Quindicinale satirico online • Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)
Una parodia liberamente ispirata alla favola di “Biancaneve e i sette nani”
Arrapatazzo, seppur piccolissimo, dava già preoccupanti segni di squilibrio. Ai giocattoli per bambini preferiva le bambole gonfiabili. Rubava la biancheria e le tangenti della regina Bettina.
Palpava in continuazione il culo della cameriera Emilia. La regina lo rimproverava ogni giorno. Lo metteva in ginocchio su assegni scoperti e lo costringeva a vestire con abiti comprati alla Upim.
- La vuoi smettere? Certe cose non si fanno, sei un bambino cattivo…
Ma lui, prontamente, la zittiva.
- Taci tu. Io sarò pure un bambino, ma almeno non sono una donna!
La regina Bettina era davvero preoccupata. Il medico le aveva detto che Arrapatazzo soffriva di una gravissima e incurabile malattia: la fregnite. Il bambino, in pratica, non riusciva a togliersi la fregna dalla testa… era perseguitato.
La regina, disperata, si rivolse a un killer di professione, il temibile Franceschini.
- Vai nel bosco e uccidilo, non posso più sopportare questa terribile onta…
Franceschini legò Arrapatazzo e lo portò con sé nel bosco. Lì, però, fu colto all’improvviso dalla sindrome amletico-scissionista del Piddì.
- Lo ammazzo con il fucile o con la pistola? O forse è meglio un pugnale? Lo ammazzo con la mano sinistra… o con quella destra? Gli taglio il cosino o…
Mentre il dubbio amletico-scissionista consumava il povero Franceschini, Arrapatazzo si slegò e, senza che il killer se ne accorgesse, gli rubò armi, soldi e voti scappando a gambe levate.
Nel bosco Arrapatazzo scovò una casetta.
- “È permesso?” chiese, entrando.
Le proprietarie erano le sette Fregne del bosco: Fresca, Calda, Pelosa, Depilata, Sfondata, Centoaora e Ugo. “Sono Arrapatazzo”, si presentò allora il principino con la bava alla bocca e il cosino in tiro. Le sette fregne, commosse dalla sua triste storia e dalla malattia che perseguitava Arrapatazzo dalla nascita, lo invitarono a rimanere a vivere con loro.
Un giorno, però, la regina, interrogando il televisore magico, scoprì che Arrapatazzo era ancora vivo.
- Tivvù, tivvù delle mie brame, chi è il più arrapato del reame?
Sullo schermo apparve Minzolini.
- Mia regina, chi non lo sa? È suo figlio, Arrapatazzo, ma chiunque si farà… nessun telegiornale ne parlerà!
Allora la regina, grazie a un filtro magico, si trasformò in una fanciulla e si avvelenò la fregna. Poi si recò nel bosco e si offrì ad Arrapatazzo: “Coraggio, ti faccio lo sconto!”. Non appena il principino inzuppò il cosino nella fregna avvelenata, cadde in un sonno profondo.
Intanto, mentre la regina si rifugiava in Tunisia, le sette fregne si disperavano. Fresca, la più giovane, era bagnata dalle lacrime. Calda era così turbata che vibrava. Pelosa si strappava i peli dalla disperazione e Depilata li raccoglieva, che non si sa mai. Sfondata sentiva un vuoto dentro di sé e Centoaora lo sentiva nel portafoglio. Ugo… beh, Ugo si leccava le dita per non godere solo a metà.
A quel punto, mentre le sette fregne si avvicinarono ad Arrapatazzo per un ultimo saluto orale, notarono – meravigliate! – che il cosino era ancora in tiro.
– Sono vivo e sono tutto vostro!
Disse il principino alzandosi di scatto.
- Sono i vantaggi di averlo così piccolo da non raggiungere il veleno. Ora che Bettina è in esilio, erediterò io il trono e voi non dovrete più lavorare nel bosco!
“Andiam, andiam, andiam a lavorar”, canticchiavano ora contente le sette fregne mentre si dirigevano in fila indiana verso Villa CertOrgia.
E vissero tutti felici e bagnati.
Riflessioni
"Basta con i piaceri della carne! Facciamo godere anche le verdure!" (Bagatto)




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