Quindicinale satirico online • Anno V, numero 17 (20 dicembre 2011)
Che però non è arrivato secondo e nemmeno terzo
Marcello di Viareggio, detto il Cittì, era nato in una panchina al freddo e al gelo, scaldato solo dall’alito di Gattuso e Quagliarella.
In quei giorni Marcello si recò in Sudafrica per opera dello Spirito Azzurro, potentissimo alcolico trangugiato da Abete, da Pino e da tutta la Foresta Italiana Giuoco Calcio (FIGC).
Marcello chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse undici, ai quali diede il nome di Scarsi: “In verità, in verità vi dico: meglio essere eliminati che avere tra i piedi Antonio detto il Barese”.
Gli 11 Scarsi sarebbero stati 12 se Marcello non avesse deciso di abbandonare in un negozio di telefonia Francesco detto il Pupone: “In verità, in verità vi dico: sarebbe stata troppo cara la bolletta”.
Gli 11 Scarsi erano come pecore senza pallone. Il Cittì si mise compassione e fu così che provò il miracolo della moltiplicazione dei punti e dei gol.
Il miracolo non riuscì e tutti incolparono la Maddalena. Fu Vincenzo detto Piede di Legno che condusse la peccatrice a Marcello. Il Cittì non si scompose. Le diede un Montolivo in segno di pace e disse in tono severo ai suoi Scarsi: “Chi non l’ha mai presa, scagli la prima pietra”.
Triste destino per la Maddalena, che morì sul colpo a causa di un fraintendimento. Nessuno, infatti, durante la partita l’aveva mai presa… la palla.
Gli Scarsi ascoltavano attentamente il verbo di Marcello, ma non azzeccavano un congiuntivo.
Gli Scarsi mettevano in pratica con costanza gli insegnamenti del Cittì. “Lasciate che i palloni vengano a me”, ripeteva il discepolo Federico detto Guanto Bucato. E tutti i palloni, purtroppo, vennero a lui.
Un giorno Marcello fu permeato dallo Spirito Azzurro e capì che i Paraguai non si potevano più evitare: “Prima che Pirlo giochi, ce le suoneranno tre volte”.
Il Cittì aveva ragione e fu proprio lo Scarso prediletto, Fabio detto AdDubai (se il Fiato non ce l’hai), a baciarlo con passione negli spogliatoi, inchiodandolo così sulla panchina degli accusati.
L’arbitro Ponzio Collina Pelato si lavò le mani prima di estrarre il cartellino e Marcello invocò: “Mio culo, mio culo, perché mi hai abbandonato?”. Pare che con “mio culo” non si riferisse al discepolo Fabio.
Marcello fu crocifisso tra i Ladroni di stipendio ma, secondo i Sacri Contratti, resusciterà al quarto anno… in tempo per i prossimi Mondiali.
Marcello, dopo essere resuscitato, cenerà un’ultima volta con i suoi 11 Scarsi, spezzerà il pane e ci spalmerà la Nutella.
Politica
"Raccontare agli stranieri la politica italiana non è facile, bisogna cercare di non ridere" (Alberto Ronchey)




(media: 5,00 su 5)



(media: 5,00 su 5)



(media: 5,00 su 5)



(media: 5,00 su 5)



(media: 5,00 su 5)© 2007-2011 lo Stivale Bucato • Registrazione tribunale di Roma n. 64/2007 del 2 marzo 2007 • Disclaimer e gerenza