Quindicinale satirico online • Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)
DALLE INFERMIERE OLANDESI NIENTE PIÙ PRESTAZIONI SESSUALI
Negli ospedali olandesi c’è un grosso problema. Non stiamo parlando della carenza di strutture né della scarsa competenza dei medici. Stiamo parlando, bensì, delle infermiere. Che sono entrate in sciopero per 48 ore per contestare un’usanza sempre più comune per i pazienti: quella, cioè, di chiedere prestazioni sessuali durante le degenze. Il sindacato degli infermieri ha anche lanciato una campagna di sensibilizzazione (in italiano potremmo tradurla con “Mettiamoci un limite”) con l’obiettivo di spiegare ai pazienti che le prestazioni sessuali non fanno parte delle cure previste dal contratto di servizio. La vicenda più incredibile è che molte infermiere (per “senso del dovere” o chissà… forse per piacere!) hanno alleviato per anni i pazienti con piccole prestazioni sessuali: solo dopo le proteste di alcune neo-infermiere il sindacato ha deciso di muoversi e denunciare questa “oscura” pratica.
UN PUB DI MERDA
Brutta disavventura per un gruppo di turisti italiani in un pub del centro di Londra. La vicenda, a dir poco vomitevole, è avvenuta all’interno del “Fat Badger” (letteralmente, il Tasso Grasso), un locale molto famoso a Notting Hill, con divani in pelle vintage e pavimento in legno scuro; un pub segnalato addirittura dalla Guida Michelin. Tutto è iniziato quando la mascotte del locale, Wolfie (un cane di grossa taglia che vive praticamente nel pub), ha iniziato a sentirsi male di stomaco: l’animale, per farla breve, è stato colpito da un attacco di diarrea nel bel mezzo del locale. Diarrea – tengono a precisare i testimoni dell’evento – “schizzata fin sui piedi di alcuni clienti“. Inizialmente i due gestori del pub “si sono mossi con dei fogli di carta per cercare di fermare la maleodorante ‘pozza’, ma poi hanno lasciato tutto lì per altri minuti, per correre al bancone e mescere altre birre”. Passata mezz’ora la cacca – se così si può dire – era ancora lì nel bel mezzo del locale, e così il gruppo di italiani, schifato, ha deciso di chiedere il conto. E si è visto recapitare una ricevuta da ben 58 sterline (pari a circa 65 euro) per tre zuppe, consumate, e per altri piatti mai arrivati. Pur di scappare al più presto dal locale i nostri connazionali si sono trovati costretti a pagare il conto senza fiatare. “L’atteggiamento di sufficienza dei due gestori del pub ha avuto dell’incredibile e per questo – conclude il gruppo di italiani – scriveremo alla redazione della Guida Michelin per evitare che il pub venga incluso anche nell’edizione del prossimo anno”.
TETTE ENORMI AL BODY SCANNER
Va bene la sicurezza, ma essere spiati nel proprio intimo… siamo sicuri piaccia a tutti? È la domanda che in tanti ci stiamo ponendo con l’introduzione sempre più massiccia, negli aeroporti di mezzo mondo, dei body scanner, quegli apparecchi all’interno dei quali è obbligatorio transitare per essere controllati se si vogliono raggiungere mete definite “a rischio”. Apparecchi che sono in grado di guardare letteralmente sotto i vestiti delle persone e che però, secondo le forze dell’ordine, garantirebbero molta più sicurezza nei cieli di tutto il mondo. E bene, non c’è voluto molto (solo qualche settimana) prima che una passeggera denunciasse un addetto alla sicurezza. Ci troviamo all’aeroporto di Heathrow, a Londra, dove a una ragazza di 29 anni che si sottoponeva al controllo (lo Stivale è anche in grado di mostrarviuna fotografia) l’addetto alla sicurezza ha urlato attraverso il microfono del body scanner qualcosa del genere: “Ammazza che belle tette giganti!”. Probabilmente il ragazzo stava semplicemente pensando la frase ma di fronte a cotanta abbondanza non è riuscito a trattenersi e… ha parlato ad alta voce. Tant’è che la ragazza ha presentato una denuncia e ora le autorità aeroportuali hanno aperto un’inchiesta sull’accaduto. “Già ero scettica nel sottopormi al body scanner – ha raccontato la procace 29enne – ma adesso sono totalmente traumatizzata, mi sento violata nell’intimo”. Il problema dei body scanner, fanno sapere i responsabili della sicurezza, non sono le macchine, ma purtroppo gli uomini e le donne che vi stanno dietro. Fin quando non sarà possibile costruire un sistema sicuro e totalmente automatizzato, c’è da aspettarsi che scene del genere si ripetano ancora.
DETENUTO ATTACCA SECONDINI A SUON DI FLATULENZE
Alla prossima “scorreggia” scatterà un provvedimento disciplinare. Parola delle autorità carcerarie del penitenziario di Kirseberg, a Malmo in Svezia, dove un detenuto 21enne è ricorso forse all’unica arma in suo possesso, quella della flatulenza, per esprimere il suo dissenso nei confronti dei secondini. Se in un primo momento le guardie hanno attribuito i suoi frequenti “concerti maleodoranti” ad un problema fisico o di alimentazione (troppe minestre a base di fagioli?), successivamente – si legge in una nota – hanno compreso che “il giovane detenuto orchestrava in realtà dei veri e propri ‘attacchi programmati’ contro lo staff del penitenziario”. Sapete, richiamato all’ordine dal direttore del carcere, come si è difeso il 21enne scureggione? “È tutto rumore, ma non fanno puzza“.
MAFIOSO TAIWANESE DONA IL SUO PATRIMONIO IN BENEFICENZA
Non tutto il male viene per nuocere. A Taiwan, la famiglia di un importante boss della mala ha donato ben 60 milioni di dollari taiwanesi (circa 1,4 milioni di euro) in beneficenza per assecondare le ultime volontà del capostipite. Lee Chao-hsiung, questo il nome dell’anziano boss, è morto di cancro qualche giorno fa all’età di 73 anni; il denaro, secondo quanto riferisce il quotidiano “Apple Daily”, è stato donato a un’associazione che aiuta i disabili, a un’altra che aiuta le famiglie a basso reddito e alle quattro maggiori organizzazioni religiose della città di Taichung. Si calcola che oltre mille persone abbiano goduto della speciale eredità lasciata dal boss, anche se in realtà – spiegano le autorità – si tratta per la maggior parte di soldi sporchi, provenienti dal mercato del racket e della droga.
Memorie
"Ricordo bene il mio primo rapporto sessuale. Ho ancora la fattura" (Groucho Marx)




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