Quindicinale satirico online • Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)
Leggi la ventesima puntata di “Comicodissea nello Spazio”
Cari amici, sull’astronave dove siamo reclusi sono saliti dei personaggi nuovi. Sono funzionari alieni originari del pianeta Nemesis che ci hanno preso in consegna. Parlare con i nemesiani non è difficile. I nemesiani conoscono anche la nostra lingua, ma ci ascoltano solo a condizione che non parliamo più di bunga bunga perché ormai a forza di sentirne parlare hanno le palle frantumate.
Per prima cosa abbiamo cercato di stabilire con loro da quanto tempo abbiamo lasciato la Terra. Abbiamo provato a misurare il tempo in anni luce, ma ormai nel cosmo l’unica unità di tempo usata sono le puntate di Beautiful. Per intenderci, la luce per arrivare fino a voi impiega un tempo pari a un milione di puntate di Beautiful circa. Insomma siamo nel futuro rispetto a voi e tutto quello che posso dirvi sul futuro è che Ridge sta bene, ormai si è trombato tutti, e ricomincia il giro.
Lo so vorreste sapere qualcosa sul vostro futuro. Tipo le previsioni dei Maya e cose del genere. Per intenderci i nemesiani mi informano che i Maya si sono pronunciati sulla data della fine del mondo con una certa sicurezza, ma non hanno osato pronunciarsi sulla fine di Beautiful. Per inciso vengo sapere che i Maya sono scomparsi dalla Terra molto tempo fa ma solo per trasferirsi in massa sul pianeta Solaris, una spiaggia caraibica dove sorseggiano bevande fresche all’ombra di piante tropicali in un Club Mediterranée. Tutto questo in attesa di vedere se le loro profezie sono esatte. Ogni tanto sacrificano sull’altare qualche animatore per non perdere le buone tradizioni, poco male.
Adesso viene però la cosa interessante. Mentre il nemesiano ci parla i suoi muscoli facciali si contraggono e assume le sembianze di Piero Angela. Infatti i nemesiani hanno una pelle molto elastica, e soprattutto dispongono di poteri mentali che usano per pescare nel cervello dei loro interlocutori delle immagini mentali vaganti e subito dopo assumono le fattezze di queste immagini mentali. Lo fanno per mettere a loro agio i loro ospiti. È una forma di cortesia molto apprezzata in tutto l’universo. Per farvi un esempio ho appena chiesto ai miei carcerieri di essere liberato e il nemesiano ha assunto l’aspetto della Bocassini. Deve aver catturato questa immagine mentale vagante nel mio cervello. La Bocassini ci spiega che per essere riportati indietro dobbiamo inoltrare una domanda di grazia.
Ok prendo un foglio e compilo frettolosamente la domanda di grazia. Il nemesiano prende la domanda e la sua faccia si trasforma in quella di Beppe Grillo, chissà perché. Deve aver catturato un’altra mia immagine mentale. La faccia dell’alieno Grillo è tutta sudata, incazzata, con le vene del collo che gli si gonfiano, mentre mi urla sotto il naso che la mia domanda di grazia è una vergogna, perchè per fabbricare la carta su cui è scritta è stato abbattuto un albero in amazzonia, che cadendo ha ucciso l’ultimo aborigeno che nella catena alimentare costituiva il nutrimento dell’ultima tribù di cannibali che a loro volta dovranno diventare vegetariani e quindi, potendo mangiare solo verdure, divoreranno l’ultimo polmone verde del pianeta, provocando lo scioglimento dell’ultimo ghiacciaio. Domanda respinta.
Temo che le immagini sul suo volto, ahimè, siano lo specchio della mia mente, lo specchio di quello che sono diventato, ovvero un misero esponente dell’ultimo gradino evolutivo della specie Homo Sapiens: l’Homo Catodicus. Il nemesiano ora mi guarda negli occhi e dice di aver saputo che io conservo, infilato nei miei pantaloni, un oggetto terrestre molto interessante e lui ha il dovere di capire di cosa si tratta. Mentre lo chiede il suo viso è cambiato e ha assunto la fisionomia bonaria dell’ispettore Derrick con il labbro floscio e le palle degli occhi sporgenti, che sembrano implorare una confessione.
Dovete sapere che nei miei pantaloni porto sempre con me la copia di un prezioso libro del grande scrittore di fantascienza Kilgore Trout, edizione Urania. Non me ne separo mai. Senza attendere oltre, il funzionario mi infila la mano dentro i pantaloni per estrarre l’oggetto in questione. Il funzionario ora – non so perché – forse per vincere la mia resistenza ha assunto la fisionomia di una perfetta replica di Monica Bellucci, in assetto da calendario. Confesso che ogni tanto sogno Monica Bellucci mentre compie gesti del genere. E’ una cosa banale, lo so. Di solito quando si fanno questi sogni sul più bello ci si sveglia, ma a me succede che arriva Vincent Cassel con la sua faccia da gangster. E credetemi, è peggio.
E infatti puntualmente il funzionario ha assunto le sembianze di Vincent Cassel e alla fine estrae l’oggetto in questione. Sostengo il suo sguardo con aria di sfida e gli rispondo che quell’oggetto è solo un libro, un libro del maestro Kilgore Trout, certo. Non si legge molto dalle vostre parti, vero? Gli chiedo. Mi chiede cos’è un libro. Ora, però, con la faccia della Gelmini. Questo oggetto ha una potere immenso tutto racchiuso in quelle macchioline nere che contiene. Tante piccole formiche legionarie che ti entrano marciando nella testa, con un ordine e una disciplina straordinaria, e si mettono in cerca dei neuroni. La maggior parte dei neuroni ha in mano un telecomando, ma ogni tanto c’è un neurone solitario. Se lo scovano, allora comincia la danza. Difficile da spiegare.
A quel punto possono prendere forma mondi possibili e impossibili, anche viaggi nello spazio e balordi funzionari alieni. E’ un piccolo grande prodigio dei terrestri.
Non ha capito granchè – il funzionario nemesiano – ma ha capito che ci tengo a quell’oggetto e mentre stringe in mano il libro che mi ha sottratto il suo viso è diventato quello del mio piccolo cocker di un tempo (Jap), ormai defunto. Sul viso vedo la stessa espressione soddisfatta di quando mi fissava da sotto il letto con i miei calzini fra i denti.
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