma che dire. Il mondo del futuro che ho sognato sembra interessante. Ma non so ancora se valga la pena morire per lui”.




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