Quindicinale satirico online   •   Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)

 

Un lucchetto al Becco


Il viaggio de lo Stivale Bucato nella storia della satira italiana inizia con il… Becco Giallo! Settimanale satirico che, in pieno Fascismo, sfidò apertamente il regime di Mussolini. Oggi, invece…

 

becco giallo 1 thumb Un lucchetto al Becco

La redazione del Becco Giallo cerca – disperata – una vignetta non sequestrabile

Nel 2010 la satira arranca. Sarà forse perché Papi e Papa, Papini e Anti-Papini non amano essere sbeffeggiati. In Italia la satira è così osteggiata, emarginata e liquidata come “poco seria” (tanto è satira! o no?).

A proposito di satira… avete sentito l’ultima di Berlusconi? Sequestro del giornale e diffida per gli autori di notizie false o, anche vere, ma offensive per premier, Papa e istituzioni dello Stato.

Vi suona assurdo? Beh, è una bufala. Ma è una bufala verosimile. È esattamente ciò che prevedeva nel 1924 un decreto legge voluto da Mussolini: sequestro e diffida del “gerente responsabile” in caso di pubblicazione di notizie false, o che istigassero alla violazione della legge o offensive per re, Papa e istituzioni dello Stato; sequestro e diffida potevano incorrere – specificava una circolare del ministro dell’Interno Luigi Federzoni – anche se la notizia incriminata risultasse vera.

Altro che “editti bulgari”! Meno male che Silvio c’è (e Mussolini è morto)! Eppure… durante il Fascismo venivano pubblicati interi giornali tutti dedicati alla satira. Prendiamo la macchina del tempo ed entriamo, ad esempio, nella redazione del Becco Giallo.

becco giallo 2 thumb Un lucchetto al Becco

Vignetta del Becco Giallo. Il re Vittorio Emanuele III all’ombra del Littorio-forca

La redazione è riunita in una stanza. C’è chi raccoglie tutte le proprie forze e pensa. C’è chi si gratta la testa. Intanto un piccolo uccello nero, un corvo, è posato su una scrivania e un lucchetto fascistissimo gli chiude il becco. I giornalisti sono disperati perché cercano una vignetta satirica che possa “passare”. Una vignetta non sequestrabile.

Il Becco Giallo sfidò apertamente il regime del “giornalista” Mussolini (Benito Mussolini era un giornalista, era anche stato direttore del quotidiano socialista l’Avanti! e aveva fondato nel 1914 Il Popolo d’Italia). Il Becco Giallo cercò strenuamente di forzare, di scassinare il lucchetto-fascistissimo.

Il settimanale satirico era stato fondato nel gennaio 1924 da Alberto Giannini. L’esordio, con un editoriale dall’ironica contraddittorietà, fu tutto un “non-programma”:

“Noi siamo per il fascismo: per questa meravigliosa forza che, scaturita dalle millenarie propaggini dell’immortale razza italica, è apparsa in camicia nera nei chiari cieli d’Italia apportatrice di salvezza […] E appoggiamo, perciò, con tutte le nostre energie l’opposizione la quale al regime fascista di dittatoriale violenza che ha invertito tutti i valori morali e col terrorismo ha asservito l’Italia ad una banda di predoni […]”.

All’insegna di queste sue sarcastiche contraddizioni, il Becco Giallo si collocò alla testa dei giornali d’opposizione e in pochi mesi la tiratura passò da 50 mila a 450 mila copie. Avete capito bene: 450 mila copie! Per farvi un’idea considerate che oggi un settimanale di informazione come l’Espresso ha una tiratura media inferiore, di circa 445 mila copie (fonte Prima Comunicazione luglio 2009).

Le forsennate reazioni delle camicie nere non si fecero attendere. I sequestri si infittirono e furono allestiti falò pubblici – dimostrativi, per dare il “buon” esempio – con le copie del settimanale scomodo. Giannini divenne ripetutamente oggetto di minacce e violenze; i fascisti attaccarono la redazione e l’abitazione privata dello stesso direttore.

becco giallo 3 thumb Un lucchetto al Becco

Un particolare della vignetta del Becco Giallo

A due anni dalla nascita, nel gennaio del 1926, il Becco Giallo fu soppresso. Aveva vinto il lucchetto. La creatura di Giannini depose il “grimaldello” e volò in nidi più liberi, in Francia, dove il “nuovo” Becco giallo vivrà da “prescritto” per altri sette anni. Inviato clandestinamente in Italia con i mezzi e con i trucchi più vari, in avventurosi e rischiosi abbonamenti, il Becco ammoniva la Nazione: “Chi, non essendo un complice o un profittatore del fascismo, non diffonde il Becco Giallo – scriveva Giannini nell’editoriale del primo numero fuoriuscito, nell’agosto 1927 – le sue notizie e i suoi commenti, tradisce la sua coscienza e il suo dovere”, perché abbattere il fascismo equivale a “riscattare l’Italia da una situazione di rovina e di vergogna”.

E per Giannini – come si vede in una vignetta risalente proprio agli anni francesi – il re Vittorio Emanuele III, e con lui tutta l’Italia, era legato al Littorio. Era costretto a vivere all’ombra del Littorio. Un’ombra che, a ben guardarla, sembra proprio una forca, pronta per il suicidio.

Oggi il Becco Giallo non esiste. Nel 2010 in Italia non esistono giornali di satira distribuiti su tutto il territorio nazionale (se si escludono le riviste web e l’eccezione, tutta livornese, del mitico Vernacoliere). E meno male che… la satira sarebbe un diritto costituzionalmente riconosciuto, tutelato dall’articolo 21 della Costituzione, considerato dalla Corte Costituzionale una “pietra angolare dell’ordine democratico” (sent. 84/69). Ha proprio ragione Silvio: tutti comunisti i giudici di questa dannata Corte Costituzionale!!!




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