Quindicinale satirico online • Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)
“Eravamo fermi sui gradini del portone di Montecitorio quando arrivò, fermandosi davanti all’entrata, una grossa macchina blu. L’autista rapidamente, corse a spalancare la portiera posteriore di destra. Non ne scese nessuno. Era Sandro Bondi”.
ARIDATECE FORTEBRACCIO!!! Il corsivo che avete letto è un omaggio alla satira acuta, schierata e cattivella di Mario Melloni, in arte Fortebraccio, che negli anni Settanta punzecchiava così i vari Nicolazzi (segretario del Psdi), Tanassi (segretario del partito socialdemocratico e ministro in vari governi Dc) e Forlani (democristiano e presidente del Consiglio allo scoppiare dello scandalo P2) sulle prime pagine del quotidiano l’Unità.
Oggi basta cambiare il nome del LORSIGNORE di turno e… il gioco è fatto. La satira di Fortebraccio è viva e attuale dopo quarant’anni. Non ci credete?
“Quando Amleto avanza sulla scena per recitare il famoso monologo e dice “Essere… o non essere?”, nella pausa fra le due alternative pensa a Gasparri”.
“Berlusconi? Una fronte inutilmente spaziosa”.
Casini dice: “Siamo aperti a discutere”; e noi: “Discutiamo pure, ma i democristiani invece che aperti li preferiamo chiusi: almeno non esce aria”.
E ancora: un’ultima frecciatina all’uomo del momento e alla sua padana intelligenza. “Renzo Bossi considera il pensiero una prerogativa disdicevole. Se al ristorante qualche volta non glielo avessero temerariamente proposto al burro, Bossi jr. sarebbe passato attraverso la vita ignorando che esiste il cervello.
I colpi di Fortebraccio non sono buffetti, né colpi di spillo. Fanno male sul serio, sono dati senza “fair play”, a volte con molta cattiveria verso quelli che lui chiama LORSIGNORI. I suoi bersagli preferiti erano gli uomini di governo, i dirigenti della Dc, del partito socialdemocratico, dei liberali, dei repubblicani, i fascisti missini, i colleghi giornalisti, i magistrati pronti a condannare i deboli, i ladri di regime, gli sciocchi, i capitalisti rampanti e nullafacenti, la borghesia scroccona, i petrolieri e gli speculatori. Tutti questi erano – e sono! – i LORSIGNORI. Una specie di insulto divenuto, poi, un comunissimo modo di dire e di definire un mondo e un modo di fare.
Il corsivo di Fortebraccio era un appuntamento fisso per centinaia di migliaia di lettori. Era la prima cosa che anche gli avversari politici correvano a leggere di prima mattina. Si sussurra che perfino Papa Paolo VI li leggesse appena alzato.
Oggi in Italia manca un Fortebraccio. Manca un “giornalista per élites”, come lui stesso amava definirsi, che “scriva per i metalmeccanici” e che si scagli contro tutti i LORSIGNORI che rovinano il Belpaese.
Passato
"Stai attento quando fai un tuffo nel passato. Là, spesso, mancava l'acqua" (Lino Giusti)




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